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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Milano
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 547

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Seconda Alla Italia
   industriali}, nel inondo teatrale. A Milano vengono a formarsi alla scuola del bel canto, attratti dal Conservatorio e da maestri particolari — quivi in gran ninnerò giovani d'ambo i sessi, die aspirano tentare la gloria e la fortuna delle scene. A Milano si formano, da Milano si partono le compagnie d'opera e ballo per 1 punti più disparati del globo: da Mosca e Pietroburgo a Ilio Janeiro e Buenos Ayres : da Londra a Melbourne: da Lodi a Vigevano, a Peggio di Calabria e Catania, dalle Antille a Manilla. Insomma i nove decimi di quello che è industria e movimento teatrale (e che non abbia carattere nazionale, speciale, come l'opera francese, l'opera tedesca, l'opera russa) fa capo a Milano: da Milano si irradia per tutto il mondo. Quivi è il continuo flusso e deflusso di artisti di ogni specie: dalle somme celebrità canore e danzanti, a quei disgraziati la cui vita artistica non è se non un'odissea di fisciù del pubblico, di umiliazioni morali e di stenti materiali: quivi si scritturano dallo stesso impresario il tenore, ed il soprano, dalle cimine alle diecimila lire por sera, ed il corista ed il comprimario dalle tre, dalle cinque, dalle dieci lire, al massimo, per recita. A Milano piombano ad ogni stagione gli impresari di tutto il inondo a far le loro recinte, e da Milano si partono colle loro carovane artistiche pei loro viaggi, che non sempre sono trionfali e seminati di rose e di fiori, o di applausi e di cospicui incassi. A Milano piomba ogni maestro elio abbia uno spartito e pochi quattrini in saccoccia, a cercarvi l'editore, il mecenate, l'impresario che lo lanci a Milano accorrono i librettisti 111 cerca del maestro che compri i loro versi e divida seco loro le gioie del trionfo o le più probabili amarezze dell'insuccesso. — La galleria Vittorio Emanuele, nelle ore meridiane particolarmente, è la gran borsa del inondo teatrale, nella quale gli artisti più o meno a spasso sono i titoli contrattabili, gli agenti teatrali egli impresari figurano come gli agenti di cambio ed i banchieri. E come nell'altra borsa, anche in questa singolarissima il rialzo ed il ribasso nei prezzi delle scritture è determinato dalla maggior o minore ricerca ili ugole e di gambe: quotate le une e le altre come i titoli della tal banca o del tale Stato, con criteri affatto oggettivi.
   Questa importanza presa dalla piazza di Milano nel mondo teatrale data veramente dalla seconda metà del secolo scorso e più particolarmente ancora, dalla creazione del suo massimo teatro, per oltre un mezzo secolo considerato senza discussioni e riserve, dovunque come il primo teatro del mondo — tanto che Stendhal, nelle sue memorie (l'Italia, dichiarava, che valeva la pena di attraversare — come aveva fatto lui — mezza Europa 111 diligenza, per assistere ad una sera di spettacolo alla Scala.
   Ma prima ancora che sorgesse questo grande teatro, era assai vivo e tradizionale il gusto dei Milanesi per i divertimenti in genere e per il teatro in ispecie. È dimostrato da troppi documenti e monumenti rimastici, come Milano fino dal tempo di Roma possedesse un teatro ed un circo grandissimo, e monumenti sepolcrali, che sono al Museo archeologico, fanno testimonianza della considerazione e della simpatia colle quali dagli antichi Milanesi erano tenuti tanto gli attori della scena, quanto i lottatori del circo. La passione dei Milanesi per questi trattenimenti era tanta, e sì poco confacente allo spirito della nuova religione dai Milanesi, illustrata dei loro martiri, eppoi generalmente abbracciata dopo l'editto di Costantino, che Sant'Ambrogio trovò opportuno di muoverne lamento (in Ps. 3'J, 11. 4), consigliando al suo gregge una maggiore moderazione nell'uso di tali spassi.
   Così nel medio evo, e specie nel periodo municipale, 11011 esistendo più il teatro quale l'avevano portato a grande perfezione i Greci ed i Romani, i Milanesi traevano grande diletto dagli esercizi del corpo ai quali dedicavasi la gioventù, nel Brolio, ed in quello spazio che ora è appunto detto della Maddalena al Cerchio, ove vi correvano gualdane e paliti, si tirava d'arco ed accetta, si cavalcava e si lottava addestrandosi alle future battaglie. Insieme a questi spettacoli erano le feste pubbliche: ricordevole fra l'altre quella per molti anni celebrata nel 29 maggio, a memoria della vittoria di Legnano e della riconquistata libertà: quella di Sant'Agnese, nella quale