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Tarli' Seconda — Alta Italia
Laveno (205- in.) è borgata assai industriosa: importante sopratutto è l'officina della Società Ceramica Italiana
11 porto di Laveno è uno dei più belli del lago Maggiore: tutti i piroscafi lo toccano lasciandovi o prendendovi merci e passeggieri, essendo esso il porto naturale di Milano su questo lago ; è pure munito di poderose gru a vapore per il carico dei massi e dei lastroni di granito, che si trasportano dall'opposta riva di Baveno per essere inoltrati a destinazione mediante la ferrovia.
Belli e comodi edilizi sono pure le due stazioni ferroviarie di Laveno : quella della Nord-Milano, in comunicazione diretta col pontile dei piroscafi sul lago; quella della Rete Mediterranea, un po' discosta dal paese, al quale è unita mediante un bel viale alberato. Importante opera dell'ingegneria ferroviaria è la galleria fra Laveno e Porto Valtravaglia, sotto il Sasso del Ferro, per la linea del Gottardo: è lunga quasi 3 chilometri e fu scavata a foro cieco, superando non poche difficoltà naturali e tecniche. Nello scavo di questa galleria vennero adoperate perforatrici ad aria compressa.
Il territorio di Laveno, stendentesi sulla larga alluvione formata dal Boesio prima di sboccare nel lago, è assai fertile e ben coltivato: produce cereali, frutta, viti e gelsi; nella parte alta, sui fianchi del Sasso del l'erro, castagne e legname da ardere.
Cenno storico. — Il paese di Laveno è relativamente moderno ; ma è opinione dei dotti ch'esso abbia preso il nome da Labienum, vico o borgo, che al tempo dei Romani si trovava iu quei dintorni, ma che fu distrutto nel periodo delle invasioni barbariche. E fama che nella rocca di Calde, fra Laveno e Porto Valtravaglia. si rifugiasse, ad estrema difesa, nel 962, Adalberto figlio di Berengario II re d'Italia, contro l'imperatore Ottone I, il quale se ne impadronì poi nell'anno 964.
Di Laveno, oltre il celebre medico-chirurgo Monteggia già ricordato, nato nel 1762, fu nativo l'archeologo ed agronomo distinto Carlo Tinelli.
Coli, elett, Gavirate — Dioc. Milano — P2, T., Str. ferr. e Staz. lacuale.
Leggiuno (842 ab.). — Il capoluogo di questo Comune si trova non lungi dalla sponda orientale del lago Maggiore, alquanto al disotto dell'insenatura di Laveno. A Leggiuno fa eziandio capo la strada comunale che, staccandosi dalla provinciale Varese-Laveno a Gemonio, più direttamente conduce, per Caravate e Sangiano, al Verbano.
Leggiuno (247 in.), sebbene vanti antichissime origini, è paese affatto moderno, con begli edifizi e molte ville nei dintorni assai pittoreschi. La chiesa parrocchiale, nella quale fin dal 1288 officiava un Capitolo di canonici, fu varie volte rifatta e rimodernata, sicché non serba traccie dell'antico suo disegno. Bellissima èia vista che da Leggiuno si gode sul lago e più propriaménte sul delizioso bacino delle Isole Borromeo. Il territorio produce cereali, viti e gelsi; l'allevamento dei bachi da seta è in luogo assai praticato.
Cenno storico. — Intorno al nome di questo paese gli eruditi si sono alquanto arrabattati, chi lo voleva derivato dal latino Legiodnnum o Legiuna, cioè sede di una legione, e chi, forse con maggiore verosimiglianza, dal celtico Leze-dunum presso alla duna od altura. Comunque, l'antichità rimarchevole di questa borgata è fatto positivo: la sua chiesa di San Primo esisteva avanti l'846, poiché un documento di quell'anno afferma esistervi un'arca in mattoni col corpo di San Primo, depostovi per consentimento di Angilberto arcivescovo di Milano (824-859). — In quel tempo Leggiuno, detto Lezedunum, era feudo di un tale Erimberto, conte palatino e vassallo dell' imperatore Lotario.
Coli, elett. Gavirate — Dioc. Milano — Ps, T. o Str. ferr.