Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Como e Sondrio', Gustavo Strafforello

   

Pagina (146/522)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (146/522)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   -142
   Parte Seconda — Alta Italia
   montagne della valle di Chiavenna che, fino allo Spinga, ne chiudono a settentrione l'orizzonte. L'imponente masso del Legnone, col suo pendìo ininterrotto dalla sponda del lago fino alla vetta, sorgente dirimpetto alla villa Gallio, dà grande risalto a tutto il panorama. Nel vasto salone centrale della villa si conservano ancora mobili del tempo del Gallio, tra cui grandiosi seggioloni in legno scolpito, coi nomi di alcuni cardinali celebri in quel periodo della storia ecclesiastica. Ciò fece supporre a qualche scrittore locale, troppo tenero delle glorie paesane, che fosse intenzione del cardinale Gallio di trasportare quivi il Concilio Tridentino, nel quale, come si sa, egli ebbe sì gran parte. Ma basta leggere, in Paolo Sarpi, le lagnanze dei prelati e padri del Concilio, che trovavano troppo discomoda ed angusta, per le loro corti, la città di Trento ed insufficienti gli svaghi loro offerti dal cardinale principe Cristoforo Madruzzo nella classica villa delle Albore o nel castello del Buon Consiglio, per capire come neppure l'idea, in un uomo di sì grave senno qual era il Gallio, sarà balenata di trasportare, nell'appartata e modesta Gravedona, quelle numerose e sfarzose corti che si trovavano già a disagio nella nobile e pittoresca città di Trento.
   Ma più ancora del palazzone quadnturrito del cardinale Gallio, ha importanza grandissima nella storia dell'arte lombarda e della regione quel singolare monumento che è conosciuto, in tutto il lago e da tutti gli studiosi di cose artistiche, col nome di Santa Maria del Tiglio (fig. 17). Questo monumento, che il Muratori, sulla fede non dubbia dell'annalista francese Aimoino, dichiara già antico nel secolo IX, deve risalire al primo periodo dell'epoca longobardica, accordandosi ciò in certo modo colla leggenda lungamente durata fra il popolo, che sia sorto per volontà della regina Teodolinda, alla quale, sia detto tra parentesi, fu vezzo dei Lombardi, nei secoli VII, Vili, IX e X in p articolar modo, di attribuire tutto quanto di buono e di belìo esisteva allora nel loro paese. Comunque, a Santa Maria del Tiglio si può assegnare l'origine tra il secolo VI ed il VII. Essa è evidentemente opera di artisti locali e mostra, nell'ingenua semplicità dei suoi elementi, una diretta discendenza dallo regole antiche, o vitruviane, delle quali gli antichissimi Maestri Comacini — nella barbarie profonda dei bassi tempi — furono, si può dire, i depositari e i continuatori. « Quella fabbrica — scrive il Merzario — subì parecchi restauri che in qualche parte ne alterarono la semplicità e la nativa fisonomia. Ma quando si pensi che ella è fattura di 1000 (o 1200?) anni addietro ; quando se ne consideri, il disegno leggiadro e si ponga attenzione alla scoltura ed eleganza di alcune arcate finestre, colonne e colonnine, non si può non riconoscere e non confessare, che fin da quei tempi eravi fior d'arte nel territorio di Conio e nei Maestri Comacini ». Ed il Dartein nel suo copioso Étude sur Varchitecture lombarde, ecc., dopo aver lungamente studiato, descritto ed illustrato la chiesa di Santa Maria del Tiglio in Gravedona, così conchiude: « Poniamo fine a questo studio col dire, come già scrisse il canonico Barelli, che per la forma elegante dell'insieme, l'originalità e la varietà delle diverse parti, la bellezza dei materiali, l'esecuzione accuratissima dei muri e i preziosi affreschi delle pareti interne, Santa Maria del Tiglio merita d'essere considerata come un monumento di primo ordine, degno delle premure più solerti 2>. Infatti, questo monumento è da parecchio tempo passato sotto la tutela diretta dello Stato ed inscritto nel ruolo dei monumenti nazionali della provincia lombarda.
   L'edilizio è di forma quadrangolare, con l'abside semicircolare esposta ad oriente e la fronte a ponente. Su questa facciata e soprastante alla porta principale, sporgendo alquanto dal complesso della fabbrica, havvi una torre, che in origine doveva di poco sorpassare l'altezza della facciata medesima. La torre è quadrangolare nella parte corrispondente e collegata alla facciata, mostra evidentemente dì appartenere allo stesso periodo di costruzione. Non così nella parto che sporge sopra il tetto, condotta ottagonalmente secondo lo stile lombardo dal secolo XII al XIII e adattata ad uso di campanile. La differenza delle epoche di costruzione, risalta specialmente dalla