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l'arie Seconda — Alla Italia
Nondimeno i suoi acquisii furono dei più importanti : « non saranno liijri, ina tliesanri » scriveva egli dando conio al cardinale arcivescovo delle sue ricerche, ed annunziandogli la spedizione delle easse cogli acquisti fatti.
iti aveva ragione. Fortunato fu pure, il f!r;-.zi, die in Padova potè stipulare l'acquisto della biblioteca di -Vincenzo l'incili, nobile ed erudito napoletano, oriundo genovese, stabilitosi in quella citlà, e mortovi nel 4001. Erano ventiline casse — che altre andarono perdute nella spedizione fattane per gli eredi del l'incili in Napoli, rubate dai pirati, sequestrate dalla Repubblica Veneta, ecc. — contenenti ducccnlocinquaiita manoscritti greci, centocinquanta latini ; scritture diverse e curiose; commentari di filosofi e teologi. Ma fra tutti questi emergeva il Codice omero e clic fu poi illustrato da Angelo Maj, preziosissimo nella storia dell'arte della pittura, per le tavole del quarto o quinto secolo, che splendidamente lo ornano. Di queste ne erano andate perdute parecchie, insieme a molti canti, ii quali furono sovrapposte altre scritture; ne rimasero però 58. « Questo cimelio — scrive l'erudito doli. Cerniti dell'Ambrosiana — basterebbe a rendere celebrità ad una biblioteca, per quanto valore delibasi attribuire a non pochi altri codici, ecc. ».
Altro prezioso cimelio di questa bihliolcca è il codice \irgiliano, membranaceo, col commento di Servio e VAcliUkiic di Stazio, commentato e postillato sul margine e sul l'ondo, di proprio pugno dal Petrarca : che fra l'altre cose vi scrisse una patetica nota latina sulla morte di madonna Laura, nella quale ci sembra che l'artifizio ret-lorico faccia volo al dolore, in olii con versi sì dolci aveva cantato l'amore per la viva. Questo codice subì varie vicende; fu involato allo stesso Petrarca; fece di poi parte della biblioteca viscontea ; liei saccheggio di Pavia, ov'era custodito l'n rapito da un cerio Pizzo gentiluomo di quella ciltà, e passando per varie mani giunse a Fulvio Orsino, alla cui morte, posto in vendila, fu da! cardinal Federico dispulato a vari contendenti.
Altro tesoro dell'Ambrosiana, donato questo dal inai obese Galeazzo Accollati, fu il Codice Atlantico raccolto in undici volumi, di scritti, disegni, annotazioni, di Leonardo da Vinci, traspoi lato in Francia nel 1790, insieme ad altre opere di granile, valore; e unii restituito, elic ili parti nel 1815, cioè in tre volumi, insieme all'Omero, al \irgiliu del Petrarca, ad un codice dantesco del 1340, membranaceo, fra i più antichi di quanti si conoscano: un Giuseppe,Ebreo su papiro egizio del secolo V ed allri antichissimi e rari ciiuelii. Soii circa 8000 i manoscritti che formano la gloria principali del l'Ambrosiana : fra cui palinipsesl i di varie epoche, segnatamente del secolo 111 e IV, colle commedie ili Plauto, classici greci e latini ; ricchi dì immature e di disegni curiosi, mano-
serilli dei bassi tempi, precedenti il Mille, come le tragedie di Seneca, le commedie di Terenzio, i commental i di Cesare, la storia di Plinio, il codice di Giustiniano, il decreto di Graziano, la versione, della prima deca di Tito Livio, attribuita al Boccaccio. Vi sono inoltre 850 volumi di edizioni aldine; 1035 volumi del -100; e tutte le prime edizioni milanesi del 1500. Numerosa e poi la collezione di opere in lingue orientali, armena, araba, cotta, cofto-memlilica, siriaca, etiopica, greca, gotica — fra cui la versione gotica della bibbia di ¦fila, illustrata da Ottavio Castighimi— una versione antichissima dell'antico Testamento del secolo VI, circa, ed una parte di versione dello stesso antico Testamento in lingua siro-esaplare dell'VIII secolo, unica.
Grandissima è pure la raccolta ili autografi e lettere ih illustri personaggi, posseduta dall'Ambrosiana; e fra questa copiosissima è la collezione delie lettere di San Carlo Borromeo.
Il cardinale Federico, a disciplinare e conservare ed illustrare la Biblioteca Ambrosiana, istituì un collegio di nove dottori, detti appunto dottori dell'Ambrosiana, cui presiedeva un prefetto. Primo prefetto fu Antonio Olgiati, professore nel seminario e dottissimo nelle lettere Ialine e nella storia. Furono dottori dell'Ambrosiana Lodovico Antonio Muratori, clic vi attinse gran parie del materiale di fondamento alle sue colossali ed immortali opere storiche: Giuseppe Antonio Sassi, il cardinale Angelo Maj, clic dai palìmsesti dell'Ambrosiana trasse le lettere di Frontone e varii frammenti di Cicerone: Giovanni Andrea Irico, storico; Pietro Mazzucchelli, letterato; Bartolomeo Catena, latinista chiarissimo. Uomini illustri del secolo XVII e del XVI11 fecero omaggio delle loro opere alla Biblioteca Ambrosiana ; fra questi Alessandro Tassoni, che, con una bellissima lenoni, mandò nel 1012 il suo libro Dei pensicii diversi.
Il calalogo attuale della Bihliolcca Ambrosiana registra oltre 110,(100 volumi stampati o 15,200 mail'>seri;!i.
Pinacoteca (dell'Accademia) Ambrosiana. — Non contento d'aver dotata la sua citlà d'un glorioso monumento ilei sapere — pressoché unico al mondi), come allor dicevasi -- quale era la Biblioteca Ambi osiana, il cardinale Federico, pensando clic a corredo delle lettere e delle scienze, vengono le a ri i belle, volle creare una Accademia — allora n'era il tempo — ove s'impartissero gl 'insegnamenti del bello in architettura, pittura e scultura, annesso e complemento della Biblioteca. Incaricò all'uopo l'architetto lire-diletto Fabio Mangone, ed il Corano (Giambattista Crespi) di organizzare la cosa E per consiglio ili questi, si procurò i gessi delle più reputate opere d'arte aulica, come il Laonmnte, l'Apollo del Uelvcdere, l'Arrotino, \ Ercole Farnese, e fra le moderne, della Pietà di Mielielaugiulo e del