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Parte Seconda — Alta Italia
clic lentamente, ma continuamente era come tutti i ghiacciai alpini in movimento, spingeva le sue diramazioni in vai Varrone, in Valsassina, in vai di Esino ed in Vallassina. Quest'ultimo ramo finiva negli attuali laghetti dell'alta Brianza. Gli altri tre occupavano tutto il fondo delle rispettive valli e sbarrandone la parte estrema vi diedero luogo a piccoli laghi, 1 cui depositi argillosi si cavano a Camallo e nel piano di Pasturo. A Lecco il tronco principale dilatavasi a sinistra occupando tutto quel territorio : sbarrava così le acque che scendevano dalla Valsassina, donde i laghi nel cui fondo depositavansi le argille di Malavedo e di Vercasio. A destra spingeva tra il Barro e le costiere di Valmadrera un piccolo ramo che si ricongiungeva con quello del Lainbro. Indi proseguiva a sud serrato tra il Magnodeno ed ti Barro, tra l'Albenza ed il San Genesio, seguendo l'attuale corso dell'Adda.
Le vestigia lasciate dall'invasione glaciale nel territorio lecchese sono imponenti. Vi sono innanzi tutto i depositi lacustri, considerevoli 111 molte valli. Poi vi sono le morene, enormi e disordinati accumuli di massi, grossi e piccoli, di sabbie e di fanghiglie, qui più distinti, piti frequenti, più accertabili che non altrove. Le morene che coprono la base del monte Barro e dell'Albano sono piene di massi appartenenti a roccie mancanti affatto dal territorio lecchese, ma vegnenti direttamente dalla Valtellina. Poi vi sono i massi erratici o trovanti, come si dicono in paese, nel territorio di Lecco frequentissimi, tolti tutti dalle vette alpine, più discoste e quivi trasportati dai ghiacciai. Nei monti di Bellagio ve n'ha uno detto Pietra ìentina, conosciuto da tutti i geologi. Trovasi sopra Civenna all'alpi di Travolta ed ha un volume di circa 1300 metri cubi e consta di serizzo ghiandone (gneis portiroide). Nelle vicinanze sono due altri trovanti, di considerevoli dimensioni pure di serizzo e detti dagli alpigiani Pietra Cavallo e Pietra Luna. Altro masso erratico, celebre per le sue proporzioni, è il Sasso di Preguda sui fianchi del Mongagli, sopra Pare. Fu illustrato poeticamente dallo Stoppani con un grazioso poemetto : una lapide incastrata sulla faccia guardante il lago ricorda il fatto. Presso Givate c'è un enorme monolito di serpentino in meravigliosa posizione di equilibrio. Altri di minore importanza se ne trovano altrove, altri furono e sono distrutti dagli scalpellini che ne traggono buonissimo materiale da lavoro.
Traccia evidente dell'esistenza del ghiacciaio in questa regione e del suo movimento si ha nelle montagne e rupi arrotondate, lisciate e scanalate. Pressoché tutti i monti del Lecchese hanno le loro basi lavorate in tal modo. Dove il ghiacciaio è arrivato, il terreno sottostante ebbe tutti gli spigoli smussati. Le montagne poco alte ebbero asportata la loro vetta. Nel bacino di Lecco osservansi i più begli arrotondamenti glaciali che si conoscano. Tali i poggi di Belledo, di Santo Stefano e di San Dionigi aventi una rotondità di linee che par data dal tornio. Anche il Morigallo è perfettamente tondeggiante. Nè mancano le rupi levigate e scanalate. Alle fornaci di Pare si vede la dolomia che forma il monte, perfettamente lisciata e ripiena di solchi. Tutto ciò consente di valutare l'altezza dell'antico ghiacciaio, la quale corrisponde a quella linea che sui monti del territorio di Lecco separa la parte superiore, aspra, scheggiata, variamente corrosa e quasi sempre brulla, dalla inferiore, tondeggiante, liscia, generalmente uniforme e ricca di vegetazione. Tale linea oscilla dai 1200 ai 1400 metri sul livello del mare.
Infine si trovarono sul territorio di Lecco le cosidette Marmitte dei Giganti, alcune delle quali recentemente a poca distanza da Lecco, durante i lavori della ferrovia Lecco-Colico. Vennero distrutte per fare una trincea necessaria alla linea.
Ritirandosi i ghiacciai, i fiumi ripresero il loro corso e si stabilì regolarmente il lago. Le morene furono in parte corrose ed in parte terrazzate, e per opera dei tre torrenti vicini, il Caldone, il Gerenzone ed il Bione « la triade idrologica del territorio lecchese > si andò man mano formando l'attuale territorio di Lecco. E l'uomo già viveva sulla terra.....