Circondario di Varese
25,1
< Distailo dalla riva, ora che le acque sono abbassate (14 dicembre 1863), dai 30 ai 40 metri la 1 (isola V irginia) e la la, 5 e 6*; dagli SO ai 120 la ,a e la 3*. Quando le acque sono chiare si vedono benissimo le teste dei pali, che barino un diametro da millimetri 120 sino a 180 ; rarissimi quelli di un diametro minore. Sono disposti ni filari e distano uno dall'altro ordinaria niente dai 60 ai 00 centimetri. La palafitta Ca eli Bar-delio è quasi a ferro di cavallo, e giunge colle sue braccia pressoché alla riva. Le acque del lago, nel giorno indicato, riferite all'angolo de! lato occidentale del inoletto (piccolo molo) dell'isola Cannila (ora Virginia) si abbassavano dal piano di esso di in. 0.85 e superavano la testa dei pali di m. 1.60 in questa stazione ed ni quella di Goggia e (li Bardello; di metri 2 nella stazione dì Cazzago e di ni. 1.40 m quella di Rodio, delle Mornete e del Maresco. I pali, almeno quelli d( i quali ho potuto trai' fuori qualche testa, sono di legno di ontano e di abete (onizza e peccia) ben conservati apparentemente, ma in realtà (piasi marciti, dimodoché sarebbe impossibile estrarne altra parte che la superiore, della lunghezza di m. 0.20 a ni. 0.25 ».
L:Ange!ucci pescò inoltre nella stazione delle Momete due aghi crinali, un'ansa di bronzo. 128 monete romane (nella maggior parte consolari, pochissime imperiali e d'argento): dalle altre trasse frecce di varie forine, asce di serpentino, seghe» coltelli di selce, che furono da lui mandati al Museo d'Artiglieria a Torino, ove tuttavia si conservano. Di questi oggetti il capitano Vngelucei fa nel suo opuscolo una dettagliata descrizione, dalla quale crediamo opportuno riprodurre qtn ste osservazioni sulle treccie di selce: < Si può fin d'ora asserire — scrive FAngelucci che le freccio ad alette delle palafitti del lago di \ arese sono tali opere dell'epoca della pietra da potersi mettere a confronto con quelle della Danimarca, le quali- por bellezza e varietà di forma e per eccellenza ili lavoro, sono le più meravigliose che finora si conoscano >.
Gli oggetti pescati nel Iago di Varese dall'abate Stoppimi furono da esso portati al Museo di storia naturale di .Milano, del quale, 1 illustre geologo, fu negli ultimi anni della sua vita direttore. Di altri fu fatta una ricca collezione m casa Ponti: altri raccolti dal signor Maggiorò rendono più interessanti le vetrine del grande Museo di storia naturale di Zurigo; altri, dal sacerdote Banchet e dal dottor Quaglia, furono donati al Museo patrio di Varese, l'istituto che forse aveva maggior diritto di ricevere e custodire quelle prime manifestazioni della \ ita e dell'industria umana in codesta regione.
Dopo tali scoperte altre ne furono fatte, e nel lago stesso e ne' suoi dintorni, a Comabbio, a Moliate, a Iiiandronno, ed anche nelle vicine torbiere; onde non è arrischiato il dire, che questa plaga varesina è una delle maggiori stazioni lacustri che si conoscano, e che forse a quei lontani periodi della vita preistorica si collegano in qualche modo ì non lontani sepolcreti che dalle alture di Sesona, presso Somma, si stendono per lungo tratto verso il Ticino, intorno a Golasecca,
Dei fenomeni geologici che precedettero l'attuale epoca e conformazione della superficie terrestre — per quello che riguarda la nostra regione — quelli che lasciarono maggior traccia di sè, furono nel territorio di Varese — come del resto in tutta la nostra regione prealpina — i fenomeni del periodo glaciale.
« I ghiacciai che coprirono il Varesotto — scrive il prof. Porro — furono diramazioni di quelli del Ticino e dell'Adda; ambi due per valli diverse s'erano insinuati vicendevolmente dietro al monte Camoghè, il quale spinge ì suoi speroni all'ovest fino a mezzodì di Bellinzona, all'est tino alle rive del Lario a monte di Menaggio. Procedendo, al ghiacciaio del Ticino si congiunsero quelli della Toce e ì minori del Sem-pione e monte Rosa, e tutti insieme, colmato il Verbano — dapprima braccio di mare, vero fiord, profondo un migliaio di metri toccarono la costa marina, e, uniti, per la valle di Porlezza e per le falde meridionali dei monti Bisbino e Generoso, al gran ghiacciaio della Valtellina (Adda) coprirono tutto il nostro territorio, anche le cime più elevate dei nostri monti. Infatti abbiamo varie prove di ciò, di genere diverso :