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Parte Seconda — Alta Italia
Ferno (2184 ab.). — È questo Comune in quasi piena brughiera, sulla strada che da Gallarate. va a Lonate Tozzolo, Vanzaghello e Castano. Il paese di Ferno apparisce più che modesto, affatto rurale. Il suo territorio arido, sassoso, poco fortunato, produce maggiormente cereali, gelsi, viti. La brughiera lo circonda quasi da ogni parte. L'industria vi è rappresentata da tre opifici per la tessitura a mano del cotone e da una fornace per laterizi, impieganti complessivamente un 250 operai.
Coli, elett. Gallarate — Dioc. Milano — Pa T., Str. ferr. e Tr. a Gallarate.
Golasecca (1926 ab.). — Il capoluogo di questo Connine è situato in posizione eminente (283 m. di altezza), sull'erta sponda sinistra del Ticino, che di poco uscito dal lago a Sesto Calende, segue quivi un corso rapido, tortuoso, incassato fra alte ripe. Golasecca è unita a Sesto Calende con una strada che costeggia sempre la sponda sinistra del fiume: ed un'altra strada attraversante la valle profonda dello Strona, la unisce a Somma Lombardo, suo antico capoluogo di mandamento. La posizione di Golasecca è pittoresca quant'altre mai, ed il paese è bello, pulito, non privo di ville, con chiesa parrocchiale ed altri edilizi di qualche pregio artistico.
11 territorio, tutto in collina ed ondulato, si presta specialmente alla coltivazione della vite e dei gelsi; attivo vi è l'allevamento dei bachi da seta, e si trova in luogo un opificio a vapore per la torcitura della seta con tre cavalli di forza motrice. Concorrono alla formazione di questo Comune alcune piccole frazioni o cascinali sparsi per il pendio delle circostanti colline, e lungo le sponde del fiume, come San Matteo e San Michele, la Mirabella, la Vignacela, la Gallarma ed altre minori.
Cenno storico archeologico. — Golasecca è luogo di antichissima origine. La scoperta di una importante necropoli dell'età primitiva della pietra e del bronzo, fatta nelle sue vicinanze, ha attirato su questo paesello aprico, l'attenzione degli studiosi. Certo Golasecca fu stazione di primitivi Insubri e Italo-Celti, come lo provano i numerosi vasi rinvenuti nelle tombe scavate in quei dintorni, sommanti oramai a più di tremila. Le tombe di Golasecca sono poste a diversa profondità dal suolo; generalmente, ricopre ciascuna tomba una grossa pietra, sopra la quale è deposto un cumulo di grossi ciottoli. Al di sotto si trova l'urna funeraria, nella quale, fra i carboni del rogo si trovano i frammenti delle ossa, e gli avanzi di quelle primitive cremazioni: vasetti lacrimatori e piccoli vasi di forme diverse per libazioni e abluzioni, le fibule e le armille ili bronzo, le collane fatte di grani di pasta vetrosa, grani di ambra e di altre materie; sonvi pure delle fusaiuole forate dì terracotta, nelle quali si passava il bastoncino di cui si servivano le donne per filare.
È opinione del prof. Castelfranco, attivo ricercatore di queste tombe, che esse siano anteriori all'arrivo dei Galli ili Italia. < Al di là delle tombe di Golasecca, scriveva fin dal 1879 il dotto paletnologo, era l'età del bronzo; un'altra civiltà, un altro inondo >. Le urne funerarie, delle quali si hanno bellissimi campioni nel Museo Archeologico nel palazzo di Brera in Milano, sono quasi tutte rivestite di una vernice nera; il disegno generale è quello di zone a triangoli; in alcune si trovano varie sigle dei primi alfabeti italici ; in altre di queste urne, che sono pure al Musco Archeologico, si vedono grafiti i cavallucci quadrati, rozza ed istintiva forma dell'arte primitiva e fanciullesca. Fra i vasi trovati a Golasecca havvene pure uno in forma di navicella, con disegni grafiti, a cui l'abate Giambattista Giani, uno dei primi illustratori di questa necropoli, attribuisce il significato ili emblema della dignità dell'estinto, un capo delle tribù che forse vigilava al prossimo Ticino. Ma il Giani, come ben osserva il Roniussi nella dottissima opera Milano ed i suoi monumenti, già da noi più volte citata, si parte dal presupposto che le tombe di Golasecca siano dei Galli morti alla famosa battaglia del Ticino, fra ì Cartaginesi di Annibale ed i Romani condotti da Scipione. « Ma era possibile, dice il Romussi, che si trovassero pronte tante migliaia di urne e di vasi per seppellire tutti i