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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Seconda — Alta Italia
   Milano, senza prendere una decisione risolutiva; senoncliè gli ordini venuti dal quartiere generale, imponendogli di prendere l'offensiva e di cacciare Garibaldi ria Varese e ricacciarlo oltre il Ticino o sbaragliarlo, se gli era fattibile, il maresciallo dovette portarsi con tutta la sua gente e l'artiglieria su Varese per attaccarvi battaglia.
   Ma quell'indugio di una giornata non aveva trovato dormiente Garibaldi; il quale, coll'intuito della situazione, aspettandosi l'attacco aveva provveduto alla difesa asserragliando la città, allora meglio che non adesso circuita da un largo fossato, ed occupando le migliori posizioni dei colli circostanti.
   Alla mattina del 26, il cannone ed un nutrito fuoco di inoschetteria annunziano che il combattimento è ingaggiato. Suonano a stormo le campane delle chiese, ed i cittadini impugnano le armi, pronti alle barricate, alle entrate di Varese, per difendere la riacquistata libertà. I primi ad accorrere all'attacco, furono i Carabinieri genovesi, la cui avanguardia di quarantanove militi sostenne un fuoco micidialissimo a San Salvatore presso Malnate. Poco appresso il combattimento si fa generale e tutto il piccolo corpo dei Cacciatori delle Alpi vi è impegnato.
   Il nome, il gesto, la presenza di Garibaldi, mentre esercitavano un'azione elettrizzante su quel manipolo d'uomini, produce una specie di sbigottimento, di demoralizzazione nelle truppe dell'Urban, che 11011 potendo resistere all'irruenza degli attacchi di quella balda e valente gioventù, cominciano a piegare, poi volgono in rotta sopra Malnate, prendendo affrettatamente, la strada di Milano. Allora Garibaldi attende ancora che l'ambulanza stupendamente organizzata dal dott. Agostino Rertani abbia raccolto i morti ed i feriti rimasti sul campo, poi fa ritirare la sua colonna a Varese, collo stesso ordine e la stessa tranquillità come se la riconducesse da una marcia di esercitazione.
   Nella battaglia di Varese rimasero morti sul campo dieci Cacciatori delle Alpi, tra cui Ernesto Cairoli ; vi furono sessanta feriti, dei quali alcuni morirono nei giorni successivi. Gli Austriaci ebbero quindici morti sul campo e circa trecento feriti, più trenta prigionieri. All'indomani, 27 maggio, Garibaldi ed i suoi partirono per Como, ove, dopo l'accanito combattimento di San Ferino, giungevano trionfanti nella notte stessa.
   CITTADINI ILLUSTRI
   Varese ed il suo territorio non mancarono di dare alla patria comune, un bel contingente di cittadini illustri, che s'acquistarono benemerenza e fama nelle opere, civili, nelle scienze, nelle arti. Molti antichi architetti, ricordati dal Merzario come appartenenti alla grande famiglia artistica dei Maestri Comacini, vennero da Varese e dall'immediate! suo territorio. Fra questi ci piace citare: Sperone da Varese, che disegnò la bella chiesa di San Vittore a Canobbio sul lago Maggiore, bel monumento dell'arte lombarda del secolo XI. Nel secolo XV ebbe fortuna in Roma, ove fece la torre del Campidoglio e lavorò per Nicolò V, Pietro da Varese, architetto e scultore, che prima aveva destato fama della sua valentìa per le opere compiute Sèi Duomo d'Orvieto; nel secolo appresso, un Pietro Giovanni di Varese, architetto, lavorò intorno alla basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. E nello stesso secolo, un Giovanni Antonio Venosino da Varese, dipingeva nelle logge famose del Vaticano. Fra i pittori varesini sono ricordati il Dal Cairo, allievo prediletto del Morazzone, nato nel 1598 e morto nel 1074, fecondissimo fra i pittori secentisti: popolò dei suoi quadri Milano ove visse lungamente e Torino, ove fu pittore alla corte del duca Vittorio Amedeo I.
   Nel secolo scorso ebbero fama di eccellenti pittori : due varesini, Giuseppe e Giulio Baroflio, fratelli; il Magatti, il più barocco e manierato, ed il Ealbini. Nelle frivolezze del secolo scorso ebbe pur voga in Varese un'Accademia di Arcadi, succursale alla Milanese, villereccio semenzaio di quei poetini cincischiati e snervati e di quelle frivole poetesse che tanto facevano fremere il buono e forte Parini,