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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Milano
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 547

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario di Abbiategrasso
   3,303
   nel maro si vedono ancora le traccio della sua impostatura, e nell'androne d'ingresso le vestigia della saracinesca. La torricella, che sovrasta alla porta, è ornata da uno stemmi dei Visconti ili Somma, datato dal 1GS9, e non è spregevole lavoro. La corte è squallida, melanconica, circondata da un portico ad archi acuti, sostenuto da pilastri scantonati, portanti nei capitelli grande varietà di stennni gentilizi. Sotto il porticato della corte e sulla scala d'onore si trovano lapidi celebranti i fasti dei signori e del castello, tra cui l'ospitalità che ne ebbe, nel 1708, la. regina Elisabetta Cristina di Brunswick, moglie a Carlo III re ili Spagna e duca di Milano, nel viaggio di diporto che fece alle isole Borromee. 11 marchese Cesare Visconti, che allora era padrone del castello, lo fece per la circostanza abbellire e diede all'ospite coronata una gran festa con spettacolo di fuochi artificiali.
   Gli appartamenti del castello sono adorni con molto gusto e dipinti da buoni affreschi: il marchese Ermes Visconti, attuale proprietario, vi ha collocata una pregevole collezione di oggetti preistorici trovati in questa regione: notevolissima specialmente la raccolta dei \asi funerari rinvenuti nei sepolcreti di Golasecca, Sesona, Sesto Calende, Arsago e dintorni di Somma. Nella corte maggiore sono con molto gusto appese alle pareti trofei d'anni ed armature antiche: e nel muro sono incrostate are, lapidi frammenti di scolture del periodo romano trovate m luogo.
   Intorno al castello di Somma si collegllilo varie leggende: ed i romanzieri degli ultimi tempi vi legarono pure quella della bellissima, quanto sfortunata, contessa di C-ellant o Challant che si voglia dire. Ma la leggenda va sfrondata di molti accessori ed abbellimenti. Ecco, in quanto la storia della contessa di Challant ha rapporto col castello di Somma :
   Bianca Maria Scapardona era figlia di Giovanni Scapardona, ricco negoziante e banchiere piemontese, diventato consigliere del marchese di Monferrato, e di una greca. Se ne invaghì Ermes Visconti, figlio di Giambattista signore di Somma, che la vide a Novara od a Vercelli e la volle in isposa. Bianca Maria, secondo afferma ristruniento dotale rogato in Milano l'li settembre 1514 da Signorino Meli e Francesco Besozzi, aveva allora 14 unni; Ermes \ isconti condusse la sposa al castello ili Somma, e finché quivi stette, la vita di Bianca Maria, dicono gli storici, fu in tutto degna ed esemplare. Fero dopo pochi anni rimasta vedova, giovanissima ancora, bellissima e ricca, si trovò subito assediata da pretendenti alia sua mano. Fra costoro scelse il conte di Challant, un valdostano, che geloso del tesoro conquistato, la portò ai suoi monti e la tenne rinchiusa nel castello di Challant. Ma questa vita non poteva gradire alla giovane Bianca Mana, avvezza agli splendori della Corte di Milano, ai rumori, ai festeggiamenti della città. Venutole a noia, insieme al marito, il soggiorno di Challant, se ne fuggì a Pavia poscia a Milano, ove il libero uso delle ricchezze paterne le rese facile il sottrarsi alla protezione ed autorità maritale. Allora cominciò per lei una vita avventurosa di feste, conviti e facili amori: e lanciatasi capofitto nel vortice delle passioni armò il braccio di don Pietro Cardona, capitano spagnuolo, contro Ardizzino Valperga di Masino, uno dei suoi amanti, che, insieme a Roberto di Sanseverino, le avevano reso pubblici oltraggio. Ucciso Valperga e confesso il Cardona del suo delitto, Bianca Maria fu arrestata, sottoposta a tortura e condannata a morte: non senza sospetto che l'affrettata sentenza - ili tempi nei quali per fatti simili, trattandosi di nobile persona, si era di manica assai larga — tornasse di ristoro all'erario ducale per la conseguente confisca del ricco patrimonio della sventurata donna. La contessa di Challant fu decapitata il 20 ottobre 1520 sul rivellino del castello di porta Giovia, con strascico di drappi neri e torcie accese, more nobitium. 11 cadavere della giustiziata fu esposto per tutta la giornata nella chiesa di San Francesco destando molta compassione. Quella chiesa essendo stata soppressa e demolita, insieme al convento e alla chiesa dei Francescani in Milano, le campane che avevano suonato l'agonia dell'antica signora di Somma, furono, per