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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Como e Sondrio
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 516

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a cura di Federico Adamoli

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   Gonio
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   abitanti, potò risorgere e prosperare, rimettendo in attività le antiche industrie, che l'esoso fiscalismo degli Spaglinoli aveva totalmente uccise; sicché, alla fine del secolo scorso, Como aveva ripreso il suo antico posto di bella e prosperosa città, regina del La rio e della Lombardia prealpina.
   Nei cambiamenti avvenuti, sul finire di quel secolo ed il principio del nostro, Como è soggetta a tutte le vicende che si compiono in Milano e che hanno immediata ripercussione in tutta la Lombardia ed in gran parte dell'Italia superiore. Così, al 18 maggio 1106, Como è occupata dalle truppe di Bonaparte: e subito, con grandi feste popolari, fa adesione alla Repubblica Cisalpina. Nella reazione del 1700 è ripresa dagli Austro-Russi di SouvarotY; ina la uttoria strepitosa di Marengo vi riporta le aure repubblicane, già corrotte dalla dittatura consolare di Bonaparte; fa parte della Repubblica Italiana, per la costituzione della quale manda deputati ai Comizi di Lione; infine, proclamato l'Impero e, poco stante, il Regno Italico sotto l'unico scettro di Napoleone, Como è meritamente fatta capoluogo del dipartimento del J.ario.
   Fu pur questo un periodo brillante nella storia locale dì Como: le nuove strade aperte, le riattivate industrie, 1 all'iettata navigazione, lacuale, il continuo transito di viaggiatori per gli aperti valichi alpini, facenti capo al lago, la moda delle villeggiature sontuose sul lago il lusso degli abiti muliebri, attivante la produzione degli stabilimenti serici -sebbene leggi ingiuste favorissero a danno di Como la produzione lionese - diedero a C'orno un periodo ili rigogliosa prosperità e ne fecero, in quel tempo, una delle città più ricche della Lombardia. Ne, a dir vero, le condizioni economiche del Comasco svantaggiarono nella lunga pace che seguì dopo le tumultuosi vicende napoleoniche, ali i restaurazione austriaca del I81L Imo al 1848; poiché le industrie della, seta meglio guarentite, contro la concorrenza francese, ebbero, iu questo periodo, grande incremento: andò sempre più aumentando il numero delle ricche villeggiature sul Iago, e progredendo la graduale trasformazione «lei paesi rivieranei in luoghi di delizie e (li piacevoli ritrovi! di più, nuovo fattore ili economica prosperità, si aggiunse sul lago la navigazione a sapore, che più tardi doveva esser seguita dalla linea ferro\iaria allacciante Como con Milano. Vii onta di questi vantaggi materiali, innegabili acquistati da Como, sotto quel periodo di dominazione austriaca, cresceva sempre più nelle popolazioni l'odio contro lo straniero, padrone in casa loro.
   Conio, a breve distanza dal confine svìzzero, al di là del quale, a Lugano, era compatta la schiera degli esuli e compromessi politici, e dove di frequente Mazzini soggiornava per attendere, più vicino alla patria, alla propria opera di propaganda e di agitazione, Como, diciamo, sentiva maggiormente gli effetti eli quella vicinanza e di quella propaganda: fremeva nella lunga aspettativa ed attendeva impaziente l'occasione liberatrice. E questa venne, colle notizie di Vienna e di Milano insorte, il 18 marzo 1848. II popolo, commosso, agitato da quegli avvenimenti, il giorno stesso scende tumultuando in piazza e nei caffè: verso sera l'animazione è fatta ancora più grande dalla pubblicazione del decreto che aboliva la censura sulla stampa e convocava gli Stati (Comizi) per il 3 luglio. Di più viaggiatori arrivati da Milano ed il corriere di Lugano di ritorno, respinti da quella città, portano la notizia dell'insurrezione scoppiata nella metropoli. La folla percorre le \ie con fiaccole accese gridando: Viva VItalia ! Viva l'indipendenza! Viva Pio IX!— e domandando armi. I Croati ili guarnigione si ritirano nelle caserme e raddoppiano i posti di guardia. La popolazione, sempre più eccitata, domanda armi. Non avendone il Municipio, la folla corre alla casa Giovio, ove sapevasi essere una ricca collezione d'armi, e, forzata la porta, quanti poterono, si armarono di spadoni medioevali, di picche, di lancie, di stocchi, di vecchi archilmsi e di grosse pistole d'ogni tempo e qualità - pazientemente raccolte dalla famiglia Giovio — e recansi al Municipio per montar la guardia e difendere la casa del Comune. All'indomani mattina le notizie di Milano e di Vienna essendo sempre più gravi, la folla vuol rompere gl'indugi.
   75 - I„a Patria, voi. li.