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l'arie Seconda — Alta Italia
perciò gli studenti e gli studiosi vi affluivano da ogni paese d'Europa e singolarmente dall'Italia. In quella grande palestra esercitossi Arnaldo nelle argomentazioni contro Poscellino e Guglielmo di Campenti, dialettici per eccellenza, ma vittoriosamente confutati da Abelardo e dai suoi discepoli, tra i quali — con Arnaldo da Brescia - notiamo Ugone da San Vittore, Gilberto della Porta, Giovanni di Salisbury e Pietro Lombardo. Quelle dispute, rimaste celebri nella storia della filosofia, non hanno, nei tempi nostri, se non un valore relativo e retrospettivo e non scaldano più alcuno; va però notato che da esse scattarono gli embrioni di quei principi! sui quali si fondarono le successive rivendicazioni del pensiero umano ed i trionfi della moderna filosofia.
Ai fautori del dogmatismo, dice il Bucklc, Abelardo si oppose col concettualismo, sposando alla filosofia pura l'etica e la inorale: cose clic nò Itoscellino uè Guglielmo di Campenti volevano comprendere nei loro insegnamenti filosofici. Quando Abelardo, stanco della lunga guerra mossagli dagli avversari, fulminato dalle epistole del più acerrimo fra questi, Bernardo di Chiaravalle, condannato come eretico dal Concilio di Sens, si ritirò presso il venerabile suo amico Pietro, nel chiostro di Cluny, Arnaldo, perduto il maestro, abbandonò la Francia e ritornò in patria.
La filosofia e la predicazione avevano in lui una singolare predilezione. Come il maestro, vestì l'abito di San Benedetto e diedesi alle predicazioni, cominciando nella sua città natale, Brescia (113VJ).
Egli, oltre che sulle dottrine concettualistiche di Abelardo, di filosofia e di scienza, diedesi a predicare contro le iniquità, l'ambizione, il dispotismo del clero ed a sostenere vigorosamente il principio delle libertà repubblicane dei Comuni. < I severi costumi e l'ortodossa fede d' \rnaldo — scrive il Sisinondi — non lasciavano appicco ai suoi avversari per calunniarlo. La sua erudizione e la robusta eloquenza gli davano l'assoluto predominio di tutte le adunanze, nelle «piali erano ordinario soggetto dei suoi ragionamenti i vizi del clero e le pericolose conseguenze della sua potestà temporale. E perchè un tale argomento solleticava la comune degli uditori, l'eresia dei politici, nome espressivo che allora si diede alle sue dottrine, faceva rapidissimi progressi >. Da Brescia, sperando d'ottenere, colle sue predicazioni, maggiore effetto, passò a Poma, il centro del dogmatismo. 11 suo successo fu grande, immediato. Esercitato da lunghi anni nell'arte oratoria ed a tutti gli artifizi dell'argomentazione dialettica e scolastica, gli fu facile d'imporsi agli uditori e trascinare le masse. Meno astratto del suo maestro, che intanto, a scanso di guai maggiori, nella solitudine di Cluny, andava ritrattando tutto ciò che vi poteva essere di nuovo o di contrario ai dogmi stabiliti, Arnaldo accentuò sempre più il tono delle sue predicazioni contro gli abusi, le corruzioni, le ambizioni, i vizi del clero, la loro ingerenza nella potestà civile, sostenendo che il papa, per il primo, avrebbe dovuto restituire al popolo l'usurpato dominio di Poma. Queste teorie, poco consone agli umori dominanti nella Curia romana, gli procurarono innanzi tutto la scomunica dal Concilio Lateranense, promosso da Innocenzo li, ed in seguito alla ratifica data da questo pontefice alle decisioni del Concilio di Sons contro Abelardo, sapendosi in procinto d'esser imprigionato ed arso come eretico, perchè seguace e propagatore di quelle dottrine, riparò in Isvizzera, ospite per qualche tempo del vescovo di Costanza, indi passò a Zurigo, in Germania ed in Francia, continuando le sue predicazioni e discussioni nelle Università e nelle assemblee dei dotti. In queste sue peregrinazioni lo perseguitava e combatteva con speciale fervore Bernardo da Chiaravalle, instancabile nello scrivere lettere a principi, vescovi, signori e città ove il profugo filosofo trovava ospitalità, affinchè lo cacciassero come un lebbroso infetto o come un cane rabbioso. Non si diede per questo vinto Arnaldo. Tra la morte di Innocenzo II ed il breve papato di Celestino li e di Lucio li, egli ritornò in Italia e predicando di città in città mosse di nuovo a Poma, mentre il papa recentemente eletto tenevasi, pel timore delle fazioni desolanti la città, in Viterbo (114-5). L'assenza