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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Seconda — Alta Italia
   od in seguito a pioggie continuate ed acquazzoni lavanti improvvisamente i fianchi rocciosi del Resegone. Poi, poco a poco, l'acqua scompare assorbita dalla permeabile morena frontale sottostante.
   Altra beila ed attraente passeggiata è quella da Lecco alla chiesa di San Michele, sul fianco del monte Barro : località d'interesse storico, e dalla quale si ha un imponente panorama su Lecco ed il suo territorio. Ma di San Michele, delle sue chiese, della famosa sagra che ogni anno vi si festeggia, al 29 di settembre, toccheremo più opportunamente parlando del Comune di Pescate.
   Nelle vicinanze dì Lecco è pure mèta di un'interessante passeggiata la villa del Galeotto, proprietà un tempo della famiglia di Alessandro Manzoni ed abitata dal Manzoni medesimo tino al 1818. Si trova al disopra della stazione ferroviaria, lungo la nuova via che conduce al Caldone.
   La famiglia di Manzoni, originaria di vai di Taleggio, nella Valsassina, trapiantassi a Barzio e da quivi passò a Lecco. Sullo scorcio del secolo passato il padre di Alessandro acquistò la villa del Caleotto e venne a stabilirvisi colla famiglia. Alessandro vi passò la fanciullezza ed anche parte della gioventù. Fu eziandio a capo dell'amministrazione del borgo, come risulta dagli atti del Convocato generale del Comune di Lecco, tenutosi il 31 ottobre 1816. La villa fu, con gran dispiacere del Manzoni stesso, venduta per riparare allo squarcio fatto nel suo patrimonio da un procuratore infedele, nel 1818. Ne divenne proprietaria la famiglia Scala di Lecco, che ancora la conserva e cortesemente la mostra ai forestieri recantisi a visitarla, ed ove in una sala terrena si mostrano oggetti che già appartennero al poeta degli Inni Sacri. Nella cappella annessa alla villa è sepolta la madre di Manzoni, come si sa, figlia a Cesare Beccaria. Sull'esterno della villa fu murata una lapide colla seguente iscrizione dettata da Cesare Cantù: Alessakdiio Manzoni — In questa villa sua fino al 1818 — Si ispirava agli Inni, all'Adelchi — Ai Promessi Sposi— Ove i luoghi, i costumi, i fatti nostri — e sè stesso immortalava — La Famiglia Scala — Nel primo centenario, 7 marzo 1885 — A perpetuo culto pose.
   Quanto alle escursioni alpine e semialpine che si possono compiere partendo da Lecco, non v'è che l'imbarazzo della scelta. Citeremo fra le più interessanti, i cui itinerari furono studiati e verificati dalla solerte sezione del Club Alpino Italiano di Lecco, le seguenti: al monte Barro (922 in.) in 2 ore; ai Corni di Ganzo (1372 m.), passando per Gianvacca o Bocchetta dei Corni ore 4 Va; al Magnodeno (1236 ni.) per Germanedo e la Rovinata in 3 ore all'Albenza e vai Cava (1428 ni.) in ore i1!^; al Resegone (1875 m.) per Malnago, Falghera e Costa in 5 ore; alla Grigna meridionale (2184 ni.) per Ballabio ore 6; alla Grigna settentrionale o Moncodine (2410 in.) per Pasturo ore 4 (da Pasturo). In ogni paese del circondario, specie in quelli sull'itinerario di qualche ascensione importante, si trovano ottime, fidate guide autorizzate dal Club Alpino di Lecco.
   CENNO STORICO
   Antichissime, per consenso generale, sono le origini di Lecco: antichità spiegabile colla posizione topografica della città. I primi abitatori storici della regione furono gli Orobì, popoli di razza celtica, la cui venuta in questa regione è di parecchi secoli anteriore a quella degli Etruschi. Gli Orobì — la cui etimologia grecizzata vorrebbe significare gente vivente sui monti (Opoc, monti, e Bioc, vita) — occupavano il paese tra Bergamo e Como: paese, come sappiamo, essenzialmente montuoso. Della presenza degli Orobì ili questa regione rimasero testimoni ancora ai nostri giorni, i nomi di molti paesi (della Valsassina particolarmente, in antico chiamata Orobia) come Introbio ' Inter Orobios), Ballabio da Vallabj (Vallis Orobiorum) ed ili altre località come