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l'arte Seconda — Alta Italia
Corinto e nel 1830 il Guglielmo Valluce, colla musica del Guglielmo Teli, perchè cosi si volle dalla censura; il Guglielmo Teli non fu dato col suo vero titolo e sulla partitura originale alla Scala se non nell'autunno 1845. Gaetano Doniz-zetti appare alla Scala il 20 ottobre 1823, con un'opera semiseria Chiara e Serafino o i Pirati, poi L'aio nell'imbarazzo (1820) e dopo parecchie altre, scornparsedal repertorio, il primo suo grande successo Lucrezia Borgia (26 dicembre 1834). Sellini era entrato alla Scala nel 182, in ottobre, col Pirata, e dopo la Bianca e Fernanda, e la Straniera (1829), vi trionfò coll'iinniortale Norma, il 26 dicembre 1831. La prima apparizione di Verdi alla Scala fu iM7 novembre 1839, con Oberto eonte di San Bonifacio, segni l'insuccesso di Ufi Giorno di Regno (autunno 1840) e la ripresa trionfale col Nabucodònosor (9 marzo 1812).
Fra i maestri celebri italiani e stranieri, che ebbero, se non il loro battesimo, certo fama maggiore, ed in qualche caso, anche mondiale per successi riportati alla Scala, citiamo: Salieri, Guglielmi, Zingarelli, Cherubini, Asioli, Giieceo, Patir, Coppola, Farinelli, Mayr, Fioravanti, Weigl, Mozart (Clemenza di Tito, Così fan tutte, Don Giovanni [1814]), Morlacclii, Generali, Coccia, Carata, Meyerbcer (Margherita d'Anjou nel 1820), Mercadante, l'acini, Nicolini, Vaccai, L. Rìcci, llérold, Auber, Mazzuccato, Nicolai, Spuntini, Mamlaiiici, F. Ricci, Pedrutti, Dominiceli, Pctrella, A polloni, Giovanni Rossi, Peri, Giorza, Braga, Flotow, Gouiiod, Cagnoni, Ila-levv, Razziai, Boito, Poiùatovvsky, Faccio, Goiuez, Weber, Marchetti, Wagner (chequantunque bai-luto ingiustamente nel 1873 col Lohengrin, vi è rientrato nel 1888, colla stessa opera, ed ora vi trionfa d'anno in anno sempre più), Boncinelli (Lituani, 1874), Pinsuti, Auteri-Mauzocclii, Massenet, Marenco (per musica coreogralica), Dclibes, Bizet e tanti altri che ora è qui superfluo il menzionare.
L'arte coreografica è pure parte grandissima negli spettacoli della Scala ; ed i balli applaudili alla Scala fecero, si può dire trionfalmente il giro del mondo. Alla Scala come coreografi, si acquistarono fama grandissima, Verazi, ('anziani, Legnimi, Ronzi, Damato, Le Fòvre, Captili, Gioia, Taglioni, Galzerani, Cortesi, Casati, Vigano, Rota, Pratesi, Pai Ieri ili ed infine Man/ulti
Dal 1813 è annessa al Teatro alla Scala, lina scnola da ballo, le cui allieve in numero di 00 circa, debbono mediaule retribuzione prestarsi negli spettacoli durante la slagione. Ottima fama acquistarono pure nel mondo teatrale gli scenografi della Scala, fra i quali rieordansi : Galeari, Medici, Gonzaga, Landriani, Giovanili Perego — insigne tanto nelle prospettive, da meritarsi un busto a Brera — il Fonlanesi, reggiano, il Canna, ed infine il Sanquirìco, celeberrimo, il cui nome
è invocato ancora con rimpianto dai vecchi abbonali del teatro.
Il Teatro alla Scala è dunque stato, dalla fine del secolo scorso fino oltre la metà del nostro il nucleo generatore di quel movimento e di quelle industrie che fanno centro in Milano, e clic sebbene di difficile controllo, secondo un calcolo recente rendono alla città il benefizio del movimento d'una diecina di milioni annui, in media.
Teatro della danubiana (via Rastrelli e via Larga). — Questo teatro può dirsi fratello minore del Teatro alla Scala, perchè opera dello slesso architetto ed aperto un anno dopo di quello nel 1779. 11 Teatro della Canobiana era destinato ad agire nel tempo in cui la Scala sarebbe stata chiusa, e nell'inverno contemporaneamente con spettacolo di genere diverso, vale a dire commedia, mentre alla Scala si dava opera e ballo.
Nel disegno il Teatro della Canobiana arieggia quello della Scala, alquanto rimpicciolito, l'asse massimo della plateà essendo ni. 19, cioè 6 metri e mezzo meno di quello della Scala. Tutto il resto in proporzione. Le file dei palchi sono quattro oltre al loggione, e la sua capacità è di 2200 persone. 11 teatro della Canobiana ebbe i suoi bei tempi di moda e di fortuna, specie quando era frequentato dalla Corte — al cui palazzo è unito da un archivolto sopra la via Rastrelli — e per
10 sue veglie mascherate nei rumorosi carnevaloni d'un tempo. La sua fortuna è ila molti anni tramontata ; da molto non vi si danni corsi regolari di spettacoli pubblici, soltanto lo si riapre saltuariamente, per serate, fiere di beneficenza, alberi di Natale e comizi popolari. 11 teatro è di proprietà del Municipio e di un consorzio di palchettisti; e già ne fu indetta la vendita per asta pubblica più d'una volta, sempre con risultalo negativo. È voce in questi ultimi tempi che il Teatro della Canobiana sia destinato a risorgere, trasformalo, ridotto a nuovo da un valente architetto ed a spese di un ricco editore, grande me-cenale dell'arte lirica, che ne ha fatto l'acquisto.
Teatro Bai Venne (Foro Bonaparie). — É teatro perfettamente moderno e adattabile ad ogni genere di spettacoli, anche fra i più grandiusi, come opere, balli, circhi equestri, ecc.
Ne fu architeltn il Pestagalb, e venne eretto a spese del conto Dal Verme, che n'è Iutiera il proprietario, nell'area ove fu un lurido baraccone ad uso di circo equeslre. Dopo il Teatro alla Scala,
11 Dal Verme è il più importante di Milano; e le sue stagioni d'opera, in autunno e primavera, specialmente.. assumono sempre importanza artistica. La struttura del Dal Venne è caratteristica in ciò clic, a due file di palchi solamente, sovrasta una grandiosa galleria anfitealrale, che, nelle sere di piena, dà alla sala un aspetto qnan-t'altro mai imponente.
Può contenere oltre 2500 spettatori ed è ele-ganlissimo negli ornamenti, negli accessori, nelle