Milano
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del libero Comune, e quelle dello Stato indipendente, in progressione continua. Agli Umiliati, dei quali abbiamo già discorso nel cenno storico (v. pag. 157), spetta il vanto di aver introdotte ed allargate in Milano le industrie manifatturiere, della lana prima, della seta poi, e d'aver inoltre regolato il traffico della moneta, importantissimo fra gli altri in ogni tempo, coll'istituzione di banche, delle cambiali e d'altri simili espedienti, dai quali si può dire originata in parte la banca moderna. Grande è la ricchezza che Milano traeva dai suoi traffici e dalle sue industrie: e se non avesse fatto a fidanza con tale ricchezza, non avrebbe certo iniziata e compiuta quell'opera che è opera di tutto un popolo e che ancora oggi più che inai ne riempie di meraviglia ogni volta che ci fermiamo a riguardarla: il Duomo. Grande era eziandio l'influenza pacifica e civilizzatrice, che per il fatto dei suoi estesi traffici, delle sue necessarie industrie, Milano esercitava anche fuori dei confini del suo Stato. È nota la risposta che il doge Tommaso Mocenigo, diede ai Fiorentini quando nel 1420 volevano indurlo ad una lega contro Filippo Maria Visconti, duca di Milano. < La Lombardia, egli disse, è il paradiso donde affluisce somma ricchezza alla donna dell'Adriatico » e dimostrava, che dalla Lombardia andavano a Venezia, ogni anno < ventimila pezze di panno, nelle quali Milano figurava per 4000 e Monza per 6000 >. Un computo fatto da Gian Rinaldo Carli, in quel secolo medesimo dà che Milano spendeva in Venezia per l'acquisto delle lane 104,000 zecchini all'anno: le quali lavorate iu Milano e dintorni acquistavano un valore da sette ad otto volte maggiore : e vuoisi che in quel torno ai telai milanesi non lavorassero meno di 70,000 operai. Nò diremo delle armi ed armature di Milano, celebri in tutto il mondo, gareggianti con quelle di Toledo, la cui tradizione saliva ai tempi migliori della dominazione moresca in Ispagna.
Gli statuti milanesi proteggevano le industrie: ed ogni corporazione di altieri ed industriali, aveva 1 proprio statuto, che accettato dai consoli della città, riconosciuto dal Podestà, aveva forza di legge; attribuiva semplice e sommaria giurisdizione ai consoli dell'arte, sottraendo i contendenti alle spese, alle lungaggini, ai cavilli delle procedure curiali, puniva le sofisticazioni e le baratterie introdotte nell'arte stessa, premiava chi l'arte migliorava introducendovi utili innovazioni, o qualche nuova industria. I prodotti della industria milanese non solo si spandevano per gli Stati italiani finitimi — ed allora era già gran cosa e per le varie regioni d'Italia: ma passavano le Alpi, per andare in Ispagna ed in Francia: e da Venezia e da Genova, passavano i mari per giungere sui mercati dei Paesi passi e dell'Inghilterra. E Luigi Guicciardini, che nella metà del secolo XVI, viaggiava appunto nelle Fiandre, descrivendo costumi e paesi, aggiungeva: < Da Milano e dal suo Stato inviano molte robe, come oro ed ariento filato per gran somma di danari, drappi di seta e d'oro di più sorte, fustani infiniti di varia bontà, scarlatti ed altri simili, pannine fine, buone armature, eccellenti mercerie di diversa sorte per gran valuta ed infine formaggio appellato parmigiano per mercanzia d'importanza». — Sullo scorcio dello stesso secolo il contabile e ragioniere Barnaba Pigliasco incaricato di fare il computo < del salimento del traffico, del commercio della città di Milano >, assicura che su questa piazza si facessero in quell'anno (1580) contratti per milanesi lire 29,512,482 (lire ital. 22,665,586). Che la filatura dell'oro e dell'argento dava un utile di lire in. 800,000 (lire ital. 614,680); che nelle stoffe di seta si guadagnavano lire ni. 3,000,000 (lire ital. 2,304,000)all'anno, ecc. Aggiungeva che per la fabbricazione degli aghi da cucire, Milano guadagnava annualmente 88,000 lire milanesi e per le industrie cotoniere un quarto di milione.
La decadenza comincia colla perdita della indipendenza: colla dominazione straniera, e specialmente collo sgoverno vessatorio degli Spagnuoli, si calcola che, dal 1616 al 1624, si diminuissero nella sola Milano di 24,000 gli operai addetti alle arti tessili e clic le settanta fabbriche già fiorenti verso la metà del secolo precedente fossero ridotte a 15. La corporazione degli operai od artieri milanesi, era specialmente rivolta