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l'arte Seconda — Alta Italia
Havvi inoltre un piccolo brillatoio «li riso ed una fabbrica di cioccolatte e confetture impiegante da sessanta operai e con una forza motrice di 25 cavalli-vapore.
Coli, elett Melegnano — Dioc. Milano — P2 T. e Str. ferr. nella fraz. ìimjorcdo.
Abbazia di Chiaravalle (fig. 88).
Più d'una volta, nei cenni storici ed artistici intorno al Comune di Milano, ci venne fatto di menzionare questa celebre Abbazia, che nella storia dell'architettura italiana ha un posto onorevolissimo, ed è ancora uno dei più cospicui monumenti, che de] suo glorioso medioevo Milano conservi.
Dove ora sorge l'augusta, severa Abbazia di Chiaravalle, sorgeva una piccola, antichissima chiesa, forse cenobio, poiché la regione circost ante era allora desolata, deserta^ paludosa. San Bernardo da Chiaravalle (Clairvaux nello Champagne), che percorreva l'Europa colle sue predicazioni in prò' della pace fra i principi cristiani e della guerra contro i Turchi di nuovo padroni del Santo Sepolcro e di gran parte della Palestina, e degli eresiarchi d'ogni guisa, le cui sfitte pullulavano (jua e là per l'Europa, laboriosamente uscente dalla sua grande crisi del secolo XI, San Bernardo da Chiaravalle, diciamo, trovandosi, intorno al 1135, in Milano, vi introdusse l'Ordine di monaci del quale era fondatore, i Cistercensi, che prendendo ad abitare in luoghi deserti ed incolti, li riducevano a produzioni utili, alternando alle pratiche religiose più austere i lavori dei campi. La plaga scelta da Bernardo di Clairvaux per il nuovo convento di cui volle dotare Milano, non era che un immenso acquitrino, malsano, paludoso, disertato da ogni società umana, detto Rovegnano, donato, sembra, da un Archinto. In quell'epoca., stabilitosi il cenobio dei Cistercensi nella abbandonata campagna clic era fuori di porta Romana, allora essa pure distante dal centro cittadino più di quello che ora non sia, cominciò subito la erezione della chiesa, che era come il centro della nuova corporazione. Ne fa fede una lapide trovata in una delle diroccate cappelle, così concepita; < Anno gratiae mcxxxv xi Kal. Fede, constructum est hac monasterium a Beato Bernardo abbate Clarevaìlis mccxxi consecrata est ecclesia ista a Dno Henrico Medio-lanensi Archiepiscopo vi nonas maii in honorem sete Mariae carevallis ». I Cistercensi, colla industre loro fatica, seppero conquistare alla produzione oltre seicento pertiche del terreno circostante non solo, ina allettando, coll'esempio della loro operosità, delle loro esperienze, anche i privati, fornivano consigli e braccia a chi voleva mettere in essere i propri fondi o improduttivi o andati a male. Dall'Abbazia centrale si slanciavano continuamente squadre, clic stabilivansi in plaghe abbandonate od improduttive onde metterle in attività. Dove era il grosso dei loro possessi, si stabiliva lina colonia di frati conversi diretti da un professo, il quale era come chi dicesse il fattore di quella nuova azienda agricola. Egli dava colla campanella il segno quando i conversi dovevano uscire al lavoro o ritornarne, o riposarsi, o pregare; egli assegnava a ciascuno il proprio compito. Non era ammesso alla comunità se non chi era — qualunque ne fosse la nascita o la condizione anteriore - atto al lavoro ed a guadagnarsi con esso il proprio vitto. Nò si creda che il salmodiare avesse gran parte nella vita di questi frati agricoltori. Essi non potevano tenere libri, nò dovevano recitare altre preci, nella giornata, all'iiifuori del Pater, del Credo, del Miserere. La fama della valentìa ed operosità di questi frati in agricoltura era sì grande, ed i vantaggi che ne traevano sì evidenti, che Rainaldo arcivescovo di Colonia, cancelliere dell'impero al seguito di Federico Barbarossa al tempo dell'eccidio di Milano, richiese ed ottenne una squadra di Cistercensi di Chiaravalle, per mandarla a lavorare nei possedimenti della mensa arcivescovile di Colonia.
Salvo il misticismo e il vincolo delle regole ed il carattere essenzialmente religioso dato alla Comunità, l'Ordine dei Cistercensi, nella sostanza e nella esplicazione della