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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Brescia
   263
   
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   Fig. 40. — Brescia (Uuomo Nuovo): Monumento ai martire Apollonio (da fotografia Alinari).
   basilica di Santa Maria, della quale si hanno remote notizie, e sull'area della quale sorse la Rotonda.
   Due semplici porte aperte sul muro di prc-ciuzioiie, mettono direttamente nell'ambulacro, dal quale per accedere al piano della Iìutomla centrale bisogna scendere (li qualche gradino. Questo è nel suo contorno delineato da otto massicci pilastri abase trapezuide mista, costituiti di pietre d'ogni dimensione e di qualità diversa, messi a sostegno di altrettanti archi a pieno centro. La volta è ampia, a tutto sesto e costrutta con pietra tufacea. Il diametro della Rotonda è di circa 20 metri. Lo stile generale dell'edilizio, le scolture, delle quali rimangono traccio, tutto l'insieme, concordano per mostrare in esso uno degli ultimi saggi della decaduta ed imbarbarita architettura del periodo che segui immediato alla definitiva caduta dell'Impero d'Occidente,
   La cripta, o basilica di San Pilastro — dalle spoglie di questo martire che vi furono portate
   con pompa solenne nell'anno 858, togliendole dalla vecchia chiesa di Sant'Andrea, ove erano conservate — è senza dubbio avanzo di edilizio anteriore alla Rotonda. E divisa in cinque navate da tre file di colonnette di marmo, di proporzioni differenti : prova evidente, che vennero adattate al luogo, ma furono in origine parte di altri e disparati edilizi della Brescia romana. f,e tre navi di mezzo terminano nella consueta abside, adorna di antichi dipinti : nelle due laterali, sull'asse di ogni comparto si vedono piccole nicchie ricordanti i loculi delle catacombe cristiane.
   Le cappelle laterali della Rotonda sono una aggiunta assai disarmonica del secolo XIV. Adornano gli altari della Rotonda buoni dipinti del Romanino e del Moretto. Di quest'ultimo è specialmente pregevole la tavola dell'/l«i«i£Ìo/(e sull'altar maggiore, datata dal 1526; di Gerolamo Romanino invece si nota la Manna, nel Deserto ed una Natività di Maria, attribuita da altri