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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Manli-unenti e Comuni del Circondario di Como
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   Cenno storico. — Rozzonico è luogo antico, ricordato in atti fin dal periodo feudale e durante il tempo delle guerre comunali. Nel secolo XIII era celebre sul lago la torre di Rezzonico, della quale si vedono ancora gli avanzi. Di questa località è originaria la famiglia comitale Della Torre di Rezzonico, come fu detta anticamente e Rezzonico semplicemente come fu detta poscia. Questa illustre famiglia italiana, che diede capitani, ammiragli, giureconsulti, statisti, letterati, si divise in tre rami; uno stabilitosi a Como, uno a Milano ed il terzo a Venezia. Del ramo comasco fu il letterato Gastone della Torre Rezzonico; del ramo di Venezia, il più famoso, fu papa Clemente XIII.
   Coli, elett. Menaggio — Dioc. Como — P2 e Staz. lacuale.
   Sala Comacina (655 ab.). — Il capoluogo di questo Comune si trova in amenissima posizione, sulla riva occidentale del lago di Como, dirimpetto alla famosa Isola Comacina, dalla quale è separato per uno stretto e poco profondo braccio del lago. Il paese di Sala, come tutti i paesi riveranei, ha bellissima apparenza; una discreta chiesa parrocchiale, belle case di villeggiature e padronali. A tergo del paese si alzano imponenti i fianchi del monte Costone, contrafforte avanzato a mezzodì del monte Crocione e del Galbiga.
   Il territorio di Sala Comacina, per quanto montuoso ed aspro a lavorarsi, dà per prodotti olive, viti, castagne. Nella parte alta sonvi ottimi pascoli. L'Isola Comacina fa parte del territorio comunale di Sala, ha forma allungata e leggiermente arcuata. Del suo passato religioso e pugnace non conserva che qualche rudere ed una chiesuola. E coltivata ad olivi ed a riti.
   Cenno storico. — Sala è luogo antico; ma la sua notorietà nella storia la deve specialmente alla sua vicinanza coll'Isola, dai cui fasti ebbe non lieve riflesso. È nell'Isola Comacina che resistette e sopravvisse al succedersi delle invasioni e dominazioni barbariche un ultimo lampo della grande tradizione romana o nazionale.
   Narra Paolo Diacono, lo storico maggiore ed affettuoso dei Longobardi, che mentre Alboino, già padrone di Verona, di Pavia, di Milano, proclamatosi re dei Longobardi e d'Italia, imponeva al paese conquistato la legge longobardica, l'Isola Comacina e parte del Lario superiore continuarono a mantenersi indipendenti, con leggi, amministrazione ed un piccolo esercito alla romana. Chi aveva se non creata, munita e rafforzata questa colonia romana in pieno tempo di oppressione barbarica fu Francione, governatore dell'Insubria in nome di Maurizio imperatore d'Oriente. Durante l'invasione dei Longobardi, Francione, dopo aver invano contrastato più volte il passo allo straniero, dopo aver vista la Corte bisantina insanguinata dalle fazioni, disinteressarsi affatto per ciò che avveniva nell'Italia superiore, cogli avanzi delle truppe insubri da lui comandate si ridusse a Como; da quivi passò all'Isola Comacina, ove pose sotto buona guardia i tesori salvati dalla rapacità barbarica e munì il luogo di mura e di torri, chiamandovi ad abitarlo quanti Romani e provinciali non volevano sottoporsi alle nuove, vessatorie leggi longobardiche.
   La città che così s'era formata fu detta Cristopoli e mantenne la sua indipendenza durante il regno di Alboino e durante la federazione dei duchi. Fu Autari, il re leggendario e romanzesco dei Longobardi, primo marito alla pia Teodolinda, che dopo aver percorsa l'Italia fino a Reggio di Calabria, sentì il bisogno di togliere a Cristopoli l'indipendenza e quelle leggi romane, la cui esistenza gli sembrava offuscassero la sua gloria. Ma più di questo, forse, premeva al cavalleresco longobardo di impossessarsi dei tesori custoditi da Francione in Cristopoli, tesori dei quali certamente era esagerata la fama. Con tale intento Autari, allestita in Como una flottiglia e mandate per il litorale altre truppe, strinse l'Isola Comacina di ostinato assedio, tentando, con frequenti assalti, di espugnarla. Ma Francione ed i suoi, sempre pronti alla difesa, respinsero ogni attacco e non cedettero se non dopo sei mesi, per fame. I patti della resa,