Varese
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giardini che gli stanno a tergo; migliorò in tutti i modi l'edilizia locale, incoraggiò e promosse le manifatture della seta, della carta, della tessitura, dalle quali industrie Varese ed il suo territorio trassero non poco giovamento. Francesco Iti morì in Varese il 22 febbraio 1780 e fu sepolto nella chiesa attigua al soppresso convento dei Cappuccini, ora villa San Vito.
Nel fortunoso periodo della Rivoluzione francese e della Repubblica Cisalpina, Varese fu capoluogo d'una delle trenta intendenze politiche nelle quali lo Stato era diviso: durante il Regno Italico Varese fu dapprima capoluogo del dipartimento del Verbano; indi venne incorporata nel dipartimento del I.ario (provincia di Como) quale capoluogo del secondo distretto, (ili Austriaci succeduti al Regno Italico colla restaurazione del 1815 mantennero press'a poco questa circoscrizione amministrativa e con lettere patenti del 6 luglio Iblfi diedero a Varese titolo e prerogativa di città.
Nel 181-8, appena saputo che Milano era insorta e lottava per cacciare dalle sue mura la soldatesca straniera, Varese si commosse e mandò la miglior parte della sua gioventù in aiuto della metropoli; aiuto questo, come quello ili Monza, di Como, ili Lecco, che giovò ad affermare definitivamente la vittoria e ad allontanare più che sollecitamente le truppe austriache dal territorio milanese. Rioccupata dagli Austriaci nell'agosto dello stesso anno, Varese assistette trepidante di speranze agli ultimi combattimenti, datisi in quell'anno per la causa della libertà da Garibaldi, a Luino e Mora/zone nel suo territorio; ma era fatale che la rivoluzione italiana allora dovesse soccombere, ed altri undici anni eli servitù dura e sospettosa passarono per la graziosa città, delle prealpi.
Battaglia eli Varese
(90 maggio 1859).
\ arcato con atto di mirabile ardimento il Ticino, nella giornata del 21 maggio, e padrone di Sesto ( alende, Garibaldi, diresse le colonne dei Cacciatori delle Alpi, prendendo la strada secondaria di Angera ed Ispra, onde evitare prematuri incontri colle truppe dell' Urban scorrazzanti sul territorio, tra Gallarate e Varese. Come a Varese si seppe dello sbarco di Garibaldi a Sesto Calende e del suo rapido avvicinarsi alla città, fu un entusiasmo, un delirio universale. Nonostante che si sapesse Urban, con oltre seimila croati e tredici pezzi d'artiglieria pressoché alle porte della città minacciante di fare su di essa crudeli rappresaglie, tutto il popolo era per le vie; la campana maggiore suonava a festa; le bandiere tricolori, nascoste fin dal 1818 con gelosa cura, sventolarono all'improvviso. Il sindaco Carcano pubblicò un patriottico manifesto arinunziante l'arrivo dei Cacciatori delle Alpi verso la mezzanotte ed invitando la popolazione ad accoglierli come fratelli e liberatori. < Cadute le insegne della straniera oppressione, diceva il patriottico documento, a noi fa ritorno la sacra bandiera tricolore, bandiera d'ordine, di concordia, di libertà, d'avvenire! Benedetti i prodi che ce la ridonano ! Accogliamoli, o concittadini, in festa, come il cuore ci detta, e la nostra parola di benvenuto sia: Viva l'Italia! ». Il nome ili Garibaldi ed il suo valore non erano certamente ignoti ai cittadini di Varese, che nel 1848 l'avevano visto, l'eroico duce, con pochi avanzi della sua legione, tener testa per una intera giornata alla divisione del maresciallo austriaco D'Aspre.
A sera una gran folla, con torcie e bandiere, andò incontro alla colonna garibaldina, che entrava più tardi in città accolta con giubilo immenso dalla intera popolazione. In quella notte stessa Garibaldi pubblicava un proclama alla cittadinanza dichiarante caduto il governo austriaco ed instaurato quello di Vittorio Emanuele II, re d'Italia.
L'ardito passaggio del Ticino, la sorpresa di Sesto Calende e la marcia su Varese, avevano intanto sconcertati i piani del coniando generale austriaco in Milano e del maresciallo Urban, il quale se ne stette tutta la giornata del 25 sul territorio tra Varese e
101 - La Patria, voi, II.