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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Varese
   271
   arcivescovo ili Milano, conte Gaisruck, con solenne atto ne celebrava la ricostituzione a monastero, e le monache ebbero di nuovo grande importanza nelle cose attinenti al Santuario del Sacro Monte di Varese.
   Ed oggi ancora, nel rimodernato edifizio del monastero, per due volte soppresso, le monache Agostiniane tengono un collegio-convitto per fanciulle ed una scuola pubblica per le ragazzine dell'abitato circostante: curando, fra l'altro, con lodevole assiduità e precisione, l'Osservatorio meteorologico quivi impiantato dall'illustre astronomo Padre Denza. Questo per ciò che riguarda la storia del celebre Santuario varesino,
   nella parte più importante inseparabile da quella dell'annesso convento.
   *
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   Da Varese si va al Santuario del Sacro Mante prendendo il grandioso viale dei platani, che dalla piazza Beccaria mette alla spianata circolare detta la Rotonda, o Rondò. Quivi per una strada carrozzabile di circa 2 chilometri, fra le ridenti collinette di Biumo Superiore e dei Miogni, si giunge a Sant'Ambrogio (vedi più sotto, Comune di Sanf Ambrogio Olona), donde, volgendo a nord-ovest, per la frazione di Robarello. in poco più di un chilometro si trova l'oratorio della Concezione, con alcune statue barocche e pitture guaste — dal piazzale del quale si ha una stupenda vista sulle colline circostanti. Si è allora al principio della salita (fiancheggiata dalle famose cappelle) che conduce al Santuario ; le quali cappelle sono una cosa ben distinta dal Santuario, di cui accrebbero la celebrità e la curiosità nei divoti, pure avendo origini e storia alfatto indipendenti.
   L'idea di adornare di cappelle l'erta strada che conduce al Santuario del Monte — il merito a cui spetta — venne per la prima a suor Tecla Maria Cid y Veador, discendente di D. Francesco Veador, celebre generale spaglinolo, monacatasi appunto in quel convento. La pia spaglinola, di ricchissimo casato, pensò di far costrurre a proprie spese, a metà strada del Santuario, una cappella che potesse essere di ricovero o di punto di riunione ai pellegrinanti pel Sacro Monte, in caso di pioggia o di altri inconvenienti. Ciò verso la metà del secolo XVI. Più tardi il frate cappuccino Giambattista Aguggiari da Monza pensò, che a rendere più facile ed attraente ai divoti il concorso al Sacro Monte varesino, sarebbe stata cosa utile il migliorare la strada fiancheggiandola di grandiose cappelle istoriate ai misteri dell'incarnazione e della passione, sul genere di quelle di cui era già popolata la strada che conduce al non meno celebre Santuario ili Varallo in Valsesia.
   Infervorato di quest'idea il frate Aguggiari intraprende una serie di predicazioni in paesi vicini e lontani, raccogliendo offerte d'ogni genere in danaro, in derrate, in mercanzie. «Varese — narra il Bizzozero — diede scudi 1CMÌ0; 500 ducatoni Galla-rate; Carnago 200 scudi; Busto incirca lire 2014; Somma 150 moggia di grano e 92 Carolino; da Novara giunsero 300 scudi e da Roinagnano buona quantità d'ongari d'oro >. Quei di Malnate, dove il padre Aguggiari aveva fatto una delle sue prediche, oltreché un'abbondantissima offerta in danaro ed in grano, vollero anche concorrere col loro lavoro manuale a spianare la piazza ove doveva sorgere la prima cappella, dedicata al mistero dell'Incarnazione. Così altrove. L'arcivescovo di Milano, cardinale Federico Borromeo, assecondò per parte sua 1' impresa, appianando, coll'iniluenza che godeva, molte difficoltà morali e raccogliendo danari ed offerte. 11 papa Pio V diede la sua approvazione alla cosa e nel 1010 cominciò la costruzione delle sospirate cappelle, coi disegni dell'architetto Giuseppe Bernasconi, che s'era acquistato buon nome continuando l'opera del Pellegrini, nell'erezione della chiesa di San Vittore in Varese. La costruzione di queste grandiose cappelle richiese quasi tutto il secolo XVII, sicché ne l'Aguggiari, ne il Bernasconi poterono vedere l'opera loro finita: l'ornamentazione, la decorazione interna delle cappelle, alle quali lavorarono tanti artisti del secolo