-196
Parte Seconda — Alta Italia
accanitamente i Longhi ed i Benalio, Ghibellini i primi, Guelfi 1 secondi. Ugualmente avveniva in Valsassina e nelle terre maggiori del lago, Mandello, Lierna, Varenna, contro la cui agitazione era già troppo lontano, tardo ed impotente il signore supremo residente in Milano. Sol dopo il 13G0, per la pace conclusa mediante l'intromissione di ecclesiastici e legati mandati dal papa., cominciò ad aversi in questa regione una certa tranquillità degli animi, che fu turbata alla morte di Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano, il quale lasciando i tìgli minorenni sotto infida tutela, diede agio ai signorotti locali di rialzare il capo e prepotere impunemente sulle popolazioni più pacifiche. Così fu, che Franchino Rusca, dichiaratosi signore di Como ed alleatosi a quelli di Galbiate e di 01 gin ale, occupò Lecco e tutto il suo ramo di lago, impadronendosi anche di Bellano, della Muggiasca, di Varenna, Perledo ed Esino.
Nell'opera di ricostituzione intrapresa del ducato paterno, Filippo Maria Visconti mandò il conte di Carmagnola a riprendere Lecco; il blocco del borgo fu lungo ed ostinato: cominciato il 16 aprile 1416 terminò l'I 1 gennaio del 1417 colla resa della ròcca. Nel frattempo la Repubblica di Venezia, che da Bergamo guatava a Lecco, come a buona porta per la meditata sua conquista del Milanese, mandò alla conquista del borgo, Battista Campofregoso, generale genovese al suo soldo; ma la spedizione non riuscì ed il Campofregoso fu battuto dal Carmagnola a poca distanza da Lecco. Altro tentativo fu fatto da Venezia, nel 1.426, per impadronirsi di Lecco, ed infatti, coll'aiuto di Puzzone Bota, bergamasco, gran fautore di quella Repubblica, e dei Pozzi d'Acquate, che sollevarono i paesi del territorio, il loro principalmente, Lecco per qualche tempo stette in potere della Serenissima; ma nell'anno susseguente Filippo Maria mandò di nuovo il Carmagnola, il quale in breve ripristinò le cose e punì Acquate per la sua sollevazione incendiandolo. Ma non più tardi di un anno ancora, lo stesso Carmagnola, caduto in sospetto del duca e passato al soldo di Venezia, per conto di questa Repubblica riconquistava Lecco, favorito nell'impresa da quelli d'Acquate, come sempre, capitanati dai Pozzi (1428). Questi fatti inasprirono gli animi. In Lecco ed in tutta la Valsassina s'era formato intorno ai Visconti un forte partito e mentre Nicolò Piccinino, capitano dell'armata ducale, scendeva per Bellano e Varenna, la valle del S. Martino, la Valsassina ed il territorio della pieve di Lecco insorsero contro i Veneti, il generale dei quali, Daniello Ventura, disceso per lo valli del Bitto e della Treggia, fu sconfitto da quei valligiani, ai quali sembrava in tal modo di difendere la loro indipendenza, mentre non pensavano che, abbandonandosi incondizionatamente, siccome facevano, al duca di Milano andavano incontro a servitù le mille volte peggiore. Per vani anni il territorio di Lecco e della Valsassina fu contrastato fra Veneziani e Milanesi, combattendovi i migliori generali (capitani di ventura) del tempo, quali il Carmagnola, Facino Cane, il Piccinino, il Colleoni, il Cornaro, il Venturi. Il contrasto sempre più inarcerbito non sì sopì neppure quando cessò, con Filippo Maria Visconti, la linea diretta di questi signori di Milano e quando, dopo il breve periodo della Repubblica Ambrosiana, s'impossessò del ducato Francesco Sforza; il quale con molta energia, un po' colle armi, un po' coi trattati ricondusse sotto di sè tutto, o quasi tutto, l'antico dominio di Gian Galeazzo. In questo periodo la Valsassina erasi sempre tenuta in istato insurrezionale contro Venezia, onde fu agevole allo Sforza, aiutato dai molti partigiani che in quella valle aveva, il riconquistarla nel 1452, dopo un assedio piuttosto lungo a cui fu sottoposta la rocca di Bajeilo, ove erasi raggruppato il maggior presidio dei Veneziani e loro partigiani.
Per parecchi anni, dopo tanto trambusto d'armi, la pace tornò fra queste valli, restaurando i traffici, l'agricoltura e l'arte della seta, a cui le popolazioni del territorio di Lecco da secoli già si dedicavano. Ma sul principio del secolo XVI, causa la guerra scoppiata per la successione del ducato di Milano, era di nuovo il territorio della Valsassina, di Lecco, della Brianza invaso e percorso dalle armate francesi, tedesche,