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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Milano
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 547

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti e Comuni del Circondario di Milano
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   cognizioni poi suoi studi. Fu in questo periodo che il dolce cantore di Laura scrisse, oltrocche buona parte del poema latino Y Africa, il trattato tilosotico De remediis ntriusque fortunae, a consolazione del suo amico Azzo da Correggio, colpito in quel tomo da gravi avversità, e caduto in minore stato.
   v'ari restauri subì, insieme col circostante chiostro, la chiesa della Certosa; ma il più importante e dal quale prese l'attuale aspetto data dal 1G29.
   Precede la chiesa un'ampia e pulita corte ornata d'archi, dì lesene e di statue in istile abbastanza corretto del principio del seicento. 11 disegno della facciata è anch'esso elegante e corretto; solo qua e là, si vedono scolture di gusto barocco; un buon bassorilievo, anteriore ferse al restauro, è sopra alla porta, ma le statue ed i busti che lateralmente sull'ultimo timpano adornano la facciata sentono già dell'invadente barocco.
   Internamente la chiesa è ad una sola navata, con due piccole cappelle laterali presso alla porta. L'aitar maggiore, rifatto su elegante disegno verso la metà del nostro secolo, sorge sotto la cupola alta, elegante, slanciata. La chiesa è tutta mirabilmente frescata, ed in gran parte da Daniele Crespi, che quivi fece, in questo genere, le migliori sue cose. Nelle pareti, sono scompartiti in vari quadri i fatti della vita di San Brunone, tra i quali rimarchevolissimo per la immediata efficacia dell'effetto l'affresco rappresentante il miracolo del dottore parigino sorgente dalla bara ad annunziare la propria dannazione, mentre gli si cantavano le esequie — fatto, che secondo la leggenda, determinò la conversione di San Brunone. Lord Byron, nel suo soggiorno 111 Milano, sul principio di questo secolo, condotto a visitare la Certosa di Garegnano, scrisse esser questa del dottor parigino una delle pitture più forti ed impressionanti da lui vedute. Bellissimo, per la larghezza della composizione, la forza del colorito, è pure l'affresco sul quadro di riscontro al dottor parigino, nel quale il pittore rappresentò il Duca di Calabria, che andando a caccia scoprì San Brunone, nel proprio eremo facente penitenza. Questo dipinto porta la scritta: < Daniel Qrispus mediolanensi, pinxil hoc (empiimi, un. 1629 >. E fu forse l'ultima delle opere maggiori di questo insigne artista, il quale, come si sa, morì insieme a tutta la sua famiglia nella tremenda peste dell'anno successivo.
   La volta della chiesa è dipinta dallo stesso Crespi, ed in essa è sopratutto ammirabile, per l'arditezza dello scorcio e la luminosità del colorito, lo scomparto del Cristo risorto. Gli altri scomparti della vòlta sono alquanto danneggiati dalla umidità, avendo i Francesi nel 1790 levate le lastre di piombo dalle quali tutto il tetto della chiesa andava coperto, per farne palle da fucile. Nel presbiterio della Certosa lavorarono pure il Preterezzano e Bartolomeo ltoverio detto il Genovesino, che alle sue pitture pose il nome e la data del 1G26, e del quale è il Cristo dipinto per il refettorio.
   Nella cappella a sinistra entrando, vedesi una lapide ricordante il lascito fatto ai poveri di Garegnano dal celebre astronomo Barnaba Orfani. L'Orfani, infatti era nativo di questo villaggio, da famiglia di contadini; e appena fu in grado di portare qualche peso, messo a far da manovale coi muratori. Salito ad altissima fama di scienziato, e durante il Regno Italico anche alla dignità senatoriale, l'Orfani dilettatasi di frequenti gite a Garegnano per visitare la rustica casa dei suoi genitori; ed agli amici che sovente lo accompagnavano additava, 111 un muro lungo la strada, una cappelletta alla cui erezione, coinè garzone muratore aveva lavorato.
   La Certosa di Garegnano è meta a frequenti escursioni di artisti ed amatori del-1 arte, nonché dì allegre comitive, le quali, dopo aver più 0 meno degnamente osservati 1 tesori d'arte quivi racchiusi, vanno a rifocillarsi nelle eleganti trattorie-giardini della vicina Cagnola.
   Niguarda (215G ab.). — Il capoluogo di questo Comune, formato da varie frazioni (per lo più detto Cascine), è a circa quattro chilometri da Milano, fuori di porta Volta,
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