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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540 |
Digitalizzazione OCR e Pubblicazione a cura di Federico Adamoli
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Brescia 301)
franchigie proprie, data quel periodo di splendore e di grandezza che fece famosa e potente 15rescia sulla regione circostante.
Al tempo d'Augusto si può dire che Brescia abbia raggiunto il massimo suo splendore. Molti dei suoi cittadini, chiamati a B,oma, sono da Augusto promossi ad alte cariche ed uffici pubblici, al Consolato, al Collegio dei sacerdoti, sotto Augusto fu cominciato, e sotto Tiberio finito, quel famoso acquedotto che prendendo le acque nella valle di Lumezzane le conduceva in città, dopo un percorso di circa 30 chilometri: acquedotto distrutto nel periodo della barbarie medioevale, ma del quale si rinvennero ancora tracci© qua e là, ed a Lumezzane specialmente. Più tardi Tito Vespasiano, vincitore del suo competitore Vitellio sull'Oglio, e vuoisi coll'aiuto poderoso dei Bresciani, abbellì la città di quel tempio, che ancora oggi va considerato fra i suoi monumenti più ragguardevoli, adornandolo di quella statua della Vittoria alata, cli'è fra le meraviglie dell'arte greca giunta fino a noi. E furono, si può dire, questi i giorni lieti dell'antica Brescia, quando il dolce Catullo dalle vicine sponde benacensi cantava: _ . . Tr
hrixia vcromìe mater amata mea.
Nel precipitare della fortuna romana Brescia fu cruda,mente provata, prima durante le guerre che fra di loro si combattevano gli ultimi Imperatori o pseudo imperatori o pretendenti che si contendevano l'impero, poscia dalle invasioni dei barbari: i Vandali e gli Unni prima, poi le orde raccogliticcie di Odoacre, ed infine i Goti di Teodorico passarono sopra, Brescia ed il suo territorio, lasciandovi traccie insanabili di rapine, di saccheggi, di distruzioni, di morti.
Combattendosi, nel 563, l'ultima disperata resistenza dei Goti contro i Bisantlni di Narsete, sorretti dalla rivoluzione italiana, reagente contro quella monarchia militare e rievocante le tradizioni romane, Brescia, tenuta dai Goti quale fortissimo propugnacolo, fu assediata da Narsete, e della sua capitolazione, insieme a quella di Verona, il generale eunuco mandò alla Corte bisantina pomposo annunzio, riportato da Cedrcno, storico (li quel secolo e copiatore di Teofane.
Brescia, liberata dai Goti e seguace della legge romana, stette tranquilla sotto la dominazione bisantina, che in certo modo faceva rivivere qualche sprazzo dell'antico diritto romano. Sopravvenuta per la vendetta di Narsete che, ingratamente era stato richiamato al gineceo imperiale, la invasione dei Longobardi d'Alboino, Brescia fu una delle prime città occupate da costoro — scendenti dalle montagne del Friuli e da Verona — nella pressoché pacifica loro conquista. Città forte per la, sua posizione e per le mura e le torri che la munivano e situata allo sblocco d'importanti vallate perle quali passavano le strade che d'Oltralpe adducevano in Italia, Brescia diventò per necessità sede d'uno di quei ducati coi quali si organizzò in Italia, con forme e leggi diverse da quelle tenute dai Goti, la monarchia militare dei Longobardi. Com'è noto, la dignità regale era elettiva fra i duchi longobardi e due dei duchi di Brescia furono eletti a re dei Longobardi; Rotali, che fu il riordinatore delle leggi longobardiche; Desiderio, sotto il (piale si compì, nel 77G, la catastrofe della monarchia longobardica. Dell'affetto di Desiderio per la nativa sua Brescia rimangono perenni testimoni la basilica di San Salvatore col monastero di Santa Giulia,, l'acquedotto o canale maestro delle Fontane, ed i ricchi doni da lui fatti al monastero suddetto, tra cui ancora oggi è ammirata nel civico Museo della città la croce di Galla Placidia. In Brescia fu educato Adelchi, figlio di Desiderio, suo compagno negli ultimi anni del regno e nella resistenza all'invasione dei Franchi « II Pisacane italiano — dice il venerando Rosa — del medioevo l'eroe della patetica e romantica tragedia manzoniana ; in Brescia e nel monastero di Santa Giulia, del quale era abbadessa Anselberga sua sorella, si rifugiò Ermengarda, figlia di Desiderio, repudiata dal marito Carlo Magno e vi morì di dolore. Nessuna città d'Italia ha, come Brescia, il suo nome sì vincolato alla drammatica

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