Mandamenti e Comuni del Circondario di Milano
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sua aziono non discostavasi ili molto dalle colonie lavoratrici dei Sansimonisti e dai falansteri di Fourier, che tanto fecero parlare l'Europa, tra il 1830 ed il 1850.
Il Hoiitnssi nella pregevole opera più volte citata, Milano nei suoi monumenti, così si esprime intorno ai Cistercensi ili Chiaravalle: < Questa Abbazia fu la fortuna di gran parte del suolo lombardo; i monaci dissodavano i terreni, guidavano le acque per l'opportuna irrigazione, confortavano coll'esenipio e colla parola gli abitatori delle campagne: e tutti riconoscono da essi raniinirabile sistema attuale della nostra coltivazione e la prosperità agricola del Milanese, del Lodìgiano, del Pavese >. I Cistercensi stettero a Chiaravalle dal 1135 al 1797.
La magnifica chiesa, che annerita dai secoli, torreggia ancora in mezzo a quella malinconica campagna, data dal secolo XII; e sorse sulla più modesta ed antica della quale abbiamo detto poc'anzi. Ma la primitiva struttura, semplice, grandiosa ad un tempo, fu alterata dalle innovazioni tutt'altro che rispettose per l'arte, introdottevi nel secolo XIII, nel XVII e nel XVIII. Lo stile sul quale fu condotta è in quel Io ni bardo-gotico che precedette in Italia le costruzioni gotiche propriamente dette. Sulla porta d'ingresso alla navata maggiore, noli interno della chiesa, i Fiaminenghiiii trescarono, con quella briosa facilità che fu propria dell'arte secentista, la storia della fondazione di questa chiesa, il modello della quale vedesi nelle mani d'un monaco cistercense, che vuoisi sia Manfredo Archinto, il quale donò, nel 1228, all'Abbazia molti e vasti poderi. Sotto la pittura una iscrizione latina dice: < Riconciliati colla Chiesa i Milanesi da San Bernardo, e curati da lui vari infermi ed indemoniati, per atto di sua pietà, i Milanesi instantemente lo pregano di costruire questo insigne cenobio di Chiaravalle, per il che dagli illustri Archinti venne offerto nn latifondo, nell'anno 1135.1 reverendi abati e monaci, in memoria dei meriti del santissimo padre, della pietà dei Milanesi, posero nell'anno 1014 >. L'interno della chiesa è a tre navate, attraversate da un lungo braccio che le dà la figura di croce, e formato da quattro grandi arcate, sostenute da otto pitoni. La navata centrale è, come fu detto, dipinta a fresco dai Fiainnieiighini; ma è a deplorarsi che l'umidità dell'ambiente abbia assai danneggiate le pitture. La cupola si rialza ni ottagono a 14 metri da terra, e su di essa, con ardimento più unico che raro, fu elevata la mole elegante, slanciata del campanile, che raggiunge i cinquantadue metri dal suolo. Esso è pure in forma ottagona, e degrada dall'ottagono o tamburo della cupola con quattro gallerie ad archetti, fino a raggiungere il corpo vero del campanile, a due piani, con gallerie a finestre bifore e trifore, coronato alla base della cuspide o cono terminale da un'elegante galleria ad archetti in pieno centro: formante nell'insieme un modello d'eleganza ed un miracolo di statica, poiché tutta la spinta necessaria a reggere tale edificio, è data dall'ottagono della cupola, la quale poggiando sulle arcate centrali della chiesa, dà quasi l'impressione di essere campata nel vuoto. La costruzione e gii ornati sono tutti in laterizio e terracotta. Un ingegnoso sistema di scale in ferro, dal tetto della chiesa, permette di salire attraverso le traforato pareti della torre fino alla galleria che è base al cono o pinacolo, e di ammirare così l'elegante, arditissima struttura di quel monumento, certo fra i più interessanti e curiosi che si possano vedere. Bello è per la sua estensione il panorama che di lassù si gode.
Oltre gli affreschi della navata centrale, l'altare maggiore ha buone ancone del Solaro, ed in cima ad una scala presso la crociera destra, si ha in pregio un affresco — assai deteriorato dall'umidità — di scuola del Luino e probabilmente del Luino medesimo, rappresentante una Madonna eoi bambino e due angioletti di serafica espressione. Anche la cupola conserva traccio di pitture del cinquecento a fondo oltremare, guaste del tutto dall'umidità.
Il coro a due ordini di stalli, davanti all'altare maggiore, è in legno di noce, scolpito da Carlo Garavaglia, valoroso artista milanése del seicento, può dirsi un capolavoro. Attiguo alla chiesa in una ortaglia, sono gli avanzi del cimitero dei Cistercensi; sono