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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
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Parte Terza — Italia Centrale
Mandamento di MOFTECAROTTO (comprende 6 Comuni, con una popolazione di 11,172 abitanti).
Montecarotto (2827 ab.). — Terra situata sopra un colle, in deliziosa posizione, a 370 metri dal livello del mare. La tradizione vuole che Montecarotto fosse più antico di Jesi. Certo è che nel medioevo era assai forte, come lo attestano gli avanzi della torre che difendeva l'abitato e le molte v ie sotterranee che tuttora redolisi. Lo storico di Jesi, Balilassini, scrive che Montecarotto avrebbe dovuto chiamarsi Monte Carrotto, perchè il paese ha la forma di nn grande carro; anzi aggiunge che anticamente aveva per insegna un carro pieno di spighe, in sogno di abbondanza. Prima era soggetto al Comune di Jesi.
Ha molti e buoni fabbricati, cinti dì mura, ed una bella chiesa è la collegiata della SS. Annunziata, in cui conservansi: una tela rappresentante YEcce Uomo, attribuita al Guercino, ed una statua di Cristo risorto, con Angeli e Serafini, di autore tedesco, tranne i Putti copiati dal Fiammingo.
Straordinaria è la fertilità di questo territorio, irrigato dal fiume Esino, e vi abbondano perciò i cereali, la canapa, i lini e vino squisito. Vi sono anche buoni pascoli.
Coli, elett. Fabriano — Dioc, Jesi —¦ P e T. locali, Str. ferr. a Castelplanio.
Castelplanio (2507 ab.). — Cenni storici. Dicesi originato dalle rovine della città Platino, dal qua] popolo sarebbero stati eretti altri vicini centri. Castel Planio o Castel del Piano fu già soggetto al Comune di Jesi. Il Colucci, nelle Antichità Picene, tomo ìv, p. 115, tratta dell'antica città PUnina, l'iuuiua o l'ionio e dice che sorse nello vicinanze del fiume F.sio, presso l'abbazia di Sant'Apollinare e nei territori di Monte Iloberto e Castel l'ellino. Distrutta la città in seguito alle irruzioni barbariche, i superstiti abitanti, passato l'Esilio, fabbricarono un castello che fu detto Piatto, rovinato poi del tutto nei bassi tempi. Sempre secondo il Colucci. la città (li Planio avrebbe goduto la libertà, come le altre colonie e iinniiripii, prima del consolato di P. Sempronio e di Appio Claudio. La rovina sarebbe avvenuta nel 404. per opera di Alarico, o nel 451 per \ttila, o per Gcnierico re dei Vandali, nel 155, o meglio nel 555 per opera dei Visigoti, li nuovo castello di l'ianio, dopo di avere nell'età di mezzo resistito agli assalti di Francesco Sforza e del duca di Milano, nemici di papa Eugenio IV, dovè cedi re, nel 1133, a forze maggiori. Ala poi che il Piccinino e Alfonso di Aragona ebbero prese le difese di Fugenio IV, Castelplanio fu tolto allo Sforza, nel 111-3, e fu messo a ferro e fuoco, con l'eccidio della maggior parte degli abitanti. Quelli elio scamparono a si immane disastro, rifugiatisi su di una collina, lungi due miglia, ©liticarono un castello, pure col nome di Planio, che è appunto l'odierna Terra. Memori gli abitanti dì Ile passate vicende, per difendere maggiamente la rocca, costruirono nuove duplicate mura con rivellino a levante ed un robusto torrione dalla parte degli \ pennini; fecero acquisto di armi e stipendiarono soldati. Devoto alla Chiesa, meritò il paeselli innalzare nel proprio stemma il vessillo della Chiesa ed il sigillo fu composto, come pure lo stemma, di una rocca di argento, merlata, in campi rosso ed in mezzo un leone d'oro, coronato e rampante, con sopra il gonfalone della Chiesa con lo chiavi incrociate e Castelplanio fece omaggio a Jesi del pallio annuale, quale oblazione a San Floriano, secondo la prestazioni ordinata da Sisto V. Nel 1150 Jesi e Casti Iplanio strinsero e confermarono alleanza.
Il paese sorge su di un colle da cui godesi l'amena vista degli Apeuniui e dell'ubertosa pianura bagnata dall'Esilio. Protettori del luogo sono San Giacomo apostolo e San Sebastiano. La chiesa di San Giacomo è parrocchiale e fu ampliata e restaurata dal cardinale Borghese, poi papa Paolo V.
L'antica chiesa di San Benedetto, ove esisteva l'antica parrocchia, esercitata fuori del castello dai monaci benedettini, passò poi in potere dei vescovi di Jesi, sotto