Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Como e Sondrio', Gustavo Strafforello

   

Pagina (120/522)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (120/522)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   116
   Parte Seconda — Alla Italia
   Durante le guerre fazionarie (lei Guelfi e Ghibellini e dei Torriani coi Visconti, anelanti al dominio di Milano, in Cantù si rifugiarono nel 1222 i nobili milanesi cacciati dal popolo in un momento di sana resipiscenza; più tardi, nel 1268, auspice il legato pontifìcio, nella persona dell'abate di Cbiaravalle, convennero in Cantù i rappresentanti dei patrizi e del popolo milanese, per formulare e statuire una pace, che ebbe grandi acclamazioni al momento, ma poca durata poi Più tardi Cantù si strinse fedelmente ai Visconti, ai quali pagava, per disgravio di ogni altra imposizione, un tributo annuo di lire 200. Furono signori di Cantù i Grassi, uno dei quali, Giovanni, ne occupò nel 1323 la signoria, insieme a Gasparo suo fratello, assai ben visto da Martino della Scala, capo dei Ghibellini d'allora, che istigò i Grassi di Cantù a lavorare per la caduta di Franchino Rusca dalla signoria di Como. Riuscirono i Grassi nell'intento, ma con poca fortuna loro, perchè morirono poco appresso entrambi di morte violenta.
   Il turbolento avventuriero Gian Giacomo Medici s'impadrouì nel 1527 di Cantù, e da quivi cominciò le sue scorribande nella vicina Brianza. Qualche anno appresso il governo spagnuolo cedette per danaro Cantù in feudo alla famiglia Pietrasauta, Coli, elett. Cantù — Dioc. Milano — P2 T. e Str. ferr.
   Alzate con VerzacfO (1543 ab.). — Il territorio di questo Comune, formato dalla unione dei due paesi vicini di Alzate e Verzago e di altre piccole frazioni e cascinali circostanti, si stende in una regione di amene e ridenti colline, non lontana dall'antico bacino lacustre dell'Eupili.
   Alzate, capoluogo e sede del Comune, è un grazioso paese, cui attorniano sopratutto ville grandiose e- signorili, di famiglie patrizie milanesi e comasche. Della sua antichità Alzate mostra ancora un solido, massiccio torrione, avanzo del castello che nel medioevo lo presidiava; la sua chiesa parrocchiale eli San Pietro vanta pure origini antiche, ma fu rifabbricata nella prima metà del nostro secolo.
   In Verzago, che pure è località in amena posizione, si ammirano molte ville, fra le quali quella della storica famiglia comasca dei Giovio. Una singolarità dei dintorni di Alzate sono certi ciottoli verdi con proprietà magnetiche, tali da influire perfino sull'ago della bussola, che si rinvengono di frequente sul terreno, senza che vi sia in quelle vicinanze una montagna dalla quale possano avere origine.
   11 territorio di Alzate è fertilissimo: produce gelsi, cereali, viti. Intensa è la produzione dei bachi da seta ed i bozzoli di Alzate sono, per la finissima loro qualità, specialmente apprezzati sui mercati serici.
   Cenno storico. — Dell antichità di Alzate (Alcìaium) fanno fede molti monumenti, tra cui un'ara colla scritta seguente:
   MINERVA Lucius IVVENTIVS PVSSIENVS
   Votum Solvit Libens Merito.
   Nel vecchio torrione dell'orologio furono pure incastrati altri frammenti di lapidi e scolture romane. In Alzate ebbe una villa Virginio Rufo, onorato per tre volte dei fasci consolari in Roma, capitano delle armi romane, vincitore di Vindice, declinante per civili virtù l'Impero, celebrato dai suoi contemporanei e lodato in morte da Cornelio Tacito e da Plinio Cecilio. < Egli — scrive Plinio il Giovane, che l'ebbe maestro, nelle Epistole — si compiaceva di questa solitudine ed era uso chiamarla asilo della vecchiezza. Morì di caduta ad ottant'armi, insignito da Nerva per la terza volta della dignità consolare >. Fu uno degli uomini più virtuosi del suo tempo e volle il sepolcro in Alzate colla scritta da lui dettata: < Qui giace Virginio Rufo, che cacciato Vindice, ricuperò l'Impero, non a se, ma alla patria >.