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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Milano
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 547

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Seconda — Alta Italia
   di chi entra in chiesa e sulle pareti esterne del fonte battesimale si veggono figure di santi dipinte a fresco con vera ispirazione e maestria di pennello, per quanto col-l'arte semplice ed ingenua del secolo XII. Nella cappella a. destra entrando, è ima Cena degli Apostoli, che vorrebbe essere una riproduzione del capolavoro leonardesco, opera grossolana di Giovanni Battista Curillo da Ourcia in valle ili Lugano, che l'eseguì nel 1581. Sotto l'aitar maggiore havvi una cripta, edificio dei più antichi dì questo territorio, e girando dietro l'abside della chiesa — che insieme alla torre campanaria i tutta costruita con grossi ciottoli del Ticino si scorgono qua e là nella costruzione delle mura alcune pietre frammentarie, linamente lavorate a meandri, che sembrano avanzi d'antichissimo fregio di portai risalenti forse al periodo romano.
   Nelle vicinanze di Sesto, sul Ticino, vedonsi ancora gli avanzi d'un ponte romano, che vuoisi dal Cantai risalga tino ai tempi della calata d'Annibale. Sesto Calende ha istituzioni di beneficenza e buone scuole primarie.
   Cenno archeologico e storico. — La sua singolare ubicazione allo sbocco d'un gran fiume da un grandissimo lago, collettore delle ncque e del traffico dì importantissime vallate, ha fatto di Sesto Calende anche nei tempi più remoti una stazione importante di attività umana. 11 sottosuolo di Sesto Calende e dei colli circostanti, non è mai stato avaro dì preziosi cimeli per chi seppe diligentemente scandagliarlo ed esplorarlo; e purtroppo dalla frequenza colla quale ancora oggi nel sottosuolo di Sesto Calende (diciamo il nome del paese per intendere la regione immediata, circostante) si rinvengono sepolcri, oggetti preistorici ed antichissimi, lapidi, frammenti e monete, c'è da arguire che gran parte dì questo materiale prezioso alle indagini dello storico, sia andato disperso ed infranto nella incuria ed insipienza dei tempi passati. Una cosa ormai definitivamente ammessa, è che in tempi antichissimi, preistorici, questa regione brulicasse d'una popolazione primitiva, che appartenne originariamente al primitivo popolo dei Liguri; una popolazioni uscita appena dal periodo delle palafitte e che forse viveva ancora alternativamente in capanne pnlafittiehe e sulla terra ferma. Le necropoli vastissime rinvenute a Golasccca, Sesona e Castelletto, sull'altra sponda del Ticino, le scoperte fatte nelle vicinanze immediate di Sesto, l'etimologia del nome di alcune località e di molte paro® dialettali, confermano inappellabilmente le deduzioni degli scienziati. Su tutta questa serie ili colline, che in paese prendono il nome di Corneliaiie e comprendono il monte Forca, il monte Sorino, ed il monte Galliasco si trovano sepolcreti più o meno estesi, e dovunque si rinvennero oltre clic a frammenti d'ossa, ad avanzi di roghi, vasi di terra di varia foggia e bontà dì lavoro, armi in selce ed in bronzo, fìbule, armille, anelli, collane, ecc.
   Questi oggetti, è dimostrato, appartennero alle genti che abitarono la regione nel lungo periodo che precedette la conquista romana; genti che furono liguri, gallo-insubri, etruschi, gallo insubri e cisalpini poscia; e dalla foggia dei vasi e degli oggetti trovati, dalla maggiore o minore perfeziona del loro lavoro, si può far benissimo la rassegna del succedersi di un popolo all'altro, del loro frammischiarsi e del progressivo loro raffinamento.
   Nel 18G7 presso Sesto Calende si rinvenne una tomba tra l'altre importantissima; una tomba che il dotto archeologo prof. Biondelli, dal quale venne scoperta e studiata in ogni sua particolarità, dichiarò gallo-italica, del periodo cioè, che precedette la conquista romana. Questa tomba consisteva in una fossa quasi ovoidale, profonda circa due metri, entro cui gli oggetti erano stati deposti sul nudo terreno, ricoperti poi all'intorno e sopra di grossi ciottoli ammonticchiati a ino' di tumulo. Siffatto genere di fH§ultimi era assai praticato dai Celti, che chiamavano galgalz il cumulo dei sassi sotto il (piale ponevano gli avanzi dei loro morti, dopo che il rogo purificatore s'era spento.
   Nella tomba di Sesto Calende tra carbone ed ossa carbonizzate si rinvennero i cocci di un'urna, un elmo, due ocree o schinieri di bellissima fattura, cui non avrebbe