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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   f
   Mandamenti e Gomitili del Circondario di Ancona 73
   I
   incaricato nel 1527 dal Consiglio generale di Jesi di radunare 10,000 soldati e di assumerne il comando per la difesa di quella città contro l'esercito di Sciarra Colonna che già si era impadronito della vicina Camerino e minacciava di muovere contro di essa; Giovanni Antonio Benvenuti, dal 1793 al 1799 rappresentante la S. Sede presso la Corte di Russia e nella incoronazione di Alessandro I a Mosca: creato cardinale nel 1826, fu poscia vescovo a Qsimo e Cingoli. Nella elezione del papa Pio IX andò in ballottaggio col Mastiti, il quale lo vinse per un sol voto. Ebbe anche l'incarico di reprimere il brigantaggio nel territorio di Frosinoiie.
   Colt elett. e Dioc. Senigallia — P2 e T. lucali, Str. ferr. a Jesi.
   Camerata Picena (910 ab.). — La terra serba funesti segni delle guerre del medioevo e del furore delle fazioni. Nel 1400 venne smantellata, di notte tempo, dal popolo di Jesi, perchè era occupata da quelli di Ancona, tra cui era accanita guerra. Restò allora interamente disabitata; ina in progresso di tempo fu rifabbricata dagli abitanti di Genga, dietro l'assenso degli Anconitani che, a tale uopo, somministrarono una certa somma di danaro.
   Trovasi presso la sponda destra dell'Esilio, su di un colle, e l'abitato è racchiuso da una cinta circolare di fortissime mura, con piccolo borgo. Prodotti del suolo sono i cereali, i legumi, il vino, l'olio, i gelsi ed il tabacco. Vi si allevano ì bachi da seta, e vi è un molino con una rinomata fabbrica di paste da minestra ed una cartiera a macchina, che dà lavoro a molti operai.
   Coli, elett. Jesi — Dioc. Ancona — P3, T. e Str. ferr. a Cliiaravalle,
   Castelbellino (1008 ab.). — Cenni storici. Lo storico jesino Grizio dice che il suo vero nome fu (Tibetano, dal nome della fazione ghibellina che lo edificò o signoreggiò. Vuoisi formato, secondo altri, dagli abitanti scampati dalla città Plenina o Phinio, allorché venne atterrata durante le incursioni barbariche. Il lìaldassini, nelle storie jesine, scrisse che il castello fu denominato Bellino perchè essendovisi rifugiati i cittadini ili Jesi, inseguiti dai Goti e dai Vandali, questi, stante la vantaggiosa posizione del luogo, furono vinti dagli Jesini.
   L'abitato, posto ai piedi di ridenti colline, presso la riva destra del fiume Esino, conta pochi, ma buoni fabbricati, cinti da mura e con borgo.
   Il territorio è fertile di cereali, vino ed olio.
   Coli, elett. e Dioc. Jesi -— P2 locale, T. a Cupramontana, Str. ferr. a Jesi.
   Cupramontana (4822 ab.). — Cenni storici. Da pochi anni il Connine è così stato denominato dall'antica città picena che sorse nel suo territorio; mentre nell'età di mezzo sino ai dì nostri, fu appellato Massaccio.
   I Cuprenses, denominati Montani, per distinguerli dagli abitanti di Cupra Marittima, di cui a suo luogo diremo, trovansi ricordati da Plinio (ni, 13, 111) e da Tolomeo (KoutM, M'!.wv<) (ni, 1, 52). Del resto, l'ubicazione di Cupra Montana, a Massaccio, è resa certa dalla scoperta di antiche iscrizioni, in cui sono appunto ricordati i Cuprenses Montani, iscrizioni tornate a luce a Massaccio nella prima metà del secolo XVIII (cfr. Corpus Inscript. latin., ìx, p. 543). E volgare e ridicola opinione di alcuni scrittori, che Massaccio fosse stata l'antica Massaura distrutta dai soldati di Cornelio Siila.
   II Baldassini narra che Massaccio poteva ben dirsi l'antemurale di Jesi, essendo situato verso mezzodì e prossimo alla montagna: quindi il Comune di Jesi, per propria sicurezza, vi aveva edificata una rocca (il Cassero) ed a proprie spese vi manteneva un castellano, un capitano, ufficiali e milizia. Frate Monreale, cavaliere gerosolimitano, insieme a Francesco degli Ordelaffi espugnò il castello l'anno 1354, con una compagnia di venturieri francesi e tedeschi, dietro provocazione di Galeotto de' Malatesta. Nel 1416, Braccio Fortebraccio, che avevalo occupato, lo restituì. Nel 1426 Massaccio, insieme