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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   2.'32
   Parte Seconda — Alta Italia
   Fig. 58. — Brescia (Museo Civico Romano) : La Vittoria Greca, statua in bronzo
   (da fotografia Ali.nam).
   statua apparimi;»;! alla scrunila indù del IV secolo avanti l'èra volgare, fra la Repubblica di Pericle e l'epopea macedonica.
   Allora in Atene teneva lo scettro dell'arte Li-sippo da Siriane, scultore nel fiore dell'eia, nello splendore del genio, all'apogeo della gloria. Lo attorniava una pleiade di discepoli eccellenti. Le sue statue, ci narrano gli storici, erano dispulate dalle città della Grecia ; ogni sua opera era per lui un trionfo; la l'ama del suo nome risuo-nava dovunque. « In quella statua la tradizione dimostra ancora la severità del genio dorico temprata colle leggiadrie dello stile ionico. Lisippo aveva sposalo alla grazia il forte stile, fidiaco ». A questo periodo, dala la rara perfezione dell'opera clic non può essere uscita se non dalle mani d'un artista superiore ed in un momento di grande espansione, artistica, appartiene con inolia verosimiglianza la greca Villo/iti aiata di HiTseia. Essa fu fatta certo per onorare qualche grande e gloriosa vittoria della patria Eliade, uer
   ricordare forse sul clipeo gli eroi caduti alla difesa delle Tcrniopili o nella liberal ri ce giornata di Maratona; i Romani depredatori la portarono, due secoli e piti, dopo, a itoina : di dove, da Vespasiano — segno non ultimo degli onori tributali a Brescia da Iionia —fu mandata ad ornare il tempio creilo alle falde del Cidneo, per la vittoria riportala a Redrioco sul suo competitore.
   Sepolta, nel tempo delle invasioni barbariche e della servitù, riapparve, quasi miracolo e fatto augurale, quando sul popolo d'Italia serpeggiavano già i fremili precursori della non lontana rivendicazione.
   Onesta statua, clic ormai ha fama in tutto il mondo fra le meraviglie più celebri dell'arie greca c della quale tutti i musei vollero i gessi ed i ricalchi, inspirava a Giosuè Carducci, nel 1878, un'ode — che è fra le più belle e nobili — pubblicata in quella famosa prima raccolta di Odi barbare, segnalili uno dei pillili importasti nel moderno movimento letterario italiano.