Varese
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Nei secoli successivi ima gran notte si fa intorno a Varese, ed al suo territorio: solo ili una carta del 1036 appare il nome di Varese nella storia lombarda; ma con maggior frequenza lo si trova negli anni successivi, specie nel periodo della sommossa politico-religiosa per il celibato del clero, promossa dal diacono Arialdo di Cuccìago e da altri suoi aderenti, sostenuti ed eccitati dalla Corte Romana, clic avrebbe voluto dare, come, diede di fatto, un colpo grave alla indipendenza lin'allora mantenutasi della Chiesa ambrosiana.
Nel successivo periodo delle guerre comunali \ arese figura alleata di Milano nella guerra decennale contro Como, contribuendo, nel 1127. all'eccidio finale di questa città; rivalendosi dei saccheggi e della cattura dei suoi maggiori cittadini, patiti, in un momento di n presa nella fortuna dei Comaschi. Più tardi, però, \ arese è alleata a Como ed a Barbarossa, insieme a tutti quelli del contado del Seprio ai danni di Milano, ma fu pei occupata dall'arcivescovo di Milano, Uberto da Pirovàiio, che vi stanziò un forte presidio, per tenere a guardia anche le vicine località di Arcisate, Bipidrouno ed Induno, considerate quale feudo della Diocesi milanese. Abbattuto, per opera dei Milanesi, il contado del Seprio che aveva il suo centro feudale in Castelseprio, Varese, divenuto capoluogo delle regioni del Seprio, si costituì tra il 1168 ed il 1200 in Comune libero, sotto l'alta giurisdizione dell'arcivescovo di Milano, il quale lino al secolo XIV tenne in Varese palazzo e corte, per residenza propria o del suo vicario. Dì ciò si lui prova in una pergamena del locale archivio parrocchiale, firmata dall'arcivescovo Algiso da Bimano (1176-1186).residente in Varese.
Parbarossa, che, dopo la batteste di Legnano, s'era rabbonito coi Lombardi, e co: Milanesi in particolar modo, sceso ni Italia nel 1186, per l'impresa di Terrasanta dalla quale non doveva più ritornare, passò per Varese, e vi fu accolto con solenni onoranze.
L'amicizia tra ^ arese e Milano durò per molti anni ininterrotta; e si ha che nel 1233 i Milanesi costruendo il palazzo della Ragione, per dare al Consiglio del Comune sede più degna, ì Varesini mandarono tutto il legname occorrente agli impalcati, alle armature, alle travature; ed ì Milanesi, tocchi da quest'atto, deliberarono il sollievo da ogni aggravio per conto loro percepito dalla terra dì Varese, e per questo votarono un assegno annuo di 4000 lire, o terzuoli, a vantaggio del Comune di Varese. Quest'idillio fu alquanto scosso nel 1240, perchè avendo ì Varesini tentato di sottrarsi alla giurisdizione superiore dell'arcivescovo milanese, vennero scomunicati, come ribelli, dall'arcivescovo stesso, che era Leone da Perego, nonostante l'appello da essi interposto presso papa Innocenzo IV.
Le truppe milanesi frattanto avevano occupata la città ed invaso il territorio facendo scorrerie ad Arcisate, Induno, Biandronno. Tolto, per l'intromissione del papa, l'interdetto, ed accomodatesi le cose, a Varese fu di nuovo concesso il privilegio dell'elezione dei proprii consoli, purché riconoscessero i diritti d'alta sovranità dell arcivescovo milanese. E furono sì fedeli al patto i Varesini, che, nel 1257, sostennero contro Milano le ragioni dell'arcivescovo Leone da Perego, espulso dal popolo milanese perchè parteggiarne per i nobili, preparatore non ìnconscieute della futura tirannide, e che in Varese s'era rifugiato. Contemporaneamente Varese si immischiò nelle cose di Como aiutando il partito dei Rusconi contro quello dei itanì, e mettendosi in una quantità di brighe, con Como e Milano, che non finirono se non tre anni dopo, quando tra popolo e nobili milanesi fu segnata quella pace che fu detta di Sant'Ambrogio, che pur dovendo durare in eterno non resse se non pochi mesi; il tempo cioè necessario alle due fazioni di meglio prepararsi a nuovi cimenti.
Nel susseguente periodo delle guerre signorili, del contrasto fra Torriani e Visconti pella supremazia nello Stato, Varese è dapprima con Gastone della Torre, cui aiuta nel 1285 ad assaltare Aligera, la rocca viscontea, ed alla battaglia contio ì nobili, siile rive del fiumiciattolo, la Guazzerà. Ma nello stesso anno, per non si sa quale improvviso