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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Milano
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 547

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Milano
   25!
   celebra vasi il trionfo dei Visconti sugli emuli loro i Torriani, ed altro di questo genere. Poi vi erano le feste tradizionali di ricorrenze periodiche, ereditate talune dalla passata civiltà pagana: le feste carnascialesche, che la quaresima del rito ambrosiano cominciando in ritardo di tre giorni su quella del rito romano, prolungava ed acuiva di altrettanti giorni pei Milanesi , usanza conservatasi fino ai nostri giorni, nel quale sebbene malamente galvanizzato rivive il Carnevalone Ambrosiano; le feste del ferragosto (ferie di agosto), la notte di San Giovanni (ora andata in disuso) della quale ci dà sì viva descrizione il Cantù nel celebre suo romanzo Margherita Punterìa: le feste di primavera, consistenti nel piantare l'albero fiorito sulle piazze: usanze tutte derivate dalle antiche feste pagane. Poi c'erano le feste e solennità politiche, delle incoronazioni di re, arrivi, partenze, sponsali di imperatori, re, principi, duchi e fra queste sono riuscite memorabili quelle per l'incoronazione e gli sponsali di Arrigo VI e Costanza Normanna, celebrate, le due distinte cerimonie, in 1111 sol giorno in Sant'Ambrogio, come in Sant'Ambrogio eransi unti gli altri re d'Italia del secolo IX e X: e le feste del 5 settembre 1395 e giorni successivi per la coronazione di Gian Galeazzo Visconti a Duca d, Milano! feste delle quali i cronisti del tempo fecero descrizioni mirabolanti. Poi v'erano le feste di carattere strettamente religioso numerosissime, esplicantesi con processioni, cortei, luminarie; le feste di molte famiglie nobili, date per tradizione avita, celebre fra l'altre quella dei I'usterla che ogni anno mandavano alla cattedrale — tirato dalla Corporazione dei Facchini della Balla—un gran cavallo, che, a somiglianza del famoso ili Troia, si apriva e lasciava uscire dal suo ventre uomini e ragazzi portanti ricchi doni per il Capitolo e gli altari; feste che terminavano in tante mangiate: usanza codesta, dei banchetti sulle pubbliche strade, durata fin sullo scorcio del secolo passato. Questo, per dire come in ogni tempo la popolazione milanese, pronta alle necessità della patria, attiva, industriosa nel lavoro, sia anche — per una innata giovialità e bonomia ili carattere — stata proclive ai divertimenti d'ogni specie.
   I)i rappresentazioni aventi carattere teatrale propriamente detto, non si comincia ad avere notizia in Milano se non nel secolo XIII, e si sa che iu parte erano spettacoli di scherma, di danza, di mimica, o rappresentazioni allegoriche di fatti mitologici o sacri. Ma era ancor vivo il gusto per gli spettacoli all'aperto.
   Il primo teatro chiuso che abbia lasciate vere tradizioni in Milano, ò pur sempre il teatro di Corte, eretto nell'ala destra del palazzo di Corte, nel 1598, onde festeggiarvi Margherita d'Austria < gemma preziosa — scrive il Torre nel suo Ritratto di Milano — proposta da Imeneo per le delizie matrimoniali (sic) di Filippo il Ferzo >. La v ólta portava, dipinta dal Duellino, un'Insitbria sulla quale divinità dell'Olimpo lasciavano cadere ogni bene. Dopo quella occasione, il teatro fu mutato 111 cavallerizza: poi il governatore, principe di Yandemont lo fece risorgere sulla fine del secolo XVII. quando cioè, il melodramma, uscito dalla sua infanzia, cominciava a prendere lena e ad esercitare una grande attrattiva sul gusto del pubblico. Distrutto da un incendio il 5 gennaio 170    31 — I.i» Patria, voi. II