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l'arie Seconda — Alta Italia
In capo al decimo giorno, dacché la lotta era stata iniziata, le colonne serrate degli Austriaci, passando sui cadaveri sanguinosi dei loro compagni, sui feriti, poterono penetrare, invadere la città e occuparne i punti principali (1° aprile, ore 1 pomeridiana).
La battaglia del popolo finita, gloriosamente finita: cominciava adesso la rappresaglia, la vendetta feroce, giurata dal vincitore. Ad una parola data, quando la resistenza parve cessata, mentre in più punti della città ardevano gli incendi, le soldatesche inferocite ed aizzate dai loro capitani, si diedero, al grido di < Viva Haynau ! saccheggio! saccheggio! > a mettere in esecuzione le promesse del generale: < Devastazione, rovina, morte ».Le promesse d'Haynau furono gelosamente mantenute: ciò che avvenne in quei giorni a Brescia è indicibile ed ha riscontro solo in ciò che, nello stesso periodo, perpetravasi a Messina per opera delle truppe del re Bomba.
Le case, invase, furono vuotate del loro meglio; le masserizie gittate in istrada ed incendiate; nelle case, per le vie, dovunque, si sgozzavano vecchi, infermi, fanciulli e perfino vedevansi dei fanciulli lattanti infilati alle baionette dei soldati. I passanti per le vie, uomini o donne che fossero, soggetti a vessazioni infinite, presi di bersaglio coi moschetti od inchiodati al muro a colpi di baionetta. Gruppi di cittadini, uomini e donne insieme, trascinati al castello e giù nella fossa fucilati senza giudizio, senza pietà, sommariamente. Terribile e caratteristico fra tutti è l'episodio di Carlo Zima. Questo popolano, di robustissima complessione e di professione carraio, fu sorpreso da un plotone di soldati colle armi alla mano. Quei feroci, dopo aver gettato sugli abiti dello Zima un grosso boccale d'acqua ragia tolta da un fondaco vicino, vi appiccarono il fuoco, dandosi a riddare intorno a quel falò umano. Ma lo Zima, avvampando da ogni lato, in un atto di supremo odio, si slanciò su uno di quei soldati e l'avvinghiò sì fortemente, sì disperatamente colle sue braccia da costringerlo a morir seco delle medesime ustioni, fra l'atterrimento dei compagni che avevano ideato il malo giuoco.
Ter questi fatti il generale Haynau è giustamente passato alla storia coll'appel-lativo di Jena di Brescia. La riconquista di Brescia costò all'Austria più di 1500 soldati e l'onore di un esercito indelebilmente macchiatosi di bassa e barbara ferocia al cospetto di tutto il mondo civile.
Vinta, ina non domata dopo questa lotta, non potendo più insorgere, Brescia riprese il lavoro delle cospirazioni contro lo straniero e diede ai processi di Mantova la sua vittima nobilissima in Tito Speri. Durante questo periodo di ferrea sospettosa oppressione il fiore della gioventù bresciana emigrava in Piemonte, in Liguria e in Isvizzera per sottrarsi all'odioso peso di dover indossare la divisa del soldato austriaco. Questa gioventù, all'aprirsi della campagna liberatrice del 1859, diede valido contingente di valorosi all'esercito regolare ed ai volontari Cacciatori delle Alpi comandati da Garibaldi. Numerosa è pure la falange dei Bresciani che nell'anno appresso, pronta alla chiamata di Garibaldi, partecipò alla leggendaria spedizione dei Mille.
Durante le campagne del 1859 e del 1866 Brescia — per la pietà delle sue donne in ispecie — si rese altamente benemerita della patria coll'assistenza prestata ai feriti nelle battaglie di San Martino, Solferino e Custoza. Qui, insieme all'alto patriottismo, la gentilezza ed il cuore dei Bresciani furono scritte nella storia a lettere d'oro.
CITTADINI ILLUSTRI
I Bresciani sì della città che del territorio ebbero in ogni tempo vanto d'essere uomini d'ingegno vivo e prestante, amanti delle lettere, delle scienze e dell'arte. Nè la fama è smentita dai fatti. Fin dal periodo romano si hanno notizie di cittadini bresciani che occuparono cariche pubbliche altissime. Sulla penisola di Sermione, che appartiene pur sempre al territorio bresciano, era la villa dei Catulli, e Catullo da quella villa ha datato taluna delle sue più squisite liriche.