Mandamenti e Comuni del Circondario di Abbiategrasso
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Coi Francesi, capitanati dal gran maresciallo Gian Giacomo Trivulzio, erano il re Francesco I, il lior fiore della loro cavalleria, cominciando dal Bajardo pei* finire al con testabile di Borbone — clic allora 11011 aveva peranco defezionato, e che qualche anno più tardi aspettava, sotto le mura di Roma, la palla deirarchibuso, di cui si vanṭ puntatore Benvenuto Celimi.
Gli Svizzeri, saputo che l'esercito francese si avanzava da quella parte, tentarono di assalirlo per sorpresa ; ma il colpo non riusć e t rovarono tale inaspettata resistenza e coś brillante valore nell'assalto di risposta, che, ad onta della loro grande abitudine alle armi e della loro costanza al fuoco delle artiglierie, si sentirono sgominati per le immense perdite fatte, e cominciarono a volgere in fuga, lasciando circa 7000 dei loro sul campo. Fu questa la prima disfatta che gli Svizzeri, allora assoldantisi al miglior offerente, toccassero per opera d'armi straniere; ina fu memorabile. 11 maresciallo Trivulzio soleva dire che le diciotto battaglie alle quali aveva in vita sua assistito gli parevano giuochi da fanciulli di fronte a questa che fu battaglia di giganti. La cavalleria francese, sotto gli ordini di Bajardo, fece prodigi, tanto che il re Francesco I volle essere armato cavaliere sul campo di battaglia dallo stesso Bajardo.
Balla cronaca contemporanea del pizzicagnolo Burigozzo, curiosissimo documento storico che ha il merito di una grande sincerità, vai la pena di riprodurre il brano che si riferisce alla rotta degli Svizzeri ed alla pietosa assistenza che, malgrado tutto, i fuggiaschi trovarono nel popolo di Milano.
< Questi poveri Sviceli se conienzarono a voltare et vennero a Milano quelli pochi
< che erano avanzati, et tutti li a ve va no bagnate le gambe, et questo era perchè il signor Giovan Jacobo, come astuto capitano, venendo gli Svicen in campo su un certo
< prato, et lui li dette l'acqua, per modo che la fu una gran mina a quelli poveri Sviceri, tanto che a Milano non se ne vedeva altro se non ammalati, et Immilli mal-
< trattati, in modo che pareva che costoro fusseno stati in campo dieci anni, tutti pol-
< verenti dal mezzo in suso et dal mezzo in gmxo bagnati, tanto che li lioiniui de
< Milano, vedendo tanta desgrazia, tutti si niiseno su le porte ovver botteghe, chi con
< pane e chi con vino a letificar li cori ili questi poveri honiini, et questo facevano
< a lionor di Ileo : et per tutto quel di non cessarono de venire poveri Sviceri tutti
< malsani, et il più sano durava fatica a star su ni piedi.....>.
Più tardi Melegnano fu dato da Carlo V in feudo, col titolo di marchesato, a quel
< ían Giacomo Medici, castellano di Musso, turbolento avventuriero che aveva messa a ferro e fuoco la Maremma toscana ed ́ dintorni di Siena: titolo e feudo gli furono dati perchè se ne stesse quieto, e si quieṭ difatti. Quando moŕ fu sepolto in Duomo, onorato col monumento di carattere michelangiolesco, che si vede ancora nel fianco sinistro del tempio : opera dell'aretino Leoni.
Al ponte del Lambro m Melegnano si narra avvenisse la famosa scena fra Barnaḅ Visconti ed i legati del papa, da lui costretti a mangiarsi la bolla di scomunica. — Durante la pestilenza, che ili he ri va in tutta Italia nel 13G1, tenendo appunto il contagio facente strage in Milano, Barnaḅ erasi ritirato nel castello o villa di Melegnano; ove, a non perder tempo in quella generale desolazione d'Italia, meditava e lavorava per togliere Bologna al papa. Questi, che era Innocenzo VI, da Avignone manḍ due prelati di gran conto a Barnaḅ Visconti, col Breve di scomunica, onde intimargli di desistere da quelle mene che tornavano a danno del patrimonio di San Pietro. Saputo di quella missione Barnaḅ mosse ad incontrarla, con tutta la sua Corte e col solito codazzo di armigeri e manigoldi, che erano ́ pronti esecutori dei suoi ordini; sul ponte del Lambro attese gl'inviati pontifici, dai quali si fece leggere la Bolla d'interdetto. E come ebbe attentamente ascoltata quella lettura, senza esitare uu momento, si volse ai messi impali dicendo loro: < Una delle due: o mangiare o bere >, ed additava il fiume. I prelati protestarono, gridarono, ricalcitrarono; ma visto che i