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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arie Seconda — Alta Italia
   catastrofe del regno longobardo: catastrofe augurata, preparata e favorita dalle città italiane, nelle quali era ancora vivo e potente il fuoco della luminosa tradizione romana ed insormontabile l'avversione — come ben dimostrò Giuseppe Ferrari — per il regno della conquista. Altro duca longobardo di Brescia fu Marenardo, sotto il quale è tradizione sia stato costrutto l'antico Duomo (secolo VII).
   Alla caduta del regno longobardo, Fotone, nipote di Desiderio e che per quello reggeva il ducato di Brescia, si prepara in questa città la più fiera resistenza contro le anni e la fortuna del nuovo invasore. Carlo Magno mandò suo figlio Pipino — nominato da lui re d'Italia e che doveva, con qualche vittoria clamorosa, giustificare e guadagnare il titolo — ad assediare la città, l'orò chi operava in nome del re era mi conte palatino, Ismondo, uomo valoroso, ma di espedienti feroci; tanto, clic per spaventare gli assediati, faceva ogni mattina appiccare davanti alle mura della città quanti villici del contado cadevano per disgrazia loro nelle mani dei suoi soldati. Alfine, per la fame, la sete, le malattie che ne decimavano la popolazione, Brescia dovette capitolare ed Ismondo, mancando a tutti i patti della capitolazione ed alla fede data, trattenne prigionieri Fotone ed i principali nobili della città, pei quali decretò poscia la impiccagione.
   Vinti i Longobardi in Brescia, vinti pure nell'alta valle Camonica, ove i Franchi diedero loro la caccia e battaglia sanguinosa fino all'alto passo del Mortirolo, tra la vai Camonica e la Valtellina, Brescia col suo territorio fu, nell'organizzazione feudale, data alla nuova conquista da Carlo Magno, retta da un conte. La cronologia dei conti, che dopo il feroce Ismondo comincia da ini Raimonc, va dal 789 all'SGG. Mio sfacelo dell'Impero carolingio ed al disegnarsi d'una vera nuova fìsononiia politica in Europa, sullo scorcio del secolo IX, va nell'Italia superiore rapidamente affievolendosi l'autorità fendale dei conti, aventi anche a loro sfavore il peccato originale della loro razza e derivazione straniera e vi si sostituisce all'incontro l'autorità nostrana politica e religiosa dei vescovi: i quali, tra la fine del secolo IX ed il principio del secolo X, hanno del tutto annientata nella città l'autorità feudale dei conti, e sono di quella i veri signori.
   Le invasioni e le replicate scorrerie degli Ungheri durante il regno sempre vacillante del primo Berengario danneggiano assai Brescia ed il suo territorio; ma per compenso, dalla città costretta a fortificarsi e dal popolo obbligato a correre alle armi per difendersi da qmdle orde di predoni dallo stesso Berengario chiamate in sostegno del suo trono contro Rodolfo di Borgogna, sorse quel sentimento civico di comunanza, ili solidarietà che fn il germe generatore, embrionale, dei Comuni.
   Sullo scorcio del secolo XI la forma repubblicana o comunale, cli'è tutt'uno, favorita dapprima dagli stessi vescovi, desiderosi di sbarazzarsi totalmente anche dell'ultima parvenza dell'autorità comitale, è costituita nelle principali città lombarde e Brescia fra queste. Ma la libertà, ch'ò progresso, trova ben presto intoppi nel suo svolgimento negli stessi vescovi; i quali, vedendo la loro autorità sminuirsi di fronte al crescente prestigio delle autorità popolari, cominciano ad osteggiare i nuovi ordinamenti dapprima favoriti ed a suscitare contro di essi le diffidenze e le animosità dei nobili e dei maggiori feudatari esterni. La lotta, rimasta per un dato periodo sorda e latente, scoppia in conllitto patente quando la intricata quistione delle investiture e dei vassallaggi e quelle tra ecclesiastici celibatari ed ecclesiastici ammogliati — dibattutasi fierissima e lungamente in Lombardia — vennero, sullo scorcio del secolo XI, ad eccitare gli animi. Memorabile rimane di questo periodo la lotta dei valvassori bresciani contro il vescovo ed i maggiori feudatari del contado collegatisi in difesa non del diritto popolare, ma dei loro interessi; indila lotta dei preti concubinari od ammogliati contro i fautori del celibato ecclesiastico; lotta che trovò in Brescia il suo punto acuto tra la fine del secolo XI ed il principio del secolo XII e