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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arie Seconda — Alta Italia
   alla chiesa di Santa Giulia (o San Salvatore! in Brescia : « Ma da fonti assai più antiche ed autorevoli deriva la certezza incili siamo circa l'età della chiesa del nobilissimo monastero di Santa Giulia, dedicata al Salvatore, la quale sussiste
   FigvJQ, — Brescia (Museo Cnico Cristiano): Dittico in avorio (da fotografia Cai'itamu).
   tuttora, heni he destinata ad usi profani. La sua fondazione è dovuta al re Desiderio ed alla regina A:isa sua consorte, fra l'anno liti, nel (male il duca llesiderio cominciò ad aver titolo di re, ed il 151 j uuando gtfi si principia ad avere notizia di quel monastero per le scritturi', contemporanee di quel'.'arcliivio... Un buon numero di quei preziosi documenti i' già stato pubblicato dagli sciittori delle cose bresciane e dal Muratori nei volumi 1, 11, 111, IV e V delle sue Antichi là del medioevo. Nel più antico fra quelli, che è un atto di pennuta dell'alino quinto del regno dello stesso Desiderio, si legge: Anselpert/a .sacrala Dea ubbalhsa monuslerio domini Sah'utOì'is,
   que fiindutum esl in civitale Iìri.viae qua» Do-inir.us Desidcriìts exceìlenlissimits rcx, et Ansum preeelleftiissbmin retjinam gcnìlorcs ejm a j'un-dtunentis cdificavcvunt » (Muratohi, Anliq. med. ce., voi. v, pag. 500). Le medesime notizie trovatisi ancora riportate in parecchie altre di quelle pergamene; ma qui, per non moltiplicare le citazioni olire il bisogno, basterà ricordare per tutte quella dell'anno Xlll del regno di Desiderio, riportata pure dal Muratori nel lu volume della citata sua opera a pag. 525:
   « Insieme col monastero è da crcdeiM che Desiderio abbia fondata la sua chiesa dedicandola al Salvatore, la quale, dopo tanti secoli, conserva tuttora la prima sua l'orma e l'antica sua denominazione. 1 particolari dell'architettura di quel tempio non dill'eriscono punto da quelli che abbiamo veduto essere proptii delle chiese longobardiche di Lucca e della Toscana. Geme quelle ha forma di basilica quadrilunga, divisa in tre navi per due peristilii di otto colonne ciascuno, come era uso in quella età, e la sua porta fu situata ni faccia all' occidente. Le sue colonne, quasi tutte di proporzioni e di unirmi differenti, mostrano anche in quel tempio d'essere avanzi di altre fabbriche più antiche; no;i cosi i capitelli, i quali per la maniera delle loro decorazioni corrispondono appunto al grado dei secolo cui appartengono. Semieir-colai i sono parimenti tutti gli archi che girano su quelle colonne. La conformazione della vòlta che copre ora quella basilica non vuoleessere considerata, essendo opera meno antica del rimanente. Sotto il pavimento vi e la cripta o confessione; ma con tutto ciò il suo piano non presenta ancora gli scalini ad innalzamento proprn dei secoli elle vennero dopo. Insomma, anche là noi abbiamo un altro prezioso modello del modo di fabbricare le chiese tenuto dagli Italiani mentre slavano soggetti ai Longobardi, modo tutto conforme alla romana architettura dei secoli antecedenti od a quella delle altre edificazioni dei Longobardi, senza mescolanza alcuna di straniera novità ».
   Ma siccome, aggiungeremo noi a ino'di nota, a questi cenni generali del dotto Cordare, chi esercitava l arrliitettura e le aiti murarie iil genere, allora in Italia non erano se non t Maestri