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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Manli-unenti e Comuni del Circondario di Como
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   da molti anni non serviva, fu in omaggio alla civiltà dei tempi nuovi demolito; ed ora di F)rc.(t non rimane che il nome odioso alla località.
   11 territorio di Campione, assai ristretto, non produce che pochi cereali, viti e legname da ardere. L'industria maggiore del luogo è una fabbrica di stoviglie alla quale si presta assai l'argilla chesi scava in luogo; come pure da cave vicine a Campione si estrae della calce di buonissima qualità.
   Cenno storico. — lampione è luogo antichissimo, ricordato pur sovente nei documenti e diplomi ìnedioevali col nome di Campelione. Fu dal secolo Vili in poi, feudo del convento ili Sant'Ambrogio in Milano e da questo fatto trae origine la dipendenza di Campione dalla diocesi di Milano e dall'attuale regno d'Italia. Quando nel principio del secolo XVI il territorio di Lugano passò in baliaggio dei Confederati svizzeri — qual compenso dell'aiuto da questi prestato colle armi a Lodovico il Moro, per riassidersi sul trono ducale di Milano — Campione, feudo degli Abati di Sant'Ambrogio, rimase esente da quella servitù, alla quale più o meno spontaneamente si unirono le popolazioni delle valli Levenlma e Mesolcina di Uellinzona. di Locamo e vai Maggia per non soggiacere alla avida signoria dei Francesi, che in quel momento avevano il sopravvento sulle cose del ducato di Milano. Mancando in seguito i denari necessari per riscattarle, quelle terre, già appartenenti all'antico ducato visconteo e sforzesco, rimasero definitivamente collegate alla Svizzera, mentre Campione, sempre fedele all'abate di Sant'Ambrogio, conservava la propria indipendenza» Alla fine del secolo scorso, essendo stato soppresso il convento di Sant'Ambrogio, i beni da questo posseduti furono incorporati nei domimi nazionali della Repubblica Cisalpina. Così fu anche per Campione. La sera del 2 febbraio 1797 un commissario della Repubblica Cisalpina accompagnato da due ufficiali francesi si presentò alla cura di Campione significando al vicario del convento, al padre Ottaviano Carboni — esercitante sul luogo non solo il potere ecclesiastico, ma anche il civ ile — qualmente la sovranità su Campione spettasse alla Repubblica ed il territorio campionesse al fisco. Il padre Ottaviano Carboni ebbe un bel protestare, accampando diritti storici e canonici; fu costretto a partire e l'albero della libertà venne piantato sulla piccola piazza del paese prospiciente al lago.
   Prima di questi avvenimenti esistevano fra Lugano e Campione dei rapporti di vicinato assai complicati; le due località avevano in comune il diritto di pascolo e del taglio del legname sui monti contigui. Iu tempo di guerra Campione doveva fornire due soldati alla Svizzera, e contribuire in proporzione alle spese della guerra ; infine, Campione non doveva dare asilo ad alcun bandito dal baliaggio di Lugano. Attualmente questo paese appartiene senza restrizione e vincoli dì sorta all'Italia; ma le leggi doganali del regno non \ i sono applicate. In materia doganale il paese di Campione è considerato come facente parte del territorio svizzero.
   Quanto all'aver Campione dato origine alle famiglie di sonimi artisti che tra il secolo IX ed il XY lavorarono ai più insigni monumenti die vanti l'arte lombarda, ci sono ormai troppi documenti messi in luce, troppi accertamenti fatti dalla indagine storica per averne il menomo dubbio. Furono nativi ed originarti di Campione quei Lanfranclii e quegli Antelaini (da Ante-lacus, avanti al lago) che lavorarono nei duomi di Parma, di Modena, di Ferrara, di Trento, creandovi nei loro lavorerii delle vere ed illustri corporazioni d'artisti; fu di Campione quel maestro Matteo che rinnovò e fece la facciata al duomo di Monza, che agli inizi del duomo di Monza fu più volte chiamato a consulto, e che insieme a Simon di Orsenigo, a Marco de Frisone, ad Andrea da Fucina (questi due ultimi originari da Campione) davano scacco matto al Gamodio (Enrico di Gmunden) ed agli altri architetti tedeschi venuti a metter becco in quella fabbrica; fu di questo paese Marco da Campione, altro degli architetti della grandiosa fabbrica, nei difficili suoi prìncipi! e Anselmo, Enrico, Bonino, Zeno, Jacopo, Alberto, Simone, Ottavio, tutti valenti e quasi certo membri della famiglia dei precedenti»