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Parte Seconda — Alta Italia
disegni dell'architetto Pollak. È annoverata fra le più belle ville della Lombardia. Ha pitture del Bossi, che vi lasciò un'Aurora d'ottima fattura, medaglie del Manzoni e, fra le sculture, una Leda del Crof ed un busto del Baimi dovuto al Franchi. Questo, nel giardino protetto da una folta macchia di lauro, inspirava a Vincenzo Monti — quivi ospite — nel canto iv della Mascheronìana i versi :
Bai Marliani la villa Amalia — pur conservando il suo nome primitivo — passò ai marchesi Solicino, che ne perfezionarono con abbellimenti l'ombroso parco ed i ricchi appartamenti. Ora è proprietà del conte Amman.
L'agro di Erba è fertile e ridente e vi prosperano singolarmente i cereali, la vite, il gelso. Industriosa è la popolazione del luogo applicantesi, oltre che all'agricoltura, all'allevamento dei bachi da seta, alla lavorazione prima dei bozzoli nelle filande e negli opifici d'incannaggio e binatura; alla fabbricazione dei mobili e dei salumi. Anche l'industria degli alberghi ed osterie è in Erba e suoi dintorni assai sviluppata e prosperosa.
Il Buco del Piombo. — F'ra le cose singolari che il bacino di Erba o dell'Eupili offre ai suoi visitatori è celebre, per fama assai assodata, l'antro naturale detto Buco del Piombo. Questa caverna si trova all'altezza di 695 metri, nei monti a nord-ovest di Erba, a circa due ore di cammino da questo paese, per un sentiero pittoresco, internantesi fra belle boscaglie di castagni. Fu scavata lentamente dalla natura e, si vuole, anche col sussidio dell'arte umana, in un masso calcareo argilloso, con stratificazioni ricche di ammoniti e di altre conchiglie fossili Si entra nello speco per un'imboccatura piuttosto grande, scendendo una specie di scala rozzamente scavata nella rupe. Gli avanzi di quattro antichi muraglioni, ora in rovina, mostrano come altre volte il passo di questa grotta fosse custodito onde proteggere l'asilo di chi dentro vi stava. Oltrepassato quest'atrio la caverna si riduce alla larghezza di circa metri 9 ed all'altezza di metri 8, col suolo allagato da rigagnoli d'acqua limpidissima, i quali è forza guadare se si vuol penetrare più oltre. Alla distanza di metri 1S8 si vede appena la luce penetrare dall'ingresso, e poco più oltre, sul lato destro, si apre un'altra spelonca larga circa inetri 1.30 ed alta da metri 5 a 10. A metri 256 l'aria respirabile comincia a far difetto, le candele, per mancanza di ossigeno, si spengono. Fin qui — secondo lo dice una lapide infissa nella roccia — giunse il viceré del Lombardo-Veneto, arciduca Ranieri, 18 maggio 1819, accompagnato dal consigliere De Capitani e dal ciambellano conte di Taar.
Questa caverna fu accuratamente visitata ed illustrata, nel 1825, dal benemerito prevosto di Cantù, don Carlo Annoili, che la studiò insieme a due giovani ingegneri, i fratelli Corti da Pomerio. Egli vi rinvenne un cucchiaio del periodo romano, un cagnolino di bronzo, un fennabandiera in ferro e vicino a questo gli avanzi di tre scheletri. Le rovine dell'edilizio, che si trova all'imbocco della grotta, ne assegnano l'età tra il secolo X ed il XIII. In quel periodo infatti il pian di Erba, come tutto il Comasco, fu soggetto a violenti commozioni politiche e militari. Non è improbabile che si sia voluto munire quell'antro appartato per nascondervi gente in imboscata contro i castelli ed i paesi del piano sottostante, o per tagliare la strada a chiunque da quella parte avesse tentata una soipresa al di là dei monti. Le dimensioni della caverna di Erba o Buco del Piombo sono le seguenti: luce della bocca arcuata, metri 38; altezza, dalla soglia ove scarica l'acqua alla sommità dell'arco, metri 42 ; spessore deila vòlta, ossia altezza dell'archivolta naturale, metri 47. Alcuni scrittori intorno alle cose della Brianza hanno fatto credere, che l'acqua scorrente al fondo di questa grotta abbia origine dal lago di Como. È un'affermazione infondata ed inverosimile, essendoché il
.........Salvete,
Piaggie dilette al del, che al mio Parini Foste cortesi di vostr'ombre quete,
Quando ei fabbro di numeri divini L'acre bile fe' dolco e la vestìa Di tebani concenti e venosini.