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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parie Seconda — Alla llalia
   dintorni la chiesa parrocchiale di San Martino — che fu l'antica parrocchia del luogo — presso la regione delle cave marmifere e la chiesa di Sant'Elia, alla quale nel passato accorreva gran numero di devoti per essere preservati dai morsi dei lupi, i quali un tempo scendevano numerosi e famelici dalle boscaglie delle circostanti montagne, ma ora sono pressoché distrutti. Dalla chiesa di Sant'Elia, recentemente restaurata, distante un tre quarti d'ora in salita da Viggiù, si gode uno stupendo panorama sul lago di Lugano, su parte del lago di Como, sulla Brianza, il Varesotto e sulla pianura lombarda.
   Viggiù trae, oltre che la sua rinomanza, la sua maggiore ricchezza dalle numerose cave di marmo e di pietra arenaria che si trovano nei suoi dintorni, industre-niente lavorate dall'operosa popolazione che nel maggior numero della parte valida mascolina, è adibita allo scavo ed alla lavorazione dei marmi. Varie sono le qualità di marmi che si estraggono dalle cave; la più comune ed abbondante è la cosidetta pietra di Viggiù (eletta anche Pietra bigia) ed è un calcare compatto, talvolta di struttura oolitica, capace di pulimento e del quale si fa grandissimo uso per costruzioni e dettagli architettonici. Altra qualità di marmo assai apprezzata ed abbondante nelle cave è il broccatello, calcare compatto, bellissimo, a venature rosse, rosee, gialle e bianche, nel quale si trovano anche traccie di fossili. Si trovano pure nelle cave filoni di calcedonio, il quale, più che altro, viene macinato ed usato in polvere per la segatura dei marmi, 11011 trovandosi in luogo arena quarzifera.
   Numerosi sono gli opifici per la lavorazione dei marmi in Viggiù, alcuni anche mossi da forza d'acqua; né vi mancano studi di scoltura ove si lavorano con molta abilità e buon gusto decorazioni architettoniche, caminetti, statue, ornamenti, ecc., ecc.
   Nelle vicinanze di Viggiù trovasi una sorgente d'acqua sulfurea fredda assai efficace per le malattie della pelle. Il territorio è assai bene coltivato : produce viti, gelsi in discreta quantità, più limitatamente cereali. Nella parte alta sono belle boscaglie di castagni ed estesi pascoli.
   Cenilo storico. — Si hanno ragioni per ritenere che Viggiù in origine sia stata una stazione dei Celto-Orobi. Un vicino colle conserva ancora il nome di Orobio. Allora il nucleo del paese sarebbe stato più alto e precisamente nelle vicinanze della località ora detta Piscina Marinona, presso alle cave dei marmi. La parrocchia di San Martino sarebbe stata la prima parrocchia del luogo, matrice di tutte le altre circostanti. Fra le varie derivazioni etimologiche presentate dagli studiosi intorno al nome di Viggiù la più accettabile ci sembra quella che lo trae dall'antico Vicus Jnlii, pensando che 11011 lungi era vi Stahnlum (ora Stabbio) centro della cavalleria romana e che a Saltrio, a pochi minuti da Viggiù, si lavoravano armi per le truppe quivi stanziate. Nel medioevo, il nome di Vicus Julii è barbarizzato Vicluvium, e la terra fu sovente disputata fra Milano e Como.
   Da Viggiù, ove trovavasi di passaggio per rientrare in Germania, l'imperatore Sigismondo emanò, il 30 ottobre 1413, il decreto convocante il Concilio di Costanza per combattere le eresie che — preludio alla riforma luterana serpeggiavano nella Chiesa ; Concilio, che, senza impedire la maturamone della rivoluzione religiosa, nel secolo susseguente, diede per risultato i roghi di Giovanni Huss e di Gerolamo da Praga.
   Tommaso Grossi e Carlo Porta finsero nativo di questo paese il Biagio di Viggiuto, personaggio della loro azione storica e drammatica Giovanili Maria Visconti, rimasto per oltre mezzo secolo popolarissimo sul teatro vernacolo e marionettistico milanese.
   Furono nativi di Viggiù molti scultori che nel secolo passato e nel nostro acquistarono ili arte bellissima rinomanza: e per dire dei più famosi, nomineremo il celebre cav. Giudici, dei primi chiamati da Maria Teresa ad insegnare scultura nell'Accademia di Belle Arti a Brera, in quel tempo apertasi, e primo maestro al celebre Marchesi, nativo del vicino Saltrio; Antonio Galli, che nel nostro secolo in Milano ed all'estero