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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Seconda — Alta Italia
   Le notizie più sicure che si hanno intorno al Santuario del Sacro -Monto sono quelle riportate dall'abate Tettamanzi, il quale dimostra che tino dal secolo X (o dal 1017) il Sacro Monte sopra Varese aveva una chiesa collegiata, officiata da un arciprete mitrato, soggetta però alla plebania di Varese, coll'uso di pontificale, alla maniera degli antichi corepiscopi e con autorità di conferire gli ordini minori. Ed era arciprete nel 1017 un Ambrogio figlio di Leone da Bosto, il quale ricevette dai consoli di Velate, l'investitura di tutta quella costa clie dal fiume (Bona si stende fino al territorio di Brinzio con istrumento dell'anno IV dell'imperatore Arrigo II, indizione IV, in agosto. L'arciprete esercitava spremo dominio su parte degli abitanti del Monte c su coloro che vi venivano a porre banchi per vendervi merci e commestibili nei giorni di festa. La collegiata aveva anche un cimeliarca o custode degli arredi sacri e del tesoro.
   Lo stesso Tettamanzi ha cercato dì compilare, con molti documenti, un catalogo degli arcipreti che si susseguirono al Sacro Monte dal 1017 in poi: ma le sue ricerche riuscirono infruttuose pel periodo dal 1017 al 1115; nel 1155 si sa che era arciprete quel Landolfo, il quale diede, nel 1162, la rocca del Monte in potere di Barbarossa e a quelli di Castelseprio suoi partitanii, onde l'arcivescovo Caldino — che pure fu uomo assai equo — derogando al privilegio del clero varesino, nominò un suo fidato, Pietro da Busserò, diacono della cattedrale milanese e devoto alla causa della patria. Di questo fatto si conserva memoria in una lettera dello stesso Caldino al clero di Varese, esistente nell'archivio parrocchiale di San Vittore, prezioso documento del periodo delle guerre tra Milano e l'oltracotante sire teutonico.
   Un altro raccoglitore di memorie sul Santuario di Varese, il Sorniani, riproducendo nella sua Descrizione del Santuario, la carta degli Scanneri {pensanti o tenitori di scanni e di banchi mercantili) rivela alcune altre curiosità intorno ai primi ordinamenti di questo Santuario. Questa carta è in data del 6 ottobre 1197 e stabilisce i privilegi e gli obblighi degli Scanneri di fronte al Santuario ed all'arciprete. La giurisdizione di questi, per i privilegi avuti nel passato, si estendeva al fodro reale, cioè alle prerogative regie, mediante le quali si potevano giudicare anche delitti considerati allora fra i massimi, cioè: l'omicidio, lo spergiuro, l'adulterio. Nella medesima carta sono accennate le oblazioni, i proventi, i diritti spettanti al Santuario ed altre particolarità che qui sarebbe lungo e superfluo renumerare.
   In quel tempo il Santuario era in luogo fortificato; prova la cessione della rocca del Monte fatta dall'arciprete Landolfo a Barbarossa, causa della sua destituzione. Sembra anzi — almeno tale è l'opinione di qualche scrittore di cose locali — che vi fosse corrispondenza tra le fortificazioni del Monte e quella vecchia torre, di cui si veggono tuttodì gli avanzi nel paese di Velate a piedi del Monte. Anche la torre degli Ariani, detta pure della Vittoria, già accennata, di cui si vedono avanzi nel giardino del monastero, sembra facesse parte di queste fortificazioni.
   Questo è quanto di storicamente fu accertato intorno alla prima, fase di esistenza del Santuario del Monte sopra Varese, per il quale pur respingendo come infondate le origini attribuitegli dalla leggenda, si deve ammettere però una cospicua antichità, risalente, con molta verosimiglianza, al periodo longobardico, quando questa nazione, voltatasi per la pietà di Teodolinda e per le predicazioni di San Gregorio Magno dall'arianesimo alla Chiesa cattolica, si diede febbrilmente a fondare chiese, conventi, cenobii, eremi, oratori! e santuari per ogni dove.
   La seconda fase dell'esistenza del Santuario del Sacro Monte sopra Varese data dalla metà del secolo XV, ed è più splendida assai e famosa che non la prima.
   11 Santuario di Varese, che fin dal secolo XIV aveva grande rinomanza in tutte le regioni circostanti ed al quale avevano fatte ricche donazioni i Visconti, Bernabò, Gian Galeazzo e Filippo Maria (nel 1412) attiro, verso il 14-57, una fanciulla di Pal-lanza, Caterina dei Bufimi (o, secondo altri, dei Moriggi), rimasta orfana dei suoi nel