Mandamenti e Comuni del Circondario di Conio
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turbamenti. Annido, insieme al diacono Landolfo Cotta, fu l'anima di questa lotta, che divise il clero milanese in due fazioni: i l'atarini, cioè i rigoristi contrari alla simonia, alla vendita o traffico delle cariche ecclesiastiche ed al concubinaggio dei preti, ed i Nicolaiti, favorevoli a tutte queste comodità. I l'atarini erano capitanati da Arialtlo, il loro nucleo fonnavasi del clero minuto; i Nicolaiti avevano raccolto intorno alla loro bandiera tutti i pezzi grossi della Chiesa milanese, i canonici specialmente. No vennero più volte conflitti sanguinosi, a cui prendevano parte le popolazioni e le clientele che si appassionavano per l'uno o l'altro partito. Incoraggiato da papa Alessandro II, ch'era il milanese virtuosissimo Anselmo da l'aggio, Arialdo intraprese una viva propaganda contro la simonia ed il concubinaggio dei grossi ecclesiastici, trovando molto seguito nelle popolazioni. .Ma caduto in potere dei Nicolaiti, mentre nell'alto Milanese attendeva a tali predicazioni, Arialdo, come capo dei Pittarmi, fu, in Angora (altri dicono alla rocca di Calde presso Laveno, altri infine alle Isole Borromee), messo a morte, gettandolo nel lago, dopo avergli fatto subire i più orribili tormenti: martire d'un principio che al suo tempo rappresentava un alto concetto morale. L'autorità e l'energia di Gregorio VII potè metter fine alla contesa, trascinatasi poi ancora per molti anni, e far trionfare il principio per il quale Arialdo da Cucciago aveva data la vita.
Coli, elett. Cantù — Dioc. Milano — P a Cantù, T. e Str. ferr. locale.
Figino Serenza (14SG ab.). — Il territorio di questo popoloso Comune — formato, oltre che dal capoluogo, da parecchie piccole frazioni e cascinali — si stende su belle collinette, fra le quali scorre il torrentello Serenza, a destra della strada cematina.
Figino è unito a questa grande arteria della regione mediante una strada comunale che da Caprcno e Novedrate conduce a Cantù. In posizione alta (32'J in.) domina la pianura milanese e nello stesso tempo ha netto davanti l'anfiteatro delle proalpi comasche e dei monti Lambrani. Figino è un paese di discreta apparenza ed assai industrioso. Vi si fabbricano, come a Cantù, merletti, chioderie e mobili, e vi sono opifici per la trattura e la lavorazione prima della seta. L'agro di Figino Serenza è ubertosissiino, sopratutto vi prospera la vite ed il gelso, onde, a stagione propizia, ogni casa, ogni cascinale del Comune si trasforma in bigattiera.
Cenno storico. — L'antichità di Figino è constatata da documenti del periodo comunale. Di questo paese è originaria la famiglia dei Figini, che ebbe in Milano grande ricchezza ed influenza e della quale fu il munifico Pietro Figini, che, in occasione delle nozze di Gian Galeazzo Visconti con Isabella di Francia, fece erigere a proprio spese l'indimenticabile porticato di piazza del Duomo, detto Coperto dei Fiejini, durato fino a quando nei giorni nostri non fu demolito per l'ampliamento della piazza del Duomo.
Coli, elett. Cantù — Dioc. Milano — P3 T. e Str. ferr. a Carimate.
Intimiano (540 ab.). — Questo piccolo Comune si trova a quasi 3 chilometri al nord di Cantù, sulla strada che da questa borgata va a Conio. E in posizione ridente, su belle colline (404 iu.), ha una discreta chiesa parrocchiale, e dove sorgeva l'antica sua rocca si vede ora una villa signorile, a goderne l'imponente spettacolo dei vicini monti comaschi e della Vallassina. Il territorio, fertilissimo, produce vino, gelsi, cereali e frutta in gran copia. La popolazione industriosa si applica, oltre che all'agricoltura, alla fabbricazione dei merletti, all'allevamento dei bachi da seta ed alla lavorazione della seta nei vicini opifici di Cantù.
Cenno storico. — Intimiano, oltre essere paese antico, varie volte ricordato nelle storie comasche e milanesi, è sopratutto celebre per aver dato i natali all'arcivescovo Ariberto, il più potente e battagliero degli arcivescovi milanesi, l'inventore del Carroccio,, che per due secoli e più fu il palladio della fede e della libertà dei Comuni italiani. Ariberto da Intimiano successe ad Arnolfo d'Arsago nel 1018. Con lui l'Arcivescovado, liberatosi da ogni vincolo di dipendenza feudale, affermò la propria sovranità