Brescia
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< Alla rivoluzione democratica del 1797, il popolo sovrano delle due città ribadì gli antichi vincoli e, per la Repubblica Cisalpina, Fenaroli di Brescia e Melzi di Milano, cooperarono ad onorare il vessillo delle libertà italiane. Alle rivendicazioni delle quali gareggiarono con sacrifizi ed audacie assennate i Carbonari Gonfalonieri, Pallavicino, Pellico con altri Milanesi, intimamente collegati cogli Ugoni, con Scalvini, con Passerini, con Clini, con Daccò, con Panigada, con Tonelli, con Solerà da Brescia.
< Milanesi e Bresciani, non sfiduciati da condanne, da .esili! nel 1831 rinnovavano gli audaci conati per la libertà italiana, stretti nella Lega della Giovane Italia. — Cavallini da Iseo, intimo del principe Belgiojoso, di Borromeo, di Curiom, di Tinelli, di Negri, di Rosales e di altri grandi patrioti da Milano, era l'anello di congiunzione coi rivoluzionari di Brescia conti Mazzucchelli e Bargnani, e cogli altri colpiti dai processi di Milano.
< Continuando quelle tradizioni, parecchi notevoli Bresciani parteciparono alla pugnai delle Cinque Giornate dentro e fuori di Milano e l'anno dopo i Bresciani, colle Dieci Giornate, imitarono l'eroico popolo di Milano, e resero indissolubile la lega delle due città, lega per la libertà democratica e pel benessere morale e materiale ».
Fra le vicende cittadine del periodo comunale è memorando l'assedio sostenuto da Brescia contro Federico II, che, fatto baldanzoso per la insperata vittoria di Corte-nova, voleva colpite in Brescia uno dei più validi membri della seconda Lega Lombarda, l'alleata più sicura e forte di Milano. E noto l'atroce espediente invano tentato da Federico per vincere la resistenza che dalle patrie mura i Bresciani opponevano agli assalitori. Avendo in suo potere un certo numero di giovinetti bresciani tenuti in ostaggio, ordinò che nel giorno dell'assalto fossero legati alle torvi mobili ed alle altre macchine oppugnatrici, onde meglio esposti fossero ai colpi dei loro concittadini, dei loro padri e congiunti. La resistenza non fu meno valida per questo, eccitata dalle voci degli stessi eroici giovinetti : e poco appresso Federico, sentendo che i Milanesi tornavano più volenterosi che mai alla riscossa, dovette levare l'assedio per correre alla disfatta di Camporgnano, dopo la quale dovette in fretta abbandonare l'impresa di Lombardia e ritornarsene a grandi giornate nel mezzodì, ove spiravano aure a lui più favorevoli.
Le discordie civili interne cominciarono a destarsi in Brescia sullo scorcio del secolo XIr, avvampando feroci tino al 1213. La lotta era tra il popolo ed i nobili, che volevano soverchiarlo. I popolani, formata una lega detta la Brusella ed i nobili stretti pure da un'alleanza che dicevasi di San Fonsu, azzuffavansi continuamente, nè erano infrequenti gli assalti alle case dei capi dell'uno o dell'altro partito. Morto il vescovo Giovanni da Palazzo, che vuoisi soffiasse nelle discordie, il nuovo vescovo Alberto- da Rezzato si interpose e riuscì a stabilire la pace fra le due fazioni. Di questo periodo è la costruzione del Broletto, che fino al principio del secolo XVI fu sede dei reggitori del Comune, o della Repubblica di Brescia, come anche dicevasi.
Anni poco lieti furono quelli che seguirono questi eventi: un terribile terremoto distrusse in parte la città e ne danneggiò grandemente il restante, cagionando anche la morte di gran numero di persone: indi vennero sinistre pestilenze. Intorno alla metà del secolo stesso si scatenò sopra Brescia la furia sanguinaria di Ezzelino da Romano, il (piale assediò la città nel 1258 e la prese, favorito inconsultamente dagli stessi Ghibellini bresciani. Ma non appena fu padrone della città i Ghibellini, al pari dei Guelfi, ebbero a soffrire della efferata tirannide di lui, che si permetteva qualunque eccesso. Le case dei cittadini più facoltosi furono per suo ordine saccheggiate; imposte taglie ad ogni classe e corporazioni di cittadini; mandato a morte senza giudizio, su un semplice ordine del tiranno o dei suoi sgherri, chiunque osasse una parola di protesta; ridotte alle voglie del tiranno o dei suoi più fidi ufficiali le donne o le fanciulle delle quali per avventura s'incapricciavano. Ciò non poteva durare a lungo; il