Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino', Gustavo Strafforello
Pagina (73/423) Pagina
Pagina (73/423)
La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Ancona Ascoli Piceno Macerata Pesaro e Urbino
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 415
Mandamenti e Gomitili del Circondario di Ancona
73
Innocenzo VI da Avignone mandò allora in Italia ilcelebre cardinale-legato Albornoz, nel 1355, e Jesi fu, con altre città di nuovo ricuperata alla Chiesa, dopo un'espugnazione che vi fece il capitano Blasco, nipote dello stesso Albornoz. Sotto Bonifacio IX Filippo Simonetta, uomo di grandissimi averi, si guadagnò l'affetto del popolo, il quale gii affidò il governo di Jesi ed ebbe dal papa il titolo di vicario. Lo stesso Bonifacio IX fece i Simonetti vicari anche di Serra San Qunico e della Rocca d'Aquila. Ben presto però i cittadini si accorsero come il governo di Simonetta degenerava in tirannide. Nel 1408 fu scomunicato da Gregorio XII e gli Jesini, prese le armi, lo cacciarono dalla città unitamente alla sua famiglia. Il governo fu allora dato, con beneplacito del papa, a Galeotto Malatesta, cui successe il tiglio Malatesta e morto questi senza successione, la signoria tornò in pieno potere della Chiesa sotto Martino V. Poco innanzi questo tempo, nel 1401, Jesi fu difesa dalle genti di Ladislao re di Napoli e da Braccio For-tebraccio. Nel 1411, non lungi dalla città, presso le sponde del fiume, fu ritrovato il corpo di San Floriano, martire sotto Diocleziano. Il sacro corpo fu con molta solennità riposto sotto l'aitar maggiore della chiesa di San Giorgio, la quale, colla contigua piazza, prese dipoi il nome di San Floriano. Il santo fu proclamato protettore di Jesi, alla quale tutti i castelli soggetti portavano il
4 maggio, giorno della festa del santo, un pallio in segno di vassallaggio, rinnovando il giuraménto di fedeltà. Martino V, dietro consiglio di Francesco Sforza, si pacificò con Braccio e a lui, figli e nipoti concesse Jesi ed altre città. A Jesi Braccio lasciò come governatore Giacomo degli Arcipreti della Staffa, perugino, suo capitano. Ma il governo dei vicari riusciva nocivo alla città, essendo dispotico e quasi tirannico : laonde gli Jesini inviarono ambasciatori a Martino V, nel 1422, implorando che venisse demolita la rocca, ove le violenze ed altri arbitrii si escogitavano, e che si cangiasse la forma di governo. Il papa, con Breve dato da Gallicano ai 4 giugno, permise che la rocca fosse abbattuta: quanto alla rimozione dei vicari avrebbe poi provveduto.
Aumentava intanto il numero dei Fraticelli protetti dai Ghibellini e si avanzarono anche nel territorio jesino e posero sede a Majolati, Massaccio e in altri luoghi.
Martino V spedì allora commissario a Jesi il francescano beato Giacomo della Marca, che si mise a predicare contro la setta dei Fraticelli e nella chiesa di San Giacomo, dell'ospedale jesino, fondò la Compagnia del Buon Gesù.
Nel 1433 Jesi fu occupata da Francesco Sforza insieme ad altre terre del contado
Fig. 20. — Jesi: Porla Valle («la fotografia Carloni).