Circondario di Lecco
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Più famigliare, piti simpatico, più allegro — continua il Cermenati — è il tipo calcareo. Non ha l'arditezza delle creste dolomitiche, ma non porta come quelle il marchio eterno della povertà. Come quello non è lavorato ad intagli, ma il suo profilo tranquillo si risolve in vette non meno delicate e pittoresche La vegetazione vi trova ospitalità maggiore, lo acque vi sono più copiose, gli accessi più facili permettono all'uomo visito reiterate & minuziose. Il Parrò, i Corni di Canzo, il Presura, il Iìai, il San Primo, il Galbiga, 1 Vlhonza e il Magnodeno appartengono a questo secondo tipo ed il loro aspetto governato da una tal quale uniformità è notissimo.
Gli altri due tipi riseontransi in Valsassina. 11 tipo scistoso-arenaceo dà costoni regolari e vette ordinariamente coniche e piramidali. La decomposizione di tali roccie procaccia buoni terreni argillosi clic ospitano abbondante vegetazione. I profili sono meno artistici, ma più seri ; il I ognune, il pizzo dei Tre Signori e tutti i confratelli vicini appartengono a questa categoria. Anche le roccie granitiche s'alzano a vette fra la valle della Piovermi e quella del Vai rone; ne risultano creste alquanto frastagliate con punte che si approssimano all'angolo retto. Ciò per il clivaggio della roccia e per la facile rovina dei feldspati che abbondano nella sua pasta.
Quello che succede pei rilievi, avviene per le depressioni. Oltre alle valiate dovute all'andamento tectonico vi sono lo vallate formate per erosione. La maggior parte anzi delle vallecole nel circondario di Lecco sono tali. Love le intemperie, dove l'acqua negli strati più credibili hanno fatto man bassa, affondando i valloni. Lo stesso vaio pei passi e. calli ed anche pei pianori che qua e la si riscontrano. La conca di Esino. la vai Moria, la, valle della Domicilia, quella del Pione, quella di Erve, i bacini di Maggio, di Rarzio, di Pasturo e via dicendo, infossano appunto ni certi terreni marnosi, che i geologi conoscono coi nomi di raililiano e di retieo la cui facilità ad esser distrutti è nota anche ai profani.
Così il versante settentrionale del San Martino è dolcissimo e coperto di boschi e di prati, perchè il sottosuolo è raibliano ed il versante orientale del Resegone è molle e fertile perchè costituito da roccie. retiehe. La fertilità, si capisce, è dovuta alla gran copia di terreno vegetale che risulta dalla maggiore erosione degli strati. Classica in proposito è la vai di Erve, la quale s'allarga in ridenti bacini m corrispondenza alle roccie scisto-marnose. Si restringe invece e si fa dirupata dove sono i calcari compatti. 11 Grignone, visto da Mandello, è brullo sulla cima, ma più in basso ove affiorano calcari, appare coperto di Un tappeto verde continuo. Una linea orizzontale separa nettamente le due zone.
Salve poche eccezioni le roccie delle montagne lecchesi si presentano a strati di ogni potenza, da pochi millimetri a centinaia di metri. Nelle cave, nelle trincee, negli spaccati naturali ed- artificiali si può constatare de visti questa disposizione. 11 San Martino visto dal lago o dalla strada di Laorca appare costituito da immensi strati sovrapposti. A Vercurago ed a Givate si contemplano stratificazioni stupende, regolai is-sime. In Valsassina gli esempi si moltiplicano. Non tutti pero questi strati sono nella medesima posizione. Ora questa è orizzontale, ora inclinata, ora addirittura verticale. Strati orizzontali osservansi a Chiuso, inclinati ad Acquate, a Merita, Varenna e sulla strada, di Galbiate, verticali presso la fonte ili Civate. A Sala al Barro c'è una cava di pietre che dà un'idea bellissima di strati raddrizzati. Esempi bellissimi di contorsioni negli strati ammiratisi nella parete rocciosa da Maggianico a Vercurago. Roccia mancante affatto di stratificazione e massiccia è la massa granitica che si vede affiorare lungo la via da Iti troll io a Taceno.
Bel periodo glaciale e del gran ghiacciaio dell'Adda, il territorio di Lecco è quello clic presenta ancora oggidì le traccie più evidenti e palesi. Tutto il lago era pieno di ghiaccio, un vero rimile che passava per Lecco ed andava a finire molto in basso. In qualche momento fu alto più dì nulle metri sull'attuale pelo del lago. Questo ghiacciaio,