Brescia
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incendi e, con quell'umorismo che non si scompagna mai anche nelle grandi occasioni dal carattere popolare, la notizia degli incendi scoppiati correva generalmente con questa frase pittoresca da un punto all'altro della città: < La casa tale o tal'altra ha acceso il sigaro >. I giorni passavano frattanto in questa resistenza disperata senza che le notizie di fuori venissero ad aprire gli animi a qualche sperauza dì salvezza. Tutt'altro. Dopo il disastro di Novara ed il frettoloso armistìzio combinato tra il Piemonte e Radetzky, una specie di cappa funeraria si era stesa sull'Italia, sulla Lombardia particolarmente. Resistevano ancora con bagliori di libertà Venezia e Iloma: Venezia appena sufficiente a sè; Poma, ove affluiva il fiore della gioventù italiana, troppo lontana. Brescia era isolata, abbandonata alle sole sue forze, stretta da un nemico sempre più numeroso, fatto spavaldo dalle ultime insperate vittorie. Tuttavia respingeva imperterrita gli assalti del nemico alle sue mura; assisteva stoicamente alla rovina che le artiglierie, le bombe, la mitraglia cagionavano nelle sue vie, nelle sue piazze, sui suoi monumenti più cari.
Sconcertato per una sì lunga ed inaspettata resistenza, Nugent pensa allo stratagemma di una ritirata, per trarre i cittadini fuori dalle mura e fulminarli in una battaglia, decisiva. Contro il parere dei più provetti, i cittadini, spinti da impaziente ardore, aperte le porte si slanciarono sul nemico creduto 111 ritirata, e l'urto fu sì terribile che per poco questi non dovette mutare la finta ritirata in una vera fuga. Lo stesso generale Nugent riportò ferita sì grave che dovette abbandonare il comando delle truppe. Il generale Nugent morì, per la ferita riportata, qualche giorno appresso, e fu tale la sua ammirazione per il valore dei Bresciani, che lasciò la città legatari» di cospicua sostanza, coll'obbligo di devolverne i redditi a scopi benefici. Brescia, sul cippo, che nel Camposanto ricorda il generale Nugent, fece incidere il verso : Oltre il rogo non vive ira nemica.
Sopraggiuuto a sostituire il Nugent il generale Haynau, questi, di nottetempo, mediante un'abile mossa, riuscì ad introdursi nel castello con un forte nerbo di truppe e nuova artiglieria. Non si sgominarono per questo i cittadini, pur sapendo il danno che il nemico, rafforzatosi nel castello, poteva loro recare. Il generale mandò al Comitato di difesa un minacciosissimo dispaccio, nel quale intimava perentoriamente la resa a discrezione, minacciando, in caso d'ulteriore resistenza « devastazione, rovina e morte ». « Bresciani! — concludeva il dispaccio del generale Ilaynau — voi mi conoscete: io mantengo la mia parola! ».
La risposta alla feroce intimazione fu quale era da attendersi da un popolo che già da parecchi giorni pugnava eroicamente, dando prova delle più forti virtù civili. Alla lettura delle feroci intimazioni i cittadini radunati proruppero in un sol grido : < Guerra! Vogliamo la guerra! Libertà o morte ».
E la lotta fu ripresa al suono delle campane a stormo, al sanguigno bagliore degli incendi, in tutti i punti della città: nelle vie e nelle piazze barricate, sui tetti delle case, dalle torri, dai campanili delle chiese. Furono due giorni di lotta indicibile, terribile, che solo ha riscontro in quella di un anno prima sostenuta dal popolo di Milano contro Radetzky. È fama che lo stesso Haynau, meravigliato da tanta costanza, da tanto eroismo in quella popolazione votatasi alla morte per la libertà, dagli spalti del castello da cui col cannocchiale osservava la zuffa nelle strade e sulle piazze nel cuor della città, vedendo di sovente le schiere dei suoi ripiegare scomposte, dicesse, rivolto allo Stato maggiore: « Se io avessi trentamila ili questi indemoniati Bresciani vorrei ben io, tra un mese, veder Parigi e rimettervi l'ordine ».
Ma il numero sempre crescente degli Austriaci arrivanti oramai da ogni parte, l'inesauribile fuoco delle loro artiglierie dal castello e dai colli soprastante fulminanti in ogni senso la città, finì per aver ragione e del diritto e del valore dei Bresciana ogni giorno più scarseggianti di mezzi di difesa,
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