Mandamenti e Comuni ilei Circondario di Brescia
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dominio di San Marco fino all'Adda ed al Po e mise allora per la prima volta in uso il suo trovato, di fortificare il campo con un doppio recinto di carri, sopra ognuno dei quali stavano tre balestrieri. Dopo alcuni piccoli fatti e dopo la presa di alcune terre il Carmagnola s'accampò sotto il castello di Maclodio, difeso dalle truppe di Filippo Maria Visconti.
< Comandavano — scrive lo stesso Manzoni nelle illustrazioni storielle intorno alla sua famosa tragedia — nel campo del duca quattro insigni condottieri: Angelo della Pergola, Guido Torello, Francesco Sforza e Nicolò Piccinino. Essendo nata discordia fra di loro, il giovine Filippo vi mandò con pieni poteri Carlo Malatesta, pesarese, di nobilissima famiglia; ma, dice il Bigli, alla nobiltà mancava l'ingegno. Questo storico osserva che il supremo comando dato al Malatesta non bastò a levar di mezzo le rivalità dei condottieri; mentre nel campo veneto a nessuno ripugnava d'ubbidire al Carmagnola, benché avesse sotto dieci condottieri celebri e principi, come Giovan Francesco Gonzaga signore di Mantova, Antonio Manfredi di Faenza e Giovanni Varano di Camerino.
« Il Carmagnola seppe conoscere il carattere del generale nemico e cavarne profitto. Attaccò Maclodio, in vicinanza del quale era il campo ducliesco. I due eserciti si trovavano divisi da un terreno paludoso, in mezzo al quale passava una strada elevata a guisa d'argine e tra le paludi s'alzavano qua e là delle macchie poste su un terreno più sodo: il conte mise in queste degli agguati e si diede a provocare il nemico. Nel campo ducliesco i pareri erano varii: i racconti degli storici lo sono poco meno. Ma l'opinione più comune è che il Pergola, e il Torello, sospettando d'agguati opinassero di non dare battaglia; che lo Sforza e il Piccinino la volessero ad ogni costo. Carlo fu del parere degli ultimi: la diede e fu pienamente sconfitto. Appena il suo esercito ebbe affrontato il nemico fu assalito a destra e a sinistra dalle imboscate e gli furono fatti, secondo alcuni, cinquecento, secondo altri, ottocento prigionieri. Il comandante fu preso anche lui; gli altri quattro condottieri, chi in una maniera chi nell'altra, si sottrassero. Un tiglio del Pergola si trovò fra i prigionieri. La notte dopo la battaglia i soldati vittoriosi lasciarono in libertà quasi tutti i prigionieri. I commissari veneti, che seguivano l'esercito, ne fecero lagnanza al conte, il quale domandò a qualcheduno dei suoi cosa fosse avvenuto dei prigionieri ed essendogli risposto che tutti erano stati messi in libertà, meno un quattrocento, ordinò che anche questi fossero rilasciati, secondo l'uso ».
Questo rilascio dei prigionieri, ch'era nell'uso dei capitani di ventura, i quali avevano sempre interesse recìproco di veder continuare la guerra, spiacque alla Signoria di Venezia e fu uno dei capi d'accusa che più tardi, insieme -ad altri fatti, pochi anni dopo (1432), furono levati contro il Carmagnola per giustificare, colle parvenze del tradimento, la sentenza mandante a morte questo capitano, troppo potente, troppo ricco per non dar sospetto al Consiglio dei Dieci e per poter servire la Repubblica di San Marco ciecamente com'essa voleva.
Coli, elett. Leno — Dioc. Brescia — P2 a Log-rato, T. e Str. ferr. ad Ospitaletto, Tr, locale.
Nave (2859 ab.). — Il territorio di questo Comune si trova internato nella valle del Garza al nord di Brescia, ed è attraversato dalla strada nazionale che, percorrendo questa valle pel colle di Sant'Eusebio, scende a far capo a Barghe in vai Sabbia. — Nave (226 m. sul mare) è il maggior centro della valle ed è una grossa e industriosa borgata in via di evidente progresso, con alcune case di moderna costruzione. Notevole la chiesa parrocchiale per le sue proporzioni ed il buon disegno.
Prodotti del suolo, assai fertile, viti, gelsi, frutta e cereali. Nella parte alta del Comune, che si stende fra le pendici opposte del monte Conche (1.158 ni.) e quelle del monte Dragone (11G9 in.), sonvi bellissime boscaglie cedue, estesi castagneti e verdi