Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Bergamo e Brescia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (319/553)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (319/553)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Brescia
   301)
   della quale furono principali attori Ardicelo degli Aimoni, chierico ammogliato, ed il vescovo Arimanno, cardinale della Chiesa e sostenitore del celibato ecclesiastico. La lotta durò lunga ed accanita ed ai fatti d'armi e alle rivoluzioni di piazza si alternavano truci drammi d'alcova. La fortuna, e con questa anche il favore popolare, erano dalla parte di Ardiccio degli Aimoni e, nel 1106, trionfato completamente del partito avversario, fu dichiarata la pace e l'oblio delle offese. In pegno di ciò fu mandato in esilio il vescovo Arimanno ed il popolo prepose Ardiccio degli Aimoni col titolo di console al governo del Comune. Nò il popolo bresciano ebbe a lagnarsi di questa soluzione; perocché, a detta dei cronisti del tempo, il reggimento di Ardiccio fu savio ed avveduto: molte furono le leggi e molti i provvedimenti che egli adottò nel vero interesse del Comune e per rafforzarne il prestigio contro coloro che più o meno occultamente lo insidiavano, durante le sue lotte con Arimanno, anzi egli concepì pur anche e tentò di mandar ad effetto l'idea d'una lega o federazione delle città lombarde per la difesa delle loro libertà e dei reciproci interessi.
   Arrigo V, disceso in Italia con discrete forze per le Alpi Rezie, credendo menomata l'autorità imperiale dallo sviluppo della libertà dell'autorità popolare data in Brescia da Ardiccio, intimò a questa città, da Desenzano ove si trovava, sotto pena di grossa punizione, di mandare in esilio il suo console. Ardiccio, per non attirare guai sulla patria, impreparata ad una lotta di simile natura, andò esule, cercando ospitalità alla contessa Matilde a Canossa. Ma, allontanatosi l'imperatore, ì suoi concittadini lo richiamarono eil egli rientrò trionfalmente ili patria, ove esercitò la propria autorità a benefizio del Comune fino alla morte.
   Ardiccio degli Aimoni fu uno dei più illustri uomini che non solo Brescia, ma la Lombardia, abbiano avuto in quel calamitoso secolo XI, nel quale una recrudescenza feudale tentò di soffocare fra noi il germogliare delle libertà comunali. Egli fu veramente benemerito della sua città, nella quale fu l'instauratore ed il difensore del regime, comunale e dei diritti popolari, dando esempi dei quali si avvantaggiarono
   assai, nel loro movimento democratico, tutti gli altri Comuni di Lombardia.
   *
   Un'altra figuri di prim'online emerge dalla storia di Brescia della prima metà del secolo XII, lanciando sprazzi luminosi sulla storia generale d'Italia ed in quella del pensiero umano durante quel periodo. È la figura del monaco Arnaldo.
   Quando Arnaldo da Brescia apparve sulla scena politica d'Italia le libertà comunali erano già affermate ed andavano accentuandosi le autonomie locali; perciò fervevano accaniti i conflitti fra le città della rivoluzione e tradizione italiana o romana, come Milano — che n'era il focolare — Brescia, Vicenza, Parma, Modena, Tortona e le città dette del regno o della conquista militare gotica, longobarda o franca, cioè: Pavia, Verona, Bergamo, Lodi, Como, Asti, Piacenza, Reggio e via dicendo. Uno spirito vivo e novatore aleggiava in quel singolarissimo ambiente politico, gravido di vitale elettricismo; uno spirito che s'agitava sopratutto in ciò che allora era più sentito di ogni altra cosa, il sentimento religioso: pur rispettando il quale, nelle sue basi, si intuivano, palesavano numerose, Impellenti, inevitabili migliorie e riforme sopratutto negli nomini che n'erano i depositari, i custodi, i ministri.
   Arnaldo da Brescia appare sulla scena storica in questo momento veramente critico, nel 1140. Ritornava da Parigi. Aveva studiato in quell'Università; era stato discepolo di Abelardo, il grande concettualista. A Parigi Arnaldo aveva disputato coi competitori del suo maestro, Roscellino e Guglielmo di Cauipeau; s'era ingolfato nelle ardenti questioni che dividevano gli scolastici dai dialettici, i nominalisti dai realisti. Parigi, come quella città nella quale studiavansi con maggior calore le scienze teologiche, metafisiche e filosofiche, era diventata il teatro delle, più celebri dispute: