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Parte Seconda — Alta Italia
compiono in città o donata da benemeriti cittadini, teneri del patrio decoro.
Biblioteca Qiiiriniana. — È un semplice, ma non disadorno né inelegante edilìzio, clic sorge sulla tranquilla piazzetta a tergo del Duomo Nuovo. Questa Biblioteca ha fama d'essere, per la rarità di ciinelii, di codici e di inciiiialmli, fra le più ricche d'Italia. Ne fu fondatore il cardinale Angelo Maria Quirini, discendente da una antica famiglia veneziana, trasferitasi in Brescia nel 1087. Quest'uomo, assai studioso ed amantissimo della città nativa, diresse, il 23 dicembre 11-15, una lettera al clero ed al popolo di Brescia manifestante il progetto da lui l'atto ili istituire una pubblica biblioteca a comodo degli studiosi in un'ala del palazzo Vescovile, da lui di recente fatta costruire. Al progetto segui tosto l'esecuzione, col riscattare per mille scudi, dalla Biblioteca Vaticana, molle opere e volumi rari a quella dapprima donati. Indi, con costante passione, si diede a raccogliere libri, incunabuli, codici a Venezia, a Padova, a Milano ed altrove. Infine, costituì la dote di fondazione, e per testamento erogò una preziosa quantità di stampe ed una cospicua somma, perché, colla vendila di quelle, si provvedesse all'acquisto dei nuovi libri necessari a mantenere la Biblioteca al corrente del progresso degli studi e delle Ictlere. l'anno parte del lascito Quirini i preziosi diitici consolari, la Lipsanotcca e In croce di Galla Pia» ridia, che ora si conservano nel Museo d'arte cristiana. Fra le cose di maggior pregio della Quiriniaita in Brescia havvi un Erangelario del secolo 1\', scritto in lettere dorale sii bastoncini purpurei; uri Codice dantesco del secolo XIV, mem-orannceo, con miniature; un Corano in carta bombitimi in 12 volumi; mi incunabulo tipografico rarissimo; il Dante stampato in Brescia nel 1187; un Petrarca figuralo del 1470; moltissime edizioni aldine; curiosità e rarità bibliografiche; una ricchissima raccolta di autografi, fra cui la corrispondenza passata tra Napoleone 1 e lo sdegnoso Canova.
La Biblioteca Quiriiiiana venne aperta al pubblico nel 1750; nel 1707 venne arricchita del reddito dei beni della soppressa Inquisizione e della Commenda della Morte, e da allora prese un notevole incremento. Nel 1805 il Connine di Brescia, clic concorre con un cospicuo assegno al mantenimento della Biblioteca, ne assunse direttamente l'amministrazione, la direzione e la sorveglianza.
L'Atkneo. — Nelle sale terrene del palazzo della Biblioteca ebbe lungamente sede. l'Ateneo o Istituto di scienze, lettere e storia, derivazione delle antiche Accademie passate attraverso al sollio rinnovatore dei tempi nostri, lu origine l'Ateneo si chiamò Accademia del dipartimento del Meììa, e sorse fra le vicende uri po' tumnl tuose della line del secolo scorso. Ma i suoi atti
cominciano regolarmente dal 1802 rolla sednta plenaria del 14 febbraio, presidente della quale fn eletto Lodovico Dufuii. Diedero stabilità ed incremento alla nuova istituzione, arricchendola di legati, i bresciani Giacomo Greppi, Giambattista Savoldi eri altri.
Nel 1811, addì 28 febbraio, dopo essersi anche per qualche tempo chiamata Accademia di scienze, lettere, agricoltura ed arti, l'istituzione variò i suoi regolamenti e s'intitolò Ateneo. Nuove modificazioni furono portate allo statuto nel 1830, nel 1850 e nel 1800, per mettersi a livello del sempre più progrediente movimento scientifico e letterario. Vennero istituiti premi d'incoraggiamento e medaglie per gli studiosi; furono aperti concorsi con premi per saggi, opere, memorie, monografie, sopra dati argomenti scientifici, storici, letterari, archeologici; si foce larga parte agli esperimenti accademici, nei quali acqnista-ronsi l'ama grandissima l'Ugoni, Cesare Arici, Giovila Sealvini, Giuseppe Niccolini, il Buccellati, il Bianchi, il Labus, il Gambara e molti altri nel ramo letterario, mentre nel ramo scientifico assursero a bella fama i medici Biccobelli e l'uccio, e gli scienziati Ballardini, Pcllizzari, Zaiitedescbi e Paolo Gorini, il nome del quale tiene tuttavia un bel posto fra quelli degli scienziati italiani dell'ultima metà di questo secolo.
L'Ateneo bresciano incoraggiò studi, premiò invenzioni e scoperte ed alle sue insistenze perché fossero fatti su larga base gli scavi del tempio di Vespasiano, si deve in gran parte il rinvenimento della statua della Vittoria alata, la perla artistica della Brescia antica e moderna.
L'Ateneo si rese inoltre benemerito della coltura locale e generale, promuovendo importanti pubblicazioni, propugnando ed aiutando la istituzione degli asili d'infanzia ed altre moderne istituzioni di beneficenza, e adoprandosi in ogni modo pel miglioramento edilizio ed igienico della città, pel suo abbellimento artistico, per la conservazione dei suoi tesori d'arte e dei suoi monumenti storici. Né oggi ancora si arresta l'attività del benemerito Istituto, che conta nel suo seno il fiore della intellettualità e della coltura bresciana, ed ha fra i suoi soci effettivi o corrispondenti le più cospicue illustrazioni scientifiche e letterarie d'Italia e dell'estero ; che. infine è presieduto dallo intemerato e venerando Gabriele Uosa, al quale la grande età e le passate solle-renze, non Inumo fiaccata la forte ed operosa libra, sì che vediamo di tratto in tratto il suo nome su importanti pubblicazioni di storia, di economia, di filosofia, o sotto pensati e sintetici articoli sfioranti le più vive questioni del giorno, nei fogli politici e nelle riviste scientifiche. Ultimamente l'Ateneo trasferi la sua sede nel palazzo Marti-uciigo.
Il Castella (fig. 7-5). — Sulla vetta del colle Ciduco (2'i5 metri sul mare) e colla fronte a