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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario ili Varese
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   Ispra (1471 ah.). — Questo Comune, già facente parte del soppresso mandamento di ingerii, fu per effetto della legge .ìO marzo 1890 — aggregato al mandamento giudiziario di Gavirate. Ispra (225 in.) si trova sul pendìo di un colle guardante ti lago Maggiore, in posizione veramente incantevole. Il paese è grazioso, pressoché interamente rimodernato e, monumento del suo passato, mostra una torre antica, massiccia, benissimo conservata. Discreta per disegno, sebbene non molto vasta, è la chiesa parrocchiale.
   1 dintorni di Ispra, eniiiientemeute pittoreschi, sono popolati di ricche ville, delle quali taluna — come quella dei Castelbarco — è veramente notevole per architettura e grandiosità, liei monumento è pure la cappella sepolcrale della contessa Antonietta di Castelbarco nata principessa Albani, sorgente sulla vetta d'un poggio, al quale si accede per un viale liancheggiato da cipressi. Consta d'uu tempietto rotondo in granito rosso e bianco di Laveno e di Uonlorfano. Ili la il panorama è incomparabile.
   Nelle vicinanze di Ispra si trova una sorgente d'acqua solforosa freschissima, sgorgante su strati di schisti bituminosi e di torba. Il territorio di Ispra, piuttosto arido e sassoso, non è molto fertile. Tuttavia, lavorato con grande attività com'è, produce viti, frutta e castagne.
   Cenno slorko. — Ispra è luogo assai antico. Secondo il Menila, esso deve il suo nome all'asperità del colle sul (piale sorge, ingombro di sassi e franoso: quasi ah sa.roru»i difjicultatìs aspera. Nel 1152 possedeva una cliii sa dedicata a San Salvatore e dipendente dal Capitolo dei canonici ili lirehbia. I Visconti d \ngera tennero pio volte questo luogo in soggezione.
   Coli, elett. Gavirate — Dioc. Milano — l'2, T. e Str. ferr.
   Laveno (1818 ab.). -È questo uno (hi più belli, ed oggidì anche dei più importanti, paesi esistenti sulla sponda orientale del lago Maggiore. A Laveno fanno capo varie strade: la provinciale, da Varese e da lamio — pei la \alcn\ia ma innanzi tutto, le linee ferroviarie: Milano-Gallarate-Laveno; Milano Xord-Varese-Laveno, ed infitte è toccato dalla grande linea internazionale del Gottardo, tronco italiano di Novara-Pino.
   Laveno sorge in una vasta insenatura del lago, di fronte a Pallanza e ad Intra, alle falde meridionali del Sasso del Ferro (1002 in.), che sopra questo paese si alza imponente, quasi a picco. K paese moderno, industrioso, con begli alberghi, case pulite ed eleganti, una chiesa di vaste proporzioni, di bel disegno, con un alto e slanciato campanile di stile lombardo, del secolo XI\. Notevole è pure il palazzo,sede del Municipio, davanti al quale è un modesto monumento m granito ricordante il fatto d'arme compiutovi, nel maggio 1850. da Garibaldi contro gli Austriaci. Sotto il porticato del palazzo Municipale di Laveno si legge la lapide commemorativa dei cittadini di questo Comune morti nelle guerre d'indipendenza, nonché la lapide con un medaglione-ritratto del celebre medico Monteggia, onore delle scienze mediche italiane e dell'Ospedale Maggiore di Milano, sul principio di questo secolo, nativo appunto di Laveno.
   Della sua antichità Laveno serba ricordo nel vecchio castello, la cui torre restaurata contiene gli avauzi dei Cacciatori delle Alpi caduti nell'assalto notturno del 30-81 maggio 1S59, onde togliere agli Vustriaci questo posto nel quale s'erano rafforzati con due fortini e dove tenevano molte barche a vapore armate iti cannoniere, colle (piali potevano danneggiare i paesi circostanti e tentare qualche sorpresa sulla riva piemontese. 11 tentativo di Laveno, causa 1 imperizia o la perfidia delle guide, che fecero smarrire hi strada alla colonna Bronzetti, non riesci: ma ammirabile fu lo slancio all'assalto dei Garibaldini, molti dei quali rimasero morti e feriti sul luogo. I due fortini, tenuti dagli Austriaci, vennero poco dopo quel fatto sgombrati e, nell'anno successivo, demoliti perchè, più che inutili, pericolosi.