Dintorni di Milano
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La cosa più caratteristica dei dintorni di Milano è lo stradone rettilineo elio da porta Venezia mette a Monza, o più precisamente alla Real Villa: in due magnifici rettifili, con due viali formati da imponenti ippocastani fino dalla fine del secolo scorso e dalla prima metà del nostro. Fiancheggiano, a maggiore o minore distanza da questa strada, ville signorili, ubertose campagne, gruppi di case, fra i quali una volta aveva faina di ameno ritrovo la Cascina de' Pomi, 111 mezzo a verdeggianti prati artificiali, e l'agglomerato della Bicocca — ove un tempo era la splendida villeggiatura degli Sforza, della quale pochi avanzi rimangono, e dove in memorabile giornata campale il 27 aprile 1522 gl'Imperiali vinsero i Francesi condotti dal Lautrec, assicurando per un po' di tempo l'effimero duca Francesco II Sforza sul vacillante e contrastato trono.
Più malinconica è la campagna milanese fuori della porta Vittoria — ove ora sta sorgendo un quartiere nuovo popoloso, ricco di stabilimenti industriali e d'officine importanti. Nello spazio intercedente fra questa porta e la nuova barriera Monforte, sono sorte da parecchi anni le case operaie, istituzione utile e benefica, che mette il lavoratore onesto e previdente in grado di potere, in capo ad un dato numero di anni, diventare padrone della sua casetta: quivi son pure gli Asili Notturni, fondati dall'editore Sonzogno; e quivi va sorgendo, in istile lombardo del secolo XII, la nuova chiesa di Calvairate, eretta con fondi per la massima parte di sottoscrizione pubblica. Sullo stradone XXII Marzo prolungamento del corso di porta Vittoria, fiancheggiato dal cavo Borgognone, destinato in un periodo assai prossimo ad essere in massima parte ricoperto, trovasi a destra il fortino detto di porta Vittoria, ridotto ad uso di polveriera, edifizio per molte ragioni destinato a scomparire; sulla sinistra il cimitero di porta Vittoria o di Calvairate, che sarà chiuso coll'apertura del nuovo cimitero di Musocco, ed infine la Senavra, grandioso edificio eretto, a scopo di villeggiatura estiva per i loro collegiali ed affigliati, dai Gesuiti del secolo XVI; già ricovero dei mentecatti, ed ora ridotto a Ricovero di Mendicità per il Comune di Milano e deposito del copioso materiale della Croce Rossa, Sezione milanese.
Fuori di porta Romana va pure estendendosi la cerchia delle nuove costruzioni, che prenderanno maggiore sviluppo quando sarà costrutta ed aperta ai pubblici servizi la progettata stazione sulla ferrovia di circonvallazione. La campagna fuori di Porta Romana è bassa, acquitrinosa, e per quanto ubertosissima, mancandole lo sfondo delle Alpi ad incorniciare l'orizzonte, assai malinconica. Alla Porta Romana era il campo dei Tedeschi negli assedi di Barbarossa; e nelle campagne vicine, pressoMelegnano nel 1515 gli Svizzeri assoldati da Massimiliano Sforza furono sconfitti dai Francesi di Francesco I, duce il Trivulzio, in quella battaglia, che fu detta < dei Giganti >. A circa cinque chilometri fuori di porta Romana è l'insigne badia di Chiara valle, della quale parleremo qui appresso (vedi Comune di Chiaravalle Milanese, pag. 2S1).
Nè molto differenti sono nel loro carattere i contorni di Milano, fuori di porta Ticinese. Quivi un po' di varietà è data dai due grandi canali del Naviglio; l'uno che va a Pavia, fiancheggiando la strada cosidetta pavese; l'altro che viene dal lago Maggiore, ed è il Naviglio Grande. Nelle loro memorie storiche, i contorni milanesi da questa parte ricordano l'accampamento postovi da Federico II, nel 12:19, accampamento che i Milanesi allagarono deviando l'acqua del Naviglio, costringendo così il figlio < di Costanza imperatrice > ad allontanarsi dalla minacciata città, riparando a Casorate, ove poi, in battaglia campale toccò una grande sconfitta. Anche da questo lato la campagna è bassa, acquitrinosa, messa in gran parte a marcite e risaie. Lungo il Naviglio Grande, a poco più di un paio di chilometri dalla città, sulla sponda sinistra del canale, sorge la chiesuola gotica dì San Cristoforo. È di bellissime linee, e data dal secolo XIII. Per un voto fatto in occasione d'una pestilenza che aveva infierito sul principio del secolo XIV, ogni ultima domenica di luglio la popolazione traeva iu gran numero a quella chiesa, per assistere agli uffici divini, portando rustiche veutaruole