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Parte Seconda — Alta Italia
Lo si vede da grande distanza per una vasta periferia. Ne diede il disegno in perfetto barocco l'architetto Giuseppe Bernasconi già rammentata, e la sua costruzione, più volte interrotta, durò dal 1017 al 1773. 11 disegno della parte superiore venne modificato dai pittori Giulio e Giuseppe Baroffio onde dargli maggior slancio. Si sale al terrazzo per una comodissima scala di 238 gradini. Il panorama che di lassù si gode è incomparabile. Ad ovest si distende, per un immenso semicerchio, tutta la sfilata delle Alpi, dal Monviso al Rosa; a nord sorgono tutte le vette delle vicine prealpi; a sud si presenta la pianura lombarda lino al profilo delPApennino ligure; ad est, il Men-drisiotto e i monti di Gonio, su cui torreggiano il Generoso e il Bisbino. Sugli angoli del campanile di Varese si vedono ancora le ammaccature prodotte da alcune bombe lanciate nel 1850, dal maresciallo austriaco Urban, mentre le campane suonavano a distesa per l'avvenuta liberazione della città, dovuta al valore del coipo volontario, i Cacciatori delle Alpi, duce Garibaldi.
Importantissimo è l'archivio parrocchiale della basilica di San Vittore. Vi si conservano oltre 900 pergamene, fra le quali hanno singolare valore: un atto del 960; un diploma del 1032, colla firma autografa del famoso arcivescovo milanese Àriberto da Intiiiiiaiio, donante beni e concedente privilegi alla chiesa di San Vittore; una lettera di San Gal di no arcivescovo di Milano, del 1167, nella quale spiega al preposto la nomina da lui fatta — contro il diritto del Capitolo varesino — di Pietro da Busserò ad arciprete della Madonna del Monte, avendo l'arciprete precedente aperte le porte della rocca del Monte ai Tedeschi, acerrimi nemici di Milano. L'archivio parrocchiale è una preziosa raccolta di documenti rischiaranti la storia locale ed anche qualche punto oscuro della storia lombarda, nell'intricata matassa degli eventi inediaeva.]i.
San Giovanni Battista o Battistero. — Attiguo alla chiesa (li San Vittore si vede un tempietto portante, ad onta dei molti raffazzonaménti posteriori, l'impronta d'una grande antichità. In origine questo battistero era in forma esagonale: fu ridotto a forma quadrangolare coi criteri .del secolo barocco, e i restauri moderni ne hanno alquanto ripristinata, dove era possibile, l'antica configurazione. Notevole è specialmente la porta, di stile lombardo, con sottili colonnette a capitelli scolpiti e con gli ornamenti simbolici dei primi tempi.
Nell'interno è sopratutto da osservarsi la vasca d'un sol pezzo in pietra di Viggiù, con scolture in parte finite ed in parte sbozzate, le quali però, non possono risalire oltre il secolo XII. Raschiando il calcinaccio delle pareti si rinvennero traccie di antichissimi affreschi sovrapposti a varii strati. Il più recente sembrerebbe del 400.
La tradizione locale attribuisce questo battistero alla regina Teodolinda; ma nessun documento è a suffragarla. Certo è cosa antichissima: potrebbe darsi fosse del tempo della pia regina, come potrebbe essere anteriore al periodo longobardo, come potrebbe essere, invece, lavoro del secolo Vili o del IX : le deturpazioni posteriori avendo danneggiato il monumento in modo da alterarne totalmente quegli elementi caratteristici, che, all'occhio esperto, sarebbero bastati per determinarti® con verobimile approssimazione l'età e con certezza il secolo al quale appartiene.
Altre Chiese. — In Varese vanno altresì ricordate le seguenti chiese: San Martino — presso la piazza ove sorge il monumento ai Cacciatori delle Alpi — con affreschi del Magatti e di Francesco Maria Bianchi, di buona scuola, ma danneggiati da un incendio ; San Lorenzo, antichissima ; San Giuseppe, nella piazza omonima, con un quadro della scuola di Guido Reni e pitture di Giulio Cesare Procaccini, del Magatti, del Gherardini ed altri; Sant'Antonio, in piazza della Motta (città alta), rifatta nel 1593 su disegni del già rammentato Bernasconi, con un grandioso dipinto a fresco, eseguito da Giuseppe Baroffio nel 1756, ed altri affreschi del Ronchelli nella vòlta. Notevole è pure il coro lavorato da Marc'Antonio Bernasconi, nel 1614.