Lecco
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spagnuole, dagli Svizzeri e dalle bande autonome degli avventurieri che, come il Medeghino, facevano lor prò1 in quello sconvolgimento generale. Furono anni nefasti per tutta la regione lombarda; nel territorio di Lecco e nella contigua Valsassina in questo periodo è notevole la resistenza, la ribellione continua alla dominazione francese, contro la quale combattè valorosamente sul lago e sui monti Francesco Alerone, nobile e ricco cittadino di Lecco, fattosi condottiero dei suoi conterrazzam per sostenere la restaurazione sforzesca, colla quale tutti allora speravano rivedere tornata la patria alla pace ed all'indipendenza. In questo senso lavorò con abilissima politica Gerolamo Morone, pure di Lecco, gran cancelliere dello Stato; e di più avrebbe fatto, riuscendo ad allontanare dalla Lombardia, e fors'anco dall'Italia, Francesi, Tedeschi e Spaglinoli, se il tradimento del marchese di Pescara non avesse sconvolti i suoi piani e la debolezza di Francesco II Sforza non l'avesse abbandonato alla vendetta di Carlo V.
Durante queste peripezie del Ducato, Lecco e la Valsassina furono provate da un altro tìagello: la guerra cioè, quivi portata dal famigerato castellano di Musso, Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, il quale s'era messo in testa, giuncando d'audacia, di costituirsi un principato nella parte superiore del Iago con diramazione nella Valsassina fino a Lecco e possibilmente anche nella Valtellina. La vasta ciambella ideata dal Medeghino non gli riesci col buco; però diede noie grandissime a tutti questi paesi, mettendoli in apprensioni e trambusti guerreschi per varii anni, lincliè tentò il colpo decisivo dell'impresa di Lecco, riuscitagli, come si sa, per sorpresa e tradimento (1532) e minacciando di farsi padrone della vicina I'rianza. L'intromissione dei suoi fratelli e specialmente di Angelo, che fu poi papa Pio IV, riuscì a disarmare l'avventuri ero, d'altronde assai bisognoso di (lanari: una pace fu fatta con Francesco II Sforza e coll'imperatore Carlo V; il Medeghino rinunziò al marchesato di Musso, alla \ alsassina, a Lecco, di cui s'era proclamato conte — coniando con questo titolo, durante l'impresa, monete di stagno e d'argento in cambio del marchesato di Melegnano e di una larga pensione.
Lecco, il suo territorio, la Valsassina ritornarono così al Ducato di Milano, con Francesco II Sforza dapprima e poscia cogli Spagnuoli, in favore dei quali l'imbelle duca morendo testava la sua successione.
CoII'avvento del regime spagnuolo la storia di Lecco e del suo territorio circostante, la Valsassina compresa, perde quel tanto di fisonomia propria che poteva per avventura avere, e tutta la storia locale si riassume nel succedersi di questo o quel governatore; nel passaggio di questo o quel corpo di Lanzichenecchi o di Mieli eletti. Quanto ai costumi portati nell'ambiente sociale dalla dominazione spaglinola in questa regione furono sì meravigliosamente fotografati dal romanzo manzoniano, che l'aggiungervi del nostro qualche parola sarebbe profanazione.
Il dominio spagnuolo è contraddistinto per Lecco con due date funeste : il 1570, colla terribile carestia per la quale molti morirono d'inanizione; il 1629, per il passaggio dei Lanzichenecchi che, comandati dal Cobalto, si recavano all'impresa di Mantova — avvenimento pur questo con mirabile evidenza d'arte tratteggiato dal Manzoni nei Promessi Sposi — che saccheggiarono e devastarono tutti i paesi trovati sul loro passaggio, ì villaggi sguarniti ed abbandonati dai terrazzani in parti colar modo. Dei paesi del territorio lecchese ebbe a soffrire maggiormente Olate, il presunto villaggio dei Promessi Sposi, ove quelle orde indisciplinate, oziose e pestifere, ebbero a fare una più lunga permanenza prima di proseguire la via. L'anno successivo fu coronato dalla terribile pestilenza che desolò tutta la Lombardia in modo straordinario, contagio portato dal sudiciume e dalle sregolatezze delle soldatesche alemanno-spagnnole scese in Italia, al quale aveva dato facilissimo piede lo stato di denutrizione e di prostrazione fìsica e morale nel quale si trovavano le popolazioni oppresse e taglieggiate in mille modi dalla dominazione spagnuola, dalle pessime, corrotte ed improvvide